Marialuisa Bianchi.
...
.
...
La promessa di Ekaterina.
Dai sotterranei di Siena alle nozze di Lorenzo il Magnifico.
Parte 2.
...
.
...
2021. END Edizioni, AOSTA.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
La promessa di Ekaterina
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
Il raduno.
...
.
...
Gi prima del tramonto cominciano ad arrivare a piccoli gruppi, a coppie, da sole. Sono donne, quasi tutte adulte e in l con gli anni. Alcune coperte di stracci e malmesse, qualcuna ben vestita e sussiegosa. Una in particolare indossa abiti eleganti, neri, drappeggiati di broccato e qualche filo di perle sulla testa. Sembra capitata l per caso, come una che abbia sbagliato strada o si sia smarrita nel bosco. Accompagnata da una giovane serva che l'aiuta a ricomporsi e indossare gli scarpini che aveva tolto per salire fin lass, esprime un senso di sollievo e addolcisce lo sguardo, accenna un sorriso a qualcuna.
Gabrina spiega che  un'importante dama di Siena, vedova e molto ricca, desiderosa di conoscere i segreti della natura, generosa con loro e pi di una volta  riuscita a sottrarle dalle mani della giustizia a cui erano giunte voci e maldicenze sui loro incontri.
Tutte si recano a salutare Gabrina, la baciano e le augurano ogni bene e lunga vita. Alcune la ringraziano per le sue prestazioni o le cure che hanno alleviato dolori fisici e dell'animo. Guardano Ekaterina e Chiara con curiosit, ma non domandano nulla, la vecchia spiegher certamente chi sono e perch sono giunte fin l. A tempo debito. Intanto vengono serviti dei biscotti che qualcuna ha tirato fuori da un involto di stoffa. Sono fragranti e hanno delle forme bizzarre, sotto i denti si sentono i piccoli semi di papavero che li ricoprono. Poi si mesce il vino dolce che Gabrina aveva nascosto nella cella della torre; ognuna ha con s una sorta di bicchiere di terracotta, solo la dama allunga con le mani sottili e delicate un calice di vetro ben decorato e di squisita fattura, sorride a Gabrina, ma non ringrazia come fanno tutte le altre.
Ekaterina avverte nel vino un retrogusto amaro, non sgradevole, ma diverso da quello a cui il palato  abituato e si aspetta. Ha sempre avuto una sensibilit accentuata nel percepire i sapori e i profumi, infatti anche l'odore  acuto e si sofferma per capire. Sar una delle erbe di Gabrina, utile per rilassarsi. Di sicuro non  un veleno, beve d'un sorso e poi ne chiede ancora.
Si formano gruppetti e le donne chiacchierano allegramente, intrattenendosi e riposando sulle panche di pietra del cortile, qualcuna racconta aneddoti piccanti e segreti della citt, che in realt gi conoscono tutti, si parla della sparizione delle converse dal convento dell'Ospedale, c' chi dice che sono fuggite e ormai lontane, altre propendono per la tesi dell'omicidio. Due donne sole in luoghi sconosciuti e impervi sono facile preda di briganti e ladroni, forse sono state rapite per chiedere un riscatto. Ad ogni modo tutte concordano che fuggire dallo Spedale forse non  stata una buona idea, a meno che non avessero qualcuno che le ha aiutate. Un amante, un innamorato e le pi giovani sospirano pensando alle gioie dell'amore e sognando anche per loro fughe passionali e avventurose.
Ekaterina e Chiara se ne stanno in disparte, ascoltano attente, ma non dicono niente, cercando di farsi piccine e invisibili. A quel punto interviene Gabrina e con fare solenne chiede di accomodarsi in terra. Tutte si dispongono
con un po' di trambusto in cerchio, secondo una logica a loro nota e consolidata. La dama si aggiusta la lunga veste aiutata dalla serva. Gabrina chiede silenzio col dito e tutte ubbidiscono all'istante.
Care sorelle, siamo giunte qui come ogni anno per celebrare la festa di San Giovanni. Vedo che siete arrivate in orario, vedo che un anno trascorso non ha mutato nulla in voi o almeno non lo date a intendere. Sicuramente avrete sofferto, io posso immaginare, avrete perso qualcuno di molto caro, subito violenze e vessazioni dai vostri mariti, ma siamo qui per rivolgere il saluto al sole che da domani scomparir piano piano, e per venerare con i nostri riti la grande Madre, Diana, la nostra protettrice, che render fertili i campi e ci far dono della preveggenza, in modo che possiamo scampare i pericoli e rendere le nostre vite pi sicure e meno esposte al volere dei potenti e degli uomini crudeli.
Con noi avete notato due sorelle che vedete qui per la prima volta e voglio introdurle: sono Chiara dei Petroni ed Ekaterina la russa. Fuggirono da Siena, come ben sapete e sono vive e vegete. Questa  la verit che potete constatare con i vostri occhi. Le ho conosciute nei bottini di Siena, lungo le vene che scorrono sotto la nostra citt. Mi hanno aiutata e io ho aiutato loro. Sono state a casa mia e le ho iniziate ai nostri segreti. Ekaterina ha imparato bene e vorrei che restasse con noi, Chiara seguir il suo innamorato, il cugino per cui  scappata dal convento, sottraendosi a un destino che non aveva scelto. Ekaterina ha conosciuto un uomo, straniero anche lui, e dovr decidere del suo futuro. Noi non vogliamo interferire. I due cavalieri stanno per arrivare e se voi tutte approvate, mander qualcuna ad avvisarli di salire qui.
Alla fine del lungo discorso di Gabrina, la dama si alza ed esordisce: Questa sera il cielo  rosso inferno, i boschi prendono il viola e il vento  una corda stretta al collo, ma noi siamo tante e voleremo radenti agli alberi e ai tetti. Questo cortile sar un formicaio di voci e di occhi e noi non vogliamo sguardi indiscreti qua attorno, il nostro rito  segreto e tale deve restare. Gli uomini che abbiamo ammesso fin ad ora - prelati, fabbri, alchimisti - ci hanno portato solo sventura. Domani all'alba le nostre sorelle potranno incontrare i loro compagni e decidere in piena consapevolezza.
In quel momento si alzano e inizia la danza in tondo, mentre le ombre si allungano e l'oscurit ricopre come un velo nero le sagome in movimento. La decisione  presa e alle neofite non resta altra scelta che partecipare alla cerimonia. Caterina  contenta, curiosa di sapere cosa accadr, ma Chiara, piuttosto recalcitrante, deve sottomettersi alla volont del gruppo e prendere parte alla danza.
Una giovane prima di entrare nel cerchio si allontana dal cortile per andare ad avvisare i cavalieri, riferendo che la mattina dopo all'alba potranno incontrare le donne al luogo convenuto, ma intima di non provare a seguirla perch sarebbero puniti con la morte o peggio troverebbero uccise le loro compagne.
Dopo che la ragazza si  allontanata i due si guardano perplessi: cosa potr mai succedere a due cavalieri armati per mano di un gruppetto di donne accampate in un maniero abbandonato? La curiosit  pi forte della minaccia che fa piuttosto sorridere in bocca a una fanciulla smagrita.
Che dite, Hans, possiamo mai aver paura noi due, abituati ai duelli e ai briganti, di un manipolo di femmine, magari anziane o bambine lamentose come questa che ci ha portato la notizia?
Io credo che dovremmo ubbidire se teniamo non tanto alla nostra vita, ma a quella delle nostre signore, dopotutto domattina saranno qui e potremo continuare il viaggio verso Firenze. Non siate impulsivo, aspettiamo in questa notte di luna piena, sono speranzoso.
Io non mi fido di queste streghe e stregacce che farebbero bene a mettere al rogo come tuonava il nostro Bernardino dal pulpito.
Lasciate perdere, sono superstizioni e la festa di San Giovanni viene celebrata anche da noi in Germania. Questi culti sono antichi come il mondo e si praticano da ogni parte, lasciamo che le donne si dedichino alle danze, ai fuochi. Non c' niente di diabolico, Satana ha ben altro a cui pensare che dirigere questi riti e sottomettere alla sua volont vecchie e bambine. E poi si dichiarano appartenenti alla compagnia di Diana che non  forse la protettrice della vostra amata Siena? Non avete sciupato quattrini alla ricerca della Diana, il fiume sotterraneo che vi avrebbe protetto dagli assedi, garantendovi approvvigionamento d'acqua costante?
Questa  un'altra storia - risponde stizzito -. Il fiorentino Dante Alighieri ne parla con disprezzo. Qui siamo di fronte a un sacrilegio in nome di Satana!
Suvvia, sono storie per donnette e predicatori invasati che usano le loro arti per tenere a bada il popolo e farsi notare. Il vostro Bernardino non fu mandato a Roma in sospetto di eresia?
S, ma fu anche assolto, era un santo e dopo di lui
clerici senza midollo, timorosi di qualche autorit hanno lasciato perdere le persecuzioni in nome della rinascita dell'uomo, dell'Umanesimo, come lo chiamano a Firenze. Non credete voi Hans nel potere del demonio e nei suoi malefici?
S, credo nel demonio perch credo in Dio e l'uno escluderebbe l'altro, ma il resto sono fantasticherie, come si vede nei dipinti. Anche a Siena li ho osservati attentamente; sono decisamente affascinanti e ho tratto ispirazione dai vostri pittori, ma prediligo gli affreschi del Buon Governo, dove non c' il diavolo che invece compare nell'allegoria del Cattivo Governo. Un imponente essere demoniaco con le corna e vesti scure al centro della scena, una capra accasciata sotto i suoi piedi.
E non avete notato che, in basso, in primo piano, alcuni cittadini trattengono una figura femminile legata? Pi chiaro di cos! Il diavolo tenta le donne che sono esseri fragili, spesso incapaci di discernere il bene dal male. Per questo seguir le tracce della fanciulla e poi star a vedere cosa succede. Venite con me?
Se la mettete cos, Angelo, sar costretto a seguirvi, ma dobbiamo essere davvero prudenti e niente passi falsi, altrimenti rischiamo la vita delle nostre donne. Fate strada voi, vi tengo dietro.
Guardate, se non mi credete, lass quelle che paiono mosche che coprono la luna. Sono le streghe in volo.
Sar, ma a me non sembra proprio. Comunque io sono come San Tommaso, che ha ispirato gli affreschi del Buon Governo, e non credo a niente finch non vedo con i miei occhi, conclude Hans.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
Il ramo d'oro.
...
.
...
Nel piazzale antistante al castello le donne in cerchio si muovono come inseguendo una musica, avvicinandosi e allontanandosi dal centro, dove su un masso siede Gabrina accanto a una grande quercia. Intorno sono stati accesi dei fuochi. Si ode il fruscio delle vesti e lo scoppiettio delle fiamme, ma sembra che tutte le donne abbiano in testa la stessa melodia che le fa muovere a tempo. In alto la luna brilla tonda e rosata oscurando le stelle.
Un ramo di vischio pende dalla quercia, e con le sue bacche gialle sembra indicare il fulcro della scena.
Nascosti fra la vegetazione i due cavalieri osservano muti, incuriositi, anzi affascinati dalle movenze del ballo, lanciandosi degli sguardi complici. Poi Hans il pittore, avvicinandosi all'orecchio dell'altro, dice: Soltanto uno schiavo fuggitivo poteva spezzare uno dei rami della quercia sacra e allora poteva battersi con il re sacerdote e sostituirlo nella dignit, come ci dice Ovidio. Ho dipinto questa scena al mio paese e anche a Fonte Gaia, a Siena, c' qualcosa che ricorda il rito pagano.
S, forse a Fonte Gaia, ma queste donne qui radunate hanno un che di inquietante. San Bernardino aveva ragione, dobbiamo riprenderci le nostre e scappare via al pi presto.
No, non stanno facendo nulla di male, osserviamo e attendiamo che siano loro a tornare da noi, non possiamo
rischiare la loro vita.
Non credo che potrebbero fare nulla contro di noi, siamo armati e siamo uomini, comunque aspettiamo ancora un po'.
La danza si ferma e una di loro, la pi giovane, passa a servire una bevanda. Tutte accolgono l'invito e poi si siedono prendendosi per mano e guardando la luna ormai alta. Gabrina, sotto la quercia, parla pronunciando parole incomprensibili, sembrano formule antiche e poi rivolgendosi a Ekaterina la fa alzare e le ordina di avvicinarsi. La donna si muove lentamente e un po' titubante si pone sotto il vischio dorato.
Ekaterina, ti ho studiata in questi giorni che abbiamo trascorso insieme, tu sei destinata a succedermi. Ti ho insegnato molte cose per guarire con le erbe, ti lascer il mio quaderno e tu sarai la nostra regina, non dovrai batterti con nessuna di noi perch io ti ho scelta e tu al termine di questa notte potrai spezzare il ramo della quercia sacra e accettare l'incarico. Non devi fare altro per ora, ma ricorda che non sei obbligata, la tua deve essere una libera scelta.
Le altre si alzano acclamando la nuova regina e cantando le melodie di rito, poi tacciono in attesa.
Gabrina, perch proprio io? Non credo di esserne degna, non mi sento pronta.
Non preoccuparti, imparerai, hai ancora da conoscere tanti segreti. Ho scelto te perch ho visto nei tuoi occhi il dono e poi tu sei la schiava fuggitiva che stavamo attendendo.
Gabrina, io sono confusa, ho fatto una promessa, tu lo sai, la promessa a babushka.
Ripeto, sei libera di scegliere. Ancora la notte deve
trascorrere e il sole spunter come ogni nuovo giorno quando la luna sar tramontata.
La nobildonna si avvicina alla quercia e pronuncia: Noi donne siamo la specie pi sventurata, dicono che trascorriamo la vita in casa, lontane dai pericoli, e invece gli uomini combattono, ma hanno torto. Che io lo scudo in guerra abbracciare vorrei prima tre volte che partorire anche una sola!
Ma sono le parole di Medea, che i suoi figli li uccise fa eco un'altra alzando un bastone nodoso.
Certo, ma questa donna, potente nel suo paese e mai accolta con affetto nella nuova citt del marito perch non accetta il posto che le viene assegnato, trova nella vendetta l'unico sentimento possibile e punisce il coniuge e re, colui a cui aveva consegnato la vita, privandolo della sua discendenza.
Noi possiamo agire senza la vendetta, curando e aiutando le nostre simili e tu, Ekaterina, puoi guidarci. Sei stata scelta.
Il dono, il dono, risuonano queste parole nella testa di colei che fu una schiava, ora accolta e stimata. Alla fine qualcuno si  accorto di lei, non solo per i capelli d'oro e la bellezza del corpo n per la gentilezza d'animo o la cura della malattia, Ekaterina ha un potere che la mette sopra le altre, a cui affidano finanche la vita. Il vischio  lass, potrebbe allungare la mano per coglierlo, i discorsi hanno lusingato la sua vanit, che ora sembra svegliarsi dal lungo sonno dove era stata riposta. Il viso si alza a guardare oltre, la tentazione  forte.
Tutti gli sguardi sono su di lei, compresi quelli dei due cavalieri nascosti dietro gli alberi. Hans  rattristato e in
ansia per ci che sta per succedere e per quello che decider colei a cui ha donato il suo cuore, colei che dovrebbe seguirlo nel viaggio e ora, proprio ora gli sta sfuggendo di mano, dietro questa vana promessa, diventare regina della compagnia di Diana. Ne verranno solo dolore e dispiacere per lei, che sembra proprio la vittima designata a immolarsi per essere abbandonata al momento del bisogno. I roghi sono rari, ma si accendono ancora per quelle come lei, senza protezione, straniera e schiava fuggitiva.
Temo per Ekaterina,  ingenua e non conosce la vita, potrebbe ritrovarsi in una situazione difficile, se si sparge la voce, sarebbe proprio la vittima sacrificale.
Certo, come Matteuccia da Todi, il suo caso e la sua condanna esemplari, hanno varcato i confini e dal 1428 ancora se ne parla. La pena per questa guaritrice e maliarda  stata la morte sul rogo. Unguento, unguento, mandarne a la noce di Benivento supra acqua et supra ad vento et supra omne maletempo , la formula che  stata tramandata dagli atti del processo.
Per dopo non si  pi parlato di fattucchiere se non con il vostro Bernardino da Siena, mi pare...
 vero, ma conosco questa storia perch il tribunale era presieduto dal Capitano della citt di Todi con l'ausilio di un esperto di diritto e giudice in materia, Tommaso di Castiglione Retino, mio avolo e a trascrivere la sentenza fu un notaio esperto di malefici, Novello da Vassano. Ho letto le carte, so di cosa parlo.
Certo tutti sanno che in questo periodo operano i Nove di Guardia, dotati anche di spie segrete da inviare nel contado. Erano stati istituiti per il controllo dopo la fallita congiura di Antonio Petrucci del 1456 a adesso siamo nel 1469.
Alle guagnele, dobbiamo agire in fretta e portarle via, come si dice da noi  follia mettere fuoco in un pagliaio e non credere che arda.
Nello stesso momento guardando il vischio, Caterina sente la testa vorticarle e come se qualcuno la sollevasse da terra, le sembra che le donne intorno si illuminino di una luce straordinaria. Tutti i dubbi, tutte le ansie e le agitazioni scompaiono di colpo, e al loro posto subentra una sensazione di calma assoluta. La signora delle piante, la quercia, ecco l'albero che come la donna muta forma nelle fasi della vita, dal seme alla pianta, al fiore e al frutto, e anche il legno, essenza inanimata ma non morta che accompagna l'umanit nei momenti cruciali, dalla culla alla bara. Tutto ci che la circonda acquista un senso e fa riecheggiare le parole di babushka:
Se muoio continuer a vegliare, sar un albero grande, una quercia e ti parler attraverso il sogno.
Caterina solleva il braccio per staccare il vischio ma avverte uno spasmo e si sente scuotere il corpo. Si accascia a terra.
Ekaterina vola in alto sul grande bosco, osserva le foglie e i rami che spiccano, gli alberi che nascondono alla vista dei visitatori il castello, ma da lass con la luce opaca della luna tutto  chiaro, le compagne sono sempre pi piccole, lontane e la salutano, sale, sale, sale: il respiro si smorza e poi ridiscende in picchiata, ma giunta quasi al suolo ecco il bambino pronto ad accoglierla, Nanni Ciancadiddio le si attacca alla veste e si solleva, anche le altre la seguono, e tutte insieme volano verso la luna. La terra si allontana e da una massa nera e informe comincia a sentire l'effluvio dei boschi. Osserva lo stagno, che l'aveva inquietata all'andata; fluttua la luna riflessa.  lei una di quelle luci bianche che Gabrina diceva di aver visto?
Si abbassa di nuovo, sfiorando con i piedi le cime degli alberi, ma non si odono lamenti. Risale e vede i campi illuminati dai fuochi accesi per rendere fertile il raccolto, e fra questi fuochi, orrore, ecco le forche di Pecorile con i loro pendagli umani. L'Inferno di Dante, ma non ha tempo di riflettere perch il vento la spinge oltre, fra le stradine bianche che conducono alla citt e le mura che la circondano. Siena,  avvolta nel buio, ma si nota la torre del Mangia con qualche torcia che riverbera intorno la luce rossastra. La luna aiuta lo sguardo: l'ospedale dove ha trascorso tanti anni, com' grande, quanti edifici uniti fra loro, ecco il fosso di Sant'Ansano! I tetti ammassati e le viuzze contorte che sembrano dirigersi sempre verso la grande conca, Piazza del Campo. Osserva il luccichio dell'acqua che scorre nella fontana, la bella Fonte Gaia, orgoglio dei cittadini e vede alle finestre del palazzo comunale le torce accese, perch  la notte di San Giovanni. Di nuovo fuoco e acqua, come ricordava Gabrina. L'acqua che lava e guarisce dai mali, il fuoco che brucia e distrugge gli spiriti maligni. Non sar lei uno di questi spiriti? Sorvola di nuovo il Duomo e si abbassa sulla scalinata accanto, dove la santa  stata tentata dal Demonio che la fece inciampare. Sar un segno? Prosegue, ubriaca d'aria e di libert e non si ferma.
Il volo la porta oltre porta San Marco e gi di nuovo sulla campagna, con le colline dolci e gli alberi d'olivo, le viti intorno, i cipressi che conducono alle casette addormentate. Poi gli alberi diradano e si avvicina a un crepaccio argilloso. In basso, nell'ombra oltre, scorre il fiume. Il Merse. Lo segue fino a un gruppo solitario di alberi frondosi, la radura dove si era fermata a baciare Hans sotto la grande quercia e non troppo distante, intorno a un fal, si intravedono delle ombre in movimento. Le sembra di sentire il rombo di un tamburello e poi una musica ritmata e sibilante. Adesso  pronta a catapultarsi a terra.
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Il bastone della divinazione.
...
.
...
Caterina si ricompone i capelli, di fronte alle persone ha sempre l'istinto di sistemarsi e rendersi presentabile. Stende la veste che si  sollevata nel volo e accenna un inchino.  al centro del gruppo, accanto al fal, le ombre si muovono, intrecciando una danza, e si avvicinano e si allontanano da lei, sollevando le braccia con le mani unite. A un certo punto la musica tace e il cerchio si rompe per permettere a qualcuno di entrare. Appare un uomo imponente, di cui per non riesce a distinguere i lineamenti. Un alto dignitario, un sacerdote, comunque un essere che incute soggezione. Caterina abbassa la testa e solo allora nota che al posto delle scarpe si vedono zoccoli e spunta anche una coda con le sembianze di serpente. Non osa sollevare lo sguardo, rimane impietrita. Non pu pi alzarsi in volo perch le gambe sono diventate pesanti e il fiato corto e affannato.
Ekaterina, sei tu la Regina di Diana, aspettavamo lo schiavo fuggitivo e sei arrivata, hai il dono, non puoi nasconderlo. Devi spezzare un ramo della quercia sacra e potrai guidare la compagnia di Diana. Questa verga che ti mostro  il bastone della divinazione, un ramo dell'albero del nocciolo perch la sostanza bianca dei suoi frutti acerbi ha la sembianza del latte e del seme maschile. Dunque portatrice di fertilit, guarigione e conoscenza dei segreti occulti.
Caterina si muove in uno spazio che non riesce a comprendere, ma che allo stesso tempo esercita un'attrazione irresistibile sulla sua mente. E non sa cosa dire. Sembra che nessuno si aspetti una risposta da lei, tutto appare scontato e irreversibile.
Guardami Ekaterina schiava, questa  la verga, ma prima devi sottometterti a me e giurarmi fedelt eterna. Inginocchiati dunque e adorami.
L'essere si avvicina, apre la bocca e mostra la lingua vermiglia e lunga: i denti risplendono bianchissimi, sotto i raggi della luna fra il rosso e il nero della pelle. Gli occhi feriscono e incutono terrore. Ma certo!  il diavolo del sogno che ha continuato a perseguitarla negli anni, forse causa del mal caduco. La mano che offre il bastone  vicinissima. Le unghie ritorte e nere si contraggono: la paura domina i suoi sentimenti e le tornano in mente ancora una volta le parole della filastrocca del gatto nero che spos la gatta bianca e incontr la mano stanca che... Magari  solo un sogno e deve uscire prima di essere catturata. La voce non viene fuori, lo sforzo  enorme ma poi con uno spasimo riesce finalmente a cacciare un urlo.
Ekaterina svegliati, ti prego torna in te, forza respira profondamente. Ci siamo, apri gli occhi. Ti sostengo io, non aver paura.
Eccola che si guarda intorno.  l'alba e il sole rasserena con la sua luce dolce e rosata le mura del castello, poi davanti a s distingue il volto di Hans dai bei lineamenti. Lo osserva: non c' traccia in lui del demonio, era un sogno, una visione.
Chiude di nuovo gli occhi e vede le ombre che mentre danzano al chiaro di luna si dissolvono una alla volta.
il fuoco non arde pi e sotto le ceneri le braci si stanno spegnendo. La lunga coda oscilla e schizza in alto, e poi appare solo un puntino che si alza fin quasi alla luna.
Ekaterina spalanca gli occhi e vede le donne del raduno addormentate nel cortile, anche i fuochi ormai spenti. Gabrina sotto la quercia la osserva, come se aspettasse qualcosa. Il ramo d'oro  ancora sull'albero e i suoi acini dorati sembrano illuminare intorno. La donna abbraccia forte Hans e non si capacita di come abbia fatto a volare cos lontano. Ora  tutto in ordine come all'inizio della cerimonia.
Cosa  successo? Domanda.
Niente, ti sei accasciata come se dormissi profondamente e anche le altre sono scivolate nel sonno. Ti dimenavi e parlavi con gli occhi chiusi. Ma non ti sei mai mossa da qui.
Eppure, ho avuto proprio la sensazione del volo, librarmi su su verso la luna, danzare nell'aria,  stato bello, ho visto Siena dall'alto, ma poi, poi ho avuto paura.
Un incubo, sicuramente, ora ce ne andiamo via, Chiara e Angelo ci aspettano gi in basso, dove abbiamo lasciato i cavalli.
Caterina si solleva da terra e si dirige verso la quercia.
Non posso accettare, Gabrina, ti ringrazio per quello che hai fatto per me, ma io non sono pronta per tutto questo. Comunque non mi sento affrancata nemmeno fra voi. E poi devo, anzi voglio tornare a Firenze, ho una promessa da mantenere, lo sai.
Vai, sei libera, non posso trattenerti, ho detto che la scelta sarebbe stata tua e ti lascio andare. Ricordati di me e conserva il taccuino che ti ho messo nella sacca, ma fanne buon uso e tienilo lontano da occhi indiscreti, custodiscilo e sta attenta a che non lo trovi nessuno. Avremo comunque una nuova Regina, lo so, me lo sento. Hai bevuto la pozione e hai provato l'ebrezza del volo, come le altre. Ma nessun essere umano pu volare, l'importante  crederlo. Questo ci rende la vita meno dura, come per le altre donne che sono venute fin qui.
 vero, Gabrina, ti terr nei miei pensieri e custodir il quaderno. Ho imparato tanto da te, e voglio continuare a farlo per aiutare chi non ha speranze e ricorre all'aiuto di altre donne pi esperte che il mondo chiama maliarde, streghe. Essere la regina delle ancelle di Diana? Non mi interessa. Voglio vivere una vita libera e questo non mi aiuterebbe e poi ho fatto una promessa a babushka, devo tornare a Firenze. Qualcuno mi aspetta o peggio forse ha perso le speranze di trovarmi ed io non posso deluderlo.
Sicuro, Ekaterina,  la tua scelta, l'una cosa esclude l'altra, ascolta il tuo cuore.
Gabrina, devo dirti Addio, saluta le altre per me e spiega loro le mie ragioni.
Giusto, occorre rinunciare a qualcosa perch chi tutto vuole tutto perde; chi troppe volpi caccia l'una per l'altra perde.
Ho preso comunque con me le erbe e gli unguenti medicamentosi, sapr custodirli e con l'aiuto del taccuino adoperarli per il bene.
Ecco prima di andare via cospargiti con l'acqua di San Giovanni, che dona bellezza e salute ma soprattutto aiuta i viaggiatori, e prima che il sole sia alto, potrai raccogliere la rugiada dall'erba.
Certo anche in Russia lo facevano le donne che volevano la fertilit e si rotolavano nei campi nude, affinch fosse pi efficace il contatto.
Be', se la fortuna ti arride hai avuto l'occasione di incontrare il tuo innamorato proprio in questa notte e io ti do la mia benedizione. Va' per il mondo, figlia mia, e abbi cura della tua persona, devi proseguire il viaggio della tua vita.
Caterina si avvicina per stringerla e nel contatto sente tutta la magrezza di Gabrina, sotto le vesti  proprio come un uccellino. Ma la pelle sul collo e sulle braccia  molto liscia e morbida. Anche la vecchia la stringe forte a s e poi compone dei segni sul viso della ragazza recitando una formula, o meglio biascicando parole in una lingua sconosciuta.
Poi si separano, ma nell'atto di allontanarsi, Gabrina le porge una verga. Con un rumore secco cerca di levarne un pezzetto. Fuoriesce un liquido biancastro.
 per te, per ricordarti di noi, non  proprio quella che speravo di darti, tutta intera, ma hai deciso cos e rispetto le tue scelte, comunque sar di buon auspicio!
Me lo auguro, Gabrina, ne ho bisogno per il viaggio e per tutto, ma dimmi come farete adesso per la Regina?
Non preoccuparti c' gi monna Lisabetta, pronta. Sar lei a cogliere il vello d'oro, quando si sveglieranno anche le altre. Ha dimostrato di esserne degna in altre occasioni, lei lo desidera fermamente ma sei tu schiava fuggitiva che lo hai permesso, e ti ringrazio, tuo era il potere. E poi date le sue conoscenze ci garantir protezione. Su di lei non alzeranno mai le mani n intenteranno processi.
Non siamo pi ai tempi di Bernardino, qualcosa  cambiato, vero?
Per ora forse, domani non possiamo sapere, ma la malvagit degli uomini  tanta e tale che sarei pi sicura
del contrario. I tempi mutano, ma non gli uomini che ripropongono sempre il loro lato peggiore e i desideri sono gli stessi, potere, avidit, guadagno, invidia, lussuria.
Gabrina vado, Hans mi aspetta e adesso non voglio preoccuparmi di queste scelleratezze, finalmente ho trovato un po' di felicit e di amore.
Certo devi nutrire speranza, altrimenti non ti muoverai pi dal tuo stato di asservimento, del resto stanotte non hai volato, hai mai pensato che sarebbe stato possibile? Hai visitato dall'alto i boschi e sei arrivata a Siena.
Ma era un sogno, non poteva essere vero.
Anche le altre sognano, grazie alla bevanda che vi ho dato ieri notte, anche loro stanno ancora volando. E domani ricorderanno e ne parleranno, confrontando le loro esperienze. Sar come se fosse accaduto davvero. Cosa sarebbe degli esseri umani senza i sogni? Come sarebbe pi triste il mondo.
Per molti c' la fede, anche quella aiuta a vivere meglio.
 vero, ma non per tutti  cos, vedo che se sei stata soccorsa, hai avuto per bisogno di andare via dallo Spedale della Scala, hai scelto la fuga di nuovo. Non hai preso i voti, dopotutto.
Ekaterina annuisce, ma fa fatica a separarsi da Gabrina, le tiene serrate le mani, come faceva con babushka nella terra di Rus'.
Vai, scappa , allontanati, presto e la spinge via con fermezza.
La donna inizia a correre verso il suo Hans.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Di nuovo l'amore.
...
.
...
Hans  appoggiato a un albero, la luce dell'alba lo rischiara di un bagliore che ne evidenzia i bei lineamenti. Il mento scolpito e il naso diritto dalle narici larghe. Senza mostrare impazienza rimane dov' e quando Ekaterina si avvicina la trae a s e la bacia dolcemente, accarezzandole i capelli scompigliati dal vento che si  portato via il velo.
Ricresceranno presto, non temere e poi sei bella lo stesso dice con quel buffo accento che la fa sorridere.
Caterina si schermisce, sottraendosi all'abbraccio e prendendolo per mano gli fa cenno di incamminarsi attraverso il bosco. Devono raggiungere l'altra coppia, riprendere il cavallo e proseguire il viaggio per Firenze. Sono tutti diretti l, sotto la grande cupola, il mantello con i bordi d'ermellino che  la pi grande e pi bella che mai fu creata, da messere Brunellesco. Potr mostrare tutte le magnificenze della citt ad Hans, compreso il ritratto della Madonna dei linaioli, che le sta tanto a cuore. Nel ripensare a quel quadro, prova una fitta e rivede Francesco. Come ha potuto dimenticarlo? Quasi si sente in colpa per i baci scambiati. Ma Francesco  morto, la vita va avanti e quel sentimento dura un attimo, poi guardando il suo nuovo cavaliere si scioglie per lui ed  felice di averlo incontrato. Il tempo passa e le cose cambiano, ma i ricordi non si cancellano. Restano sempre dove li abbiamo
lasciati: ci alziamo, proseguiamo, richiamati alle nostre occupazioni e i ricordi restano l dove erano. Sulla piazza di Monteriggioni, quando Francesco  stato ammazzato.
Anche Hans avr dei ricordi? Sicuramente, tutti ne abbiamo, di belli, ma soprattutto di brutti, perch sono quelli che si annidano tenacemente nella testa come pidocchi fra i capelli, ma oggi Hans possiede la luce del futuro negli occhi. E il futuro comincia adesso.
Il sole  salito oltre le colline, illumina la rocca di Castiglion che Dio sol sa, fra un po' sparir come i castelli nelle fiabe di babushka, e rimarr il ricordo della notte in cui ha sognato di volare, ma ha sognato o l'ha vissuta davvero?
Senti Hans, stanotte cosa  successo, sono svenuta e non ricordo, mi hanno portata via, hanno permesso che io... fuggissi sulle ali del vento?
No, sei rimasta l, dove ti sei accasciata in terra e prima ti sono venute tutte vicine per soccorrerti, ti hanno adagiata sull'erba e sono tornate ai loro posti. Hanno continuato a intrecciare danze e poi si sono addormentate, probabilmente vi avevano somministrato una bevanda a base di segale cornuta.
Infatti ricordo di aver bevuto un liquido piuttosto amaro, me l'ha confermato Gabrina, ma sembrava tutto vero.
La segala produce allucinazioni, bisogna saperla dosare, altrimenti si pu anche morire, ma non credo che nessuna di voi abbia corso questo pericolo. Anche da noi in Germania nelle campagne le donne la usano, finanche per abortire, qualcuna dice di aver volato. Jawohl fliegen. E poi visto il demonio, ma sono solo visioni.
Caterina annuisce, non racconter a nessuno, tantomeno ad Hans del diavolo, o dell'uomo con le zampe di capra che si sollevava su su verso la luna. Dopotutto i sogni non hanno mai nuociuto a nessuno, ma  pi saggio tacere.
Qui intorno ci sono tante leggende, una in particolare mi ha colpito. Un taglialegna avrebbe trovato proprio lungo questo sentiero un'enorme bestia che soffiava e sbraitava, tanto da far imbizzarrire il mulo che lo disarcion. Si trattava di un rettile nero, lunghissimo, con la testa umana. La bestia blocc l'uomo, fissandolo con uno sguardo feroce e poi scomparve fra gli alberi. Un cavaliere che era venuto per abbatterlo lo incroci nel bosco mentre latrava, pronunciando parole indecifrabili. Alcuni dicono che sia morto in un terribile incendio, altri sostengono che continui ad aggirarsi da queste parti, dove sin dall'antichit si praticava il culto del serpente. Un dio sempre proteso fra il bene ed il male. Per questo per la notte di San Giovanni si accendono i fuochi nella notte. Il fuoco distrugge il male e l'acqua spegne il fuoco.
Quante cose sai Hans, mi piace sentirti raccontare e con te non ho paura, nemmeno se incontrassimo il serpente con la testa di uomo a sbarrarci la strada.
Non temere, sono superstizioni del popolo, me ne interesso solo per riportarle nei miei quadri. Sono venuto a Siena anche per studiare gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti, cos pieni di dettagli e di allegorie. Ne Gli effetti del cattivo governo il pittore mostra la Tirannide al comando e la Giustizia in catene! Gli occhi storti, le corna e i capelli intrecciati del demonio sono terribili. Quella figura governa l'intera stanza, per fortuna c' il Buongoverno, nell'altro affresco con la citt prospera, pacifica e colorata.
Continuano a camminare, tenendosi per mano e abbracciandosi ogni tanto. Il sole spunta fra le fronde degli alberi, ma il bosco  fitto e talvolta la luce scende con lame sottili che illuminano le felci e delineano gli alti tronchi. Aspirano i profumi e raccolgono qualche frutto di bosco, ma Hans  impaziente e cerca di prolungare gli abbracci, le mani si muovono ardite sul corpo della donna, e i lunghi baci sul collo prolungano il piacere e il desiderio ormai risvegliatosi prepotente.
Ogni volta lo sforzo di riprendere il cammino  sempre pi arduo e Caterina spera di incontrare presto Chiara e Angelo. Vorrebbe lasciarsi andare al piacere, ma dopo i baci non riesce a continuare, a immergersi e farsi trasportare dal desiderio, come succede agli amanti. Eppure Hans non cerca di prenderla con la fretta o contro la sua volont. Forse aspetta che sia pronta, non le  mai capitato qualcuno cos o chiss anche lui non la desidera davvero, perch gli uomini non sanno trattenersi. Anche Francesco che pure l'amava l'aveva presa con la forza. E le era anche piaciuto alla fine, perch ne era innamorata. Ma  passato tanto tempo, non  pi una fanciulla. Prova la tua ventura con chi ti piace diceva la sua amica Hysa dell'Isla del Sal. Perch proprio adesso che la ventura si  presentata non riesce ad afferrarla?
A fatica si separa da Hans e comincia a correre, lui la insegue e la raggiunge, prendendole le mani si inginocchia, la guarda dal basso, poi si inchina e le mostra un pugnale con il manico d'argento decorato con le pietre.
Guarda com' bello, te lo regalo,  per te. Quanto vuoi farmi aspettare ancora, madonna, sei crudele, lasciati guardare, sei bella, ardo di desiderio, ormai siamo soli e lontani da tutti e le afferra la veste, stringendola a s. Lasciati guidare le dice con la voce suadente che l'ha incantata.
Tieni il pugnale, non lo voglio, piuttosto, non regalare alla fretta l'amore.
Non vorrai fare come la damigella sdegnosa e superba di Nastagio degli Onesti di messer Boccaccio?
Non conosco questa storia, raccontamela forse era nelle pagine mancanti del volume, pensa.
In Ravenna, Nastagio si era impoverito per una dama della nobilissima famiglia de' Traversari che non lo voleva in nessun modo e, dopo aver dissipato per lei tutte le sue sostanze, lascia la citt e si ritira in campagna. Qui un giorno in un luogo oscuro, pieno di rovi, assiste a una caccia infernale. Una ragazza corre corre, ignuda inseguita da un cavaliere nero che, una volta raggiunta, la fa a brandelli col pugnale.
Oh, un luogo come questo? esclama Ekaterina.
S, molto simile. Ad ogni modo la scena si ripete pi volte e Nastagio inorridito cerca di fermare lo scempio, ma il cavaliere gli spiega: Nastagio, io fui della tua stessa terra, ed tu eri ancora fanciullo quando io, messer Guido degli Anastagi, ero innamorato di costei, pi di quanto tu non sei di quella de' Traversari. E lei per la sua fierezza e crudelt fu causa della mia sciagura, infatti un d disperato con questo stocco, che mi vedi in mano, m'uccisi, e sono dannato alle pene eterne.
No, davvero! esclama Ekaterina.
La storia non finisce qui perch il cavaliere continua Dopo poco, costei, che fu lieta della mia fine, mor, senza pentirsi della sua crudelt per i miei tormenti, fu ed  dannata alle pene dell'Inferno. Nel quale fu data a noi questa pena: quante volte io la raggiungo, tante con questo stocco, col quale io uccisi me, uccido lei e la squarcio sulla schiena ed estraggo quel cuor duro e freddo, dove non entrarono mai amor n piet, e lo do a mangiare ai cani.
Ekaterina agghiacciata e fortemente turbata non commenta e comincia a guardarsi intorno in cerca di una via di salvezza, ma le gambe stanno per cederle, solleva lo sguardo e osserva i fili di luce che penetrano fra i rami, poi il suo occhio viene colpito da una macchia rossa, guarda meglio e nello stupore pi completo esclama: Laggi la felce  fiorita, la vedi sullo stelo come un carbone ardente? Ci sar un tesoro nascosto, come racconta la favola del servo nella notte di San Giovanni, vieni te lo voglio mostrare.  un miracolo, dobbiamo scavare l sotto, credimi, ti prego, non possiamo lasciar perdere questa occasione.
E sia, ti accontento, ma dopo non scapperai pi da me, me lo prometti, qualunque cosa troveremo o non troveremo, sarai tu per me il pugnale, se vuoi uccidermi, ma non indugiare ancora. La guarda con tanta soavit e modulando la voce recita: La vita fugge e non s'arresta un'ora...
A quelle parole dolci Caterina non resiste e, senza fargli concludere il sonetto che conosce bene, del poeta Petrarca ... e le cose presenti e le passate mi danno guerra, e le future ancora e il rimembrar e l'aspettar m'accora..., lo abbraccia e lo bacia furiosamente, la felce attender. Non loro due, che ormai  giunto il momento.
Si baciano a lungo, distesi in terra fra gli aghi di pino e l'erbetta ancora fresca di rugiada. Si accarezzano, si toccano mentre il sole appare e scompare fra i rami alti. In silenzio, per non contaminare con le parole quello che a entrambi appare un miracolo, una gioia sconfinata, un senso di beatitudine lieve e intensa. Continuano cos senza fretta i baci e le carezze, piccoli morsi sulla nuca che fanno fremere la donna, e poi Hans fruga con leggeri colpi di lingua l'interno dell'orecchio di lei. Caterina si slaccia il corsetto e prende la mano di lui per metterla su un seno.  Hans a questo punto a indugiare. Perch aspettare? - pensa Caterina - Perch non godere a pieno le delizie dell'amore? Il desiderio  forte e reclama i suoi diritti.
Basta, prendimi adesso, ti prego, non farmi soffrire cos! esclama nel silenzio sorprendendosi della sua audacia.
Aspetta, l'attesa prolunga il piacere e noi non abbiamo fretta. Non regalare dunque alla fretta l'amore, dicevi poc'anzi! Godiamoci gli attimi in questo luogo in cui il destino ci ha concesso di ritrovarci e la bacia di nuovo sulla bocca impaziente e avida. Poi inizia a spogliarla piano piano e quando  completamente nuda la guarda e l'accarezza tutta dalla punta dei piedi ai capelli. Caterina ha gli occhi chiusi e si lascia andare alla lingua sapiente che fruga il suo corpo, fra le pieghe pi intime e nei punti pi nascosti. E come nel volo notturno segue l'impeto del suo desiderio e si sente libera, libera di essere se stessa e abbandonarsi al piacere. Quando le carezze rallentano, sente un fruscio di panni e dei rumori secchi. Apre gli occhi e lo vede. Anche lui, nudo davanti al suo sguardo, inerme e forte a un tempo, con la peluria bionda e riccia che ricopre il sesso, grande, turgido e roseo. Lo tocca, lo liscia e a un tratto lui le  sopra leggero e si sente penetrare.  dentro di lei e si muove con sapienza. Asseconda i movimenti di lui, inarcando la schiena e avvicinando il suo sesso. Si baciano ancora, le lingue si toccano e le bocche si aprono e si chiudono.  un miracolo, sono in questo momento una cosa sola, sono uniti, avvinghiati. La foresta intorno osserva e tace.  questo il senso profondo dell'amore. Come su un altare per una cerimonia sacra. Un grido li coglie entrambi, nel medesimo istante, ma quello di lei si prolunga ancora. Poi di nuovo il silenzio.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
In viaggio con Hans.
...
.
...
Il bocciolo  l, meno brillante di come l'ha visto all'inizio, anzi forse non  nemmeno un fiore, comunque Ekaterina lo fa volare, come dice la tradizione del suo paese, e poi insieme, lei ed Hans vanno a cercare dove  caduto. Scavano tutt' intorno, scavano insieme contenti, per del tesoro nessuna traccia.
...ma come il servo dette il fiore al suo padrone, che lo minacciava, questi sprofond sottoterra e anche il fiore spar. In quel momento si ud il canto del gallo. Il servo tutto sconsolato entr dentro casa e vide il padrone che dormiva, proprio come lo aveva lasciato. Fu cos che il servo tutto afflitto rimase a mani vuote. Gli restavano solo i bernoccoli.
Cosa vuoi dire con questo?
 il finale della favola della notte di San Giovanni. Il tesoro non c', anche se io speravo di trovarlo sul serio, la leggenda lo dice... e i bernoccoli sono i colpi che gli avevano dato i diavoli per cacciarlo via e fa un lungo sospiro pensando al sogno in volo su Siena, cos vivido  il ricordo da sembrare vero, anche se non ha riportato bernoccoli in testa. E si tocca per essere sicura. Invece all'attaccatura dei capelli sente due piccoli gonfiori a destra e a sinistra e rimane allibita.
Le favole sono piene di tesori nascosti, io non ci credo, ma ho voluto accontentarti lo stesso, hai visto con i
tuoi occhi... per un tesoro noi due lo abbiamo trovato lo stesso. Che hai? Sei diventata di cera, perch ti tocchi sopra le tempie? Le avevo notate anch'io: due bozzetti ne come due piccoli corni e ride divertito.
Caterina lo guarda con aria interrogativa.
Non stupirti, dopotutto quando ti sei accasciata hai battuto in qualche spigolo, certo sono proprio simmetrici, ma non si notano. Quello che volevo dire per  che il nostro tesoro  stato ritrovarci abbracciati e felici l'uno dell'altra.
Hai ragione, non avrei mai sperato mi sarebbe capitato ancora nella mia vita, se ci penso, sarei dovuta entrare in convento. A quest'ora avevo gi preso i voti e non avrei mai pi rivisto te, n provato le gioie dell'amore.
Capisco che hai sofferto molto, se vorrai parlarmene ti ascolter, ma se preferisci lasciare il mistero intorno alla tua vita, ti accetter lo stesso, desidero solo continuare a stare insieme a te, andare a Firenze e poi portarti a Bruges o in Germania, voglio riprendere il mio lavoro come pittore e tu resterai al mio fianco.
Ch'io ne sia consolata, mio caro Hans, mi sembra mill'anni che desideravo solo questo.
Ti amo, Ekaterina adorata, fanciulla a cui la fortuna non ha arriso, ma da adesso in poi ti sar amica, come lo  stata in questa notte di San Giovanni, anche senza il tesoro della felce.
Ti amo Hans e lo pronuncia con un filo di voce, perch sa che quelle parole non le ha mai dette a nessuno, nemmeno a Francesco.
Proseguono lungo il sentiero fatto all'andata. Il castello non si vede pi.  sparito e fra un po' anche le donne della compagnia di Diana prenderanno la via, ciascuna per
tornare alla propria casa, al proprio paese, rinnovate da una notte speciale, da un volo notturno che torner a farle sperare in una vita diversa, a tenere a bada le malinconie e sopportare le busse e le violenze.
Ciascuna porter con s nuovi segreti delle erbe, formule magiche da ripetere, consigli e ricette da dispensare a sorelle e amiche, conoscenze empiriche di medicina e tecniche per aiutare le partorienti, ma anche per soccorrere chi non pu portare avanti la gravidanza e sar costretta ad abortire, usando unguenti e pozioni per non soffrire troppo. L'erba di San Giovanni per mantenere salute e bellezza. Filtri d'amore per legare gli amanti, invocando anche il diavolo se necessario.
I due innamorati camminano fra gli alberi alti, facendosi strada spostando rovi e cespugli, ogni tanto uno scoiattolo salta fra i rami e una poiana si solleva con un certo frastuono. Un grido breve che accompagna il suo volo. Si guardano e senza dire nulla intuiscono che  solo un grido di libert che si spande nell'aria.
Ma non hai ascoltato il finale della novella di Nastagio, ci siamo distratti, dunque, la caccia infernale  la loro punizione, che si ripete ogni venerd. Ascoltate le parole del cavaliere, Nastagio ne trae spunto con l'ingegno, di cui certo non difettava e ordina un pranzo per il venerd seguente, invitando la donna amata con amici e parenti, proprio in quel luogo tenebroso. Come previsto alla fine del banchetto la caccia si ripete, e cos la spiegazione del cavaliere. Dopo aver assistito alla scena cruenta, la donna amata da Nastagio comprende e si ravvede, cedendo all'amore del giovane. Da quel giorno, anche le altre donne ravennati divennero pi caute nel rifiutare gli innamorati, timorose di fare la stessa fine della dama
sdegnosa e superba.
Dunque c' un esito felice della storia, mi avevi spaventato.
Forse lo spavento ti ha reso arrendevole come nel racconto e ride.
Mi piacerebbe dipingere questa scena di caccia infernale e raffigurare questo bosco e te al centro del quadro, ignuda aggiunge sorridendo.
Anche Ekaterina sorride, per compiacerlo, ma rimane comunque turbata.
Dopo un poco arrivano al luogo designato per incontrarsi con Angelo e Chiara. C' silenzio; non si vede nessuno e anche dei cavalli non c' traccia. Cominciano a cercare e a chiamare. Tutto tace, poi dietro il tronco si vede un foglio infilzato con un chiodo.
Vi abbiamo atteso, non siete giunti, Chiara  inquieta e pensa che Ekaterina, eletta come Regina delle donne, rimarr qui. Non sono riuscito a farle cambiare opinione e cos siamo partiti. Se staremo separati sar pi facile non essere veduti e sfuggire ai controlli. Ci ritroveremo lungo il cammino o direttamente a Fiorenza. Fate la vostra fortuna e ognuno segua la sua strada, che Iddio di male vi guardi o ti guardi. Distruggi il foglio.
Angelo
Omesso il nome della potente famiglia.
Dunque ci hanno lasciati a piedi,  vero che i cavalli erano suoi, ma almeno potevano attendere qualche ora in pi.
Forse sospettavano che non ci avrebbero pi rivisto risponde Caterina.
Ad ogni modo ce la caveremo lo stesso, anche senza di loro.
Di sicuro rischiamo meno, perch la famiglia di Chiara sar sulle loro tracce, e i suoi faranno di tutto per riprenderla. Una vergogna troppo grande per i nobili Petroni, di antichissima schiatta, una macchia da lavare col sangue, temo. Spero che i nostri amici riescano a superare il confine della terra di Siena, perch qui i Petroni hanno amici fidati e birri al loro servizio.
Ce la faranno, glielo auguro col cuore; sono affezionata a Chiara, in questo mese abbiamo condiviso ogni cosa,  stata come una sorella. Se non fosse stato per lei, sarei ancora in convento, fra le grinfie della superiora, che mi avrebbe punita, mi odiava.
Non pensare a lei, oggi finalmente sei libera e insieme proseguiremo il viaggio. Senza cavallo impiegheremo di pi, ma facendo attenzione sar pi facile passare inosservati e riusciremo a nasconderci meglio.
Hai ragione, una volta ho camminato da sola per giorni lungo le sponde dell'Arno e sono riuscita a sfuggire ai miei inseguitori, oggi sono con te, dunque sar tutto pi agevole. Sebbene anche allora ho avuto chi mi proteggeva, persino la bambina Gemma... E ricorda la piccola che l'aveva nascosta nel capanno, Gemma con la sua faccia di mela pizzicata e gli occhi gialli, arguta e ironica, che amava ascoltare fiabe perch in famiglia nessuno le raccontava, a cui aveva detto di chiamarsi Vasillissa, ma aveva poi rivelato il suo vero nome e un po' della sua vita, tanto lei lo aveva capito.
Gemma era stata un prezioso aiuto, una bambina saggia bisognosa di tenerezza, come Ekaterina da piccola nella terra di Rus', senza di lei non ce l'avrebbe mai fatta, segno che qualcosa stava cambiando nel suo destino. Poi erano successe tante cose dice ad Hans ma ora non
ho voglia di ripensarci, abbiamo tanto tempo conclude secca.
Hans la rassicura, sono insieme e sono felici riusciranno a uscire dal bosco e a raggiungere Firenze, ma perch mai ci tiene cos tanto a tornare in quel luogo? Bella  bella la citt ma potrebbe non essere proprio tranquilla la situazione.
Hai ragione, ti spiegher e spero tu possa capire le ragioni che mi inducono a tornare laggi, per ora ti basti sapere che ho fatto una promessa a babushka e lei mi ha dato la sua benedizione.
L'hai sognata, la tua nonna vero?
S, diciamo di s, ma il sogno era come un incontro vero, penso che sia morta e comunque lei  rimasta laggi nella terra di Rus'. I loro sguardi si incrociano di nuovo, un senso di profonda tenerezza la invade e chiude gli occhi per assaporare fino in fondo la bellezza di quell'attimo che ricorder sempre, legandolo al profumo acre del bosco e del sudore di lui. Ecco che le sue labbra sono sfiorate da un tocco lieve e morbido. Non apre gli occhi, riconosce la bella bocca, avverte i peli ispidi della barba, ma poi nell'aprirsi sente i colpetti lievi della lingua e gli umori si mescolano, il desiderio risale, laggi dal basso, da quel luogo profondo che tanto aveva odiato in se stessa per averle procurato sofferenza e dolore, ma adesso no, avverte di nuovo la voglia di fare l'amore, di essere posseduta e lo bacia con passione e lo invoca.
Messer lo cavaliere, con grazia, datemi licenza di essere vostra ancora una volta e ve ne sar grata in eterno ride divertita delle sue parole che hanno abbassato il tono e lasciato interdetto il suo amante, ma solo per un attimo.
Madonna, sar per voi il pugnale se lo vorrete, spero
che l'ardore mi sostenga. Ah, gran virt dei cavalieri! riaffiorano le parole lette in un volume tanto tempo prima. Poi l'abbraccia di nuovo e la adagia in terra con dolcezza e la ricopre con il suo corpo, stando attento a non schiacciarla con il suo peso.
Che, se una notte diventasse una settimana / E una settimana un mese / E un mese un anno e un anno tre / e venti cento / alla fine, invece del giorno / vorrebbe la notte di nuovo. Ancora ritornano i versi della castellana di Vergy e del bel cavaliero.
Poi solo loro due. Insieme uniti.
...
.
...
TERZA PARTE.
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Verso Firenze.
...
.
...
In attesa, davanti alla Porta detta Romana, sostano Ekaterina e Hans, speranzosi e insonnoliti, nella nebbia mattutina. Intorno i campi giallastri che hanno gi patito la falce della mietitura. Non  stato lungo il viaggio, ma sicuramente intenso e pieno di emozioni tanto che sembra sia passato davvero molto tempo dal giorno in cui si sono ritrovati.
Ci sono stati balli e canti, come hanno avuto modo di osservare durante il tragitto, alla fine delle giornate e qualche volta lei e Hans hanno prestato il loro aiuto nella mietitura e poi si sono divertiti con uomini e donne incontrati che hanno offerto loro cibo e vino, per poi trattenersi insieme alla luce della luna. Come nella terra di Rus', dove l'ultimo covone viene vestito in abiti femminili per catturare lo spirito della foresta, cosa impossibile perch lo spirito  libero, si incontra dappertutto per sfugge. Ma il gioco si fa e intanto si danza con due file di donne e uomini contrapposte, una dice di aver seminato il miglio e l'altra lo vuole calpestare, e i danzatori posano il piede ora sul destro e ora sul sinistro dondolandosi. Anche qui lo fanno, certo il ritmo  diverso ma Ekaterina sa adattarsi e impara presto, meno bene per Hans che anche per via della gamba pi corta, appare pi impacciato nei movimenti, ma pi tenero agli occhi di lei.
Riapparivano sotto la pallida luce lunare i suoi cari e
gli abitanti del villaggio tutti biondi e di alta statura, con i pantaloni a sbuffo e la camicia larga e lunga sui pantaloni, i berretti di pelle con i lembi rialzati. Le fanciulle con le coroncine di fiori in testa e le bianche tuniche strette dalle cinture ricamate. Tutti ai piedi avevano scarpe di corteccia di betulla, solo i signori usavano gli stivali. Nonostante fosse passato tanto tempo e tante vicende erano accadute ricordava bene quei momenti, impressi nella sua memoria come i dipinti del Pellegrinaio o gli affreschi di Firenze, cos diversi negli abiti e nelle posture, del resto.
Quanta acqua  passata sotto i ponti, acqua del mare, acqua della palude e acqua delle fonti di Siena e dei bottini sotterranei, acqua che lava e purifica, acqua che travolge. Adesso lei  qui e si sta ricongiungendo al fiume Arno che non si vede ancora ma sente che  vicinissimo e sa che lo attraverser di nuovo. Non da sola questa volta.
Da Castiglion che Dio sol sa, il paesaggio  mutato notevolmente. I fitti boschi hanno lasciato il posto alle colline dolci con i filari di vite e agli olivi sparsi. Da lontano erano apparse le torri di Monteriggioni e Caterina aveva raccontato con le lacrime agli occhi di Francesco e della sua fine, ucciso dagli sgherri di Giovanni della Casa. Lei era riuscita a scappare perch la folla aveva fermato i due assassini e nel tafferuglio ce l'aveva fatta a raggiungere l'uscita. Mentre parlava, Hans non aveva detto niente, ascoltava e spesso l'abbracciava forte per infonderle sicurezza e affetto.
Se vuoi potremmo entrare e chiedere della sua tomba, qualcuno lo sapr.
Sei gentile, ma non me la sento, almeno non ora, comunque  un luogo incantato, potrebbe attirarci in pericolosi meandri.
Erano giunti ad Abbadia a Isola e l avevano sperato di ristorarsi dopo la lunga marcia, aggirando Siena per non fare brutti incontri. Del resto lei la ricordava benissimo, la citt di mattoni rossi fra le salite e le discese, soprattutto dopo il volo notturno o meglio il sogno del volo, spiccava la torre del Mangia di lato alla grande piazza. Proshchay. Addio Siena credo che questa sar l'ultima volta che ti vedo aveva gridato. Hans le aveva fatto eco, forse con una punta di dispiacere. Prima o poi sperava di tornare a rivedere gli affreschi del Lorenzetti che l'avevano colpito cos tanto.
A San Salvatore a Isola dietro le mura, intravidero la cuspide della chiesa e il campanile quadrato. Avevano girato intorno al fossato su cui si apre la porta principale, con il ponte levatoio, ma era tutto sbarrato e la bella torre poligonale al lato opposto cominciava a dare segni di rovina per le intemperie e l'incuria. Negli ultimi anni anche quei pochi frati avevano abbandonato l'edificio, come le aveva anticipato il padre guardiano con rammarico nel viaggio di andata. Cos i due erano rimasti fuori, ritenendosi comunque fortunati per essere giunti sani e salvi.
Infatti non lontano da l, il giorno dopo erano stati accolti nel castello della Chiocciola, con la sua alta torre cilindrica. Si erano rifocillati e riposati. Poco distante vedevano snodarsi i sentieri della via Francigena o Romea che i pellegrini di tutta Europa, con ruvidi mantelli, bisacce, cappelli larghi e i tipici bastoni con la punta metallica, percorrevano speranzosi di raggiungere Roma, o di ritorno dalla citt eterna. Questi ultimi portavano appuntati sulle vesti riquadri di stoffa con le immagini dei Santi Pietro e Paolo. Loro due si erano uniti ai viaggiatori senza entrare troppo in confidenza per non dare spiegazioni. Rimanevano nel vago e ascoltavano le meraviglie della citt eterna con i suoi colli ondulanti e pieni di monumenti maestosi, che facevano sentire piccoli piccoli i viandanti, assiepati sulle grandi strade consolari. Erano numerosi ma solo pochi erano riusciti a vedere il Papa. Il viaggio li avrebbe comunque aiutati e sciolti dai loro peccati. Erano felici, arricchiti di esperienza e di fede, almeno questo dicevano.
Al castello della chiocciola, i proprietari li accolsero con benevolenza, non appena sentirono che Hans era un valente dipintore. Avevano mostrato loro certi quadri conservati nella sala grande per sapere se era il caso di restaurarli o sostituirli con qualcosa di pi moderno, pi vicino alla pittura fiorentina degli artisti la cui fama aveva oscurato tutto ci che era stato dipinto prima. Masaccio per la cappella Brancacci e Filippo Lippi con il suo valente allievo Sandro, il giovane Botticelli che cominciava a lavorare per conto proprio in bottega. Questi artisti erano troppo cari per le finanze non proprio solide di ser Luca Piccolomini che le aveva dissipate in investimenti sbagliati e adesso risiedeva con la moglie nel fortilizio malmesso e completamente da restaurare. Era stato costruito come difesa della repubblica di Siena, dagli attacchi della rivale Firenze, anche se a dire il vero con Piero dei Medici non si erano mai sentiti in pericolo. Poi erano scesi in una grotta sottoterra che serviva per nascondersi al bisogno ed appariva piena di reperti antichi, a cui il proprietario non dava molta importanza. Cocci vecchi senza valore, cos li aveva definiti, ma stare nella grotta era molto suggestivo, aiutava a meditare.
Per il resto del viaggio avevano spesso dormito all'aria aperta, sotto le stelle, e in quelle notti infuocate d'estate
Ekaterina aveva sentito la carne bruciare di desiderio appagarsi in lui, nel verde dei suoi occhi e fra le pieghe del suo corpo irrobustito, ma sempre fragile per la malattia. Era questa fragilit che le dava il senso del piacere, questo bisogno che avevano l'uno dell'altra, questo essere vicini ma anche lontani quando entrambi erano oppressi dal loro passato. La schiavit e la nostalgia della sua terra per lei; il bisogno di conoscere per lui che era partito dal lontano nord per andare a Gerusalemme a espiare un grave peccato, ma poi aveva desistito ed era tornato indietro. Troppo debole per compiere il pellegrinaggio o davvero catturato dal suo amore? I loro destini si erano incrociati e ciascuno aveva trovato motivo di credere nel futuro. Hans non le aveva raccontato del tempo che aveva preceduto il viaggio, della sua citt e dei suoi parenti. Aveva fratelli? Una moglie, dei figli forse? Questa ipotesi la turbava, dopotutto quello che aveva passato lei, non avrebbe dovuto irritarsi, non era certo una fanciulla incontaminata e gli anni cominciavano a pesarle.
Nelle faccende d'amore era esperta. Hans lo aveva apprezzato, senza domandarle niente, tantomeno chi fosse stato il suo maestro. Probabilmente pensava a Francesco, ma non era stato lui, troppo giovane e impetuoso, pieno di gelosia e di rabbia. Non poteva certo raccontare di Giovanni della Casa che l'aveva istruita a dovere per s e i suoi clienti, offrendola in dono per una notte a chi avesse voluto compiacerlo con altri favori. Perch aveva goduto fra le braccia di Giovanni che era il suo padrone e lei la sua schiava? Ne era attratta ma non lo amava. Lo detestava e lo odiava ma non poteva allontanare da s il piacere che provava quando era con lui.
Poi dopo il parto Giovanni non la toccava pi e l'aveva
regalata a Lusanna e Lusanna era la sua sposa perch il frate aveva celebrato il matrimonio. Con lei vedeva l'amore che li univa e per cui Giovanni avrebbe messo in discussione la sua carriera e rinnegato il suo nome, almeno questo pensava Lusanna. Non era andata cos e quando morirono prima il padre e poi il fratello maggiore, divenne capofamiglia e spos la giovanissima Marietta per fare un buon parentado con i Rucellai come si conveniva a un suo pari. Aveva ripudiato la sua padrona per buttarla via come un cencio vecchio, addirittura nel processo che era seguito l'aveva accusata di aver avvelenato il marito.
Quante lacrime aveva pianto Lusanna, come lo aveva implorato di tornare da lei. Amore che brucia come la nuda carne nel sole dell'estate. E si era persino inventata di essere incinta per trattenerlo a s. Non voleva ammettere di essere sterile e chiese alla schiava di partorirlo per lei, ingannando Giovanni. Povera Lusanna, cos bella e cos infelice! Non sapeva che Ekaterina non poteva. Eppure quanta determinazione nel far valere i suoi diritti di moglie. Grazie all'aiuto del Vescovo Antonino era riuscita a far condannare Giovanni come bigamo, un Della Casa e per di pi amico di Cosimo, il signore di Firenze. Poi le cose erano andate come erano andate, ma per la schiava Ekaterina iniziava una nuova vita, forse resa possibile dall'esempio della sua padrona.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
Arrivo a Porta Romana.
...
.
...
Avevano seguito il tracciato romano dell'antica Via Cassia, solcata dalle pietre levigate quasi intatte e molto agevoli da percorrere. Si erano appena lasciati alle spalle l'imponente Certosa del Galluzzo, alla confluenza dell'Ema con la Greve. Dal ponte avevano osservato il profilo delle celle dei monaci, simili a speroni di fortezza che li avevano stupiti e incuriositi. Il carrettiere che li stava trasportando aveva spiegato che l dentro i monaci, tutti signori importanti, praticavamo la conoscenza di Dio nella solitudine. Per se la passano molto bene! Le celle sono grandi e confortevoli e hanno anche un giardinetto con una scala che porta alla cantina, insomma i monaci non si fanno mancare nulla, e la domenica si riuniscono nel refettorio dove mangiano in silenzio, ascoltando la lettura dei Vangeli.
Che vita movimentata! - aveva commentato Hans -Non farebbe per me. Il carrettiere guardandoli aveva replicato: I laici non sono ammessi, men che mai le donne, io trasporto cibarie per loro, ma mi fermo al portone, persino il suo fondatore Niccol Acciaioli restava fuori dal convento e si era fatto costruire una dimora nel piazzale davanti alla chiesa dedicata a San Lorenzo.
Peccato, mi sarebbe piaciuto visitarla... sospir Hans.
Pi avanti si erano rifrescati sotto i portici della fonte della Colombaia osservando le lavandaie che sciabordavano i panni, allegre, per le prossime nozze che si sarebbero celebrate a Firenze e qualcosa sarebbe toccato anche a loro di tanta abbondanza. Ormai erano giunti alla Porta Romana e l il carrettiere li aveva salutati, grato della moneta ricevuta per il passaggio spiegando che di l a pochi giorni il nipote di Cosimo avrebbe sposato Clarice Orsini, di nobile famiglia romana, perch i Medici avevano rafforzato il loro potere e occorreva consolidarlo con un buon parentado e gli Orsini erano molto vicini al Rapa.
Sul carretto il percorso nell'ultimo tratto verso Fiorenza la bella si  rivelato decisamente pi agevole e anche il paesaggio dolce delle colline ha avuto un effetto rilassante. Ma adesso che sono in procinto di entrare, un'ansia assale Ekaterina che cerca di dissimulare la paura con Hans. Il quale comprende i timori che prova la sua donna e stringendole le mani cerca di rassicurarla, dicendole che non la lascer da sola e sosterranno che sono marito e moglie, cosicch nessuno potr importunarla e osare mancarle di rispetto.
Caterina  felice ma un'ombra oscura la gioia, dopotutto  sempre la schiava di ser Giovanni della Casa e, se qualcuno dovesse riconoscerla, lui potrebbe vantare di nuovo i suoi diritti. Nessuno l'ha affrancata e il testamento di monna Vaggia chiss dov' finito. Era andata alla Verna e aveva incontrato ser Lapo Davizzi che, per espiare e fuggire dalle noie della vita e soprattutto dai debiti, si era rifugiato lass vestendo l'abito di San Francesco.
Mentre  assorta fra i ricordi, si aprono le imponenti porte di legno e la gente di quella denominata Porta San Pier Cattolini, nota a tutti come Porta Romana, si riversa nella stretta strada che conduce all'Arno e poi oltre, verso il cuore della citt, la grande cupola rossa. A destra e a sinistra casette a due piani con la bottega di sotto, una zona povera dove abitano i tessitori di lana. I primi artigiani stanno aprendo e si odono voci concitate e sferragliare di strumenti.
Hans sente delle sillabe note, riconosce le parole e rimane stupito piacevolmente, vorrebbe fermarsi a chiacchierare e, dopo tanto tempo, finalmente ascoltare il suono gioioso della sua lingua. A Caterina appaiono come suoni duri e gutturali, cos diversi dal fiorentino a cui si  ormai abituata e spiega ad Hans che in citt ci sono molti lavoratori tedeschi e che c' anche una Stufa dei Tedeschi vicino alla chiesa di San Lorenzo, dove potranno recarsi a rinfrescarsi per qualche ora.
Il serpente di gente si sta dileguando. Con diverse andature tutti si incamminano, alcuni con carretti e animali al seguito, mentre le campane richiamano i fedeli alla prima messa. L vicino c' la chiesa di Santo Spirito, progettata dal grande Filippo Brunelleschi, spiega, e quando passano davanti al palazzo dei Pitti si fermano ad ammirarlo. Tre fasce orizzontali dividono la costruzione e all'interno si aprono finestre con arco a tutto sesto decorate di pietre in bugnato a raggiera. Il cornicione  leggero. Alto, rispetto alla strada, si presenta un po' come castello, un po' come palazzo signorile. Sembra proprio fondato sulla roccia. Avevo letto che il grande architetto si era ispirato ai classici, ma qui vedo tante cose.  davvero magnifico, imponente, incute soggezione in chi guarda, sono ben felice di osservare da vicino le opere dei geni, ne trarr anch'io motivo di ispirazione.
Sono lieta di questa tua curiosit e ne trarrai vantaggio in patria per la tua arte, avremo tempo, vedrai, di ammirare le bellezze della citt.
Proseguono contenti mentre si sente il rumore dei barcaioli sull'acqua, infatti stanno raggiungendo l'Arno. Le case ne ostruiscono ancora la vista, la strada sale a dorso d'asino e all'improvviso, fra le botteghe dei venditori di carni, fra quarti di bue e teste d'agnello, ecco apparire le argentee increspature. Sono proprio sopra, al centro, sul Ponte Vecchio che attraversa il suo corso nel punto pi stretto. Si fermano a osservare l'acqua sotto le arcate, qualche pesce salta sopra la superficie e brilla al sole pallido del mattino. In lontananza spiccano i renaioli con le lunghe pertiche per raccogliere la sabbia e le gualchiere, curiose costruzioni per follare i panni.
Sono l'uno accanto all'altra, le mani si sfiorano appena, poi gli sguardi fissi davanti a loro si spostano all'unisono negli occhi dell'altro. Un languore assale Ekaterina.  tornata alla citt che l'ha vista schiava, adesso cercher anche il figlio che le hanno portato via tanti anni prima: lo cercher e, con l'aiuto di Hans e la benedizione di babushka riuscir a parlargli, spiegher chi  sua madre e da quale lontano paese  stata strappata, come lui  stato strappato dalle sue braccia.
Devono recarsi al Mercato Vecchio, dove sono diretti gli altri ambulanti e le treccone con le ceste di verdure in testa. L sar pi facile ricevere qualche notizia su Chiara e Angelo, sperando siano gi arrivati. Comunque Angelo aveva parlato di un amico che si recava spesso alla taverna della Malvagia, quindi anche loro probabilmente sarebbero andati l. Ekaterina conosce bene la direzione, ma vuole evitare la strada principale, Por Santa Maria.
Attraverso i vicoletti a ridosso dell'Arno raggiungono via Porta Rossa e arrivano proprio a palazzo Davizzi dove, in un tempo che a lei sembra lontanissimo, aveva vissuto.
Le botteghe di lana sono chiuse, come pure il portone. Dopo l'incendio c' stato un restauro affrettato che non nasconde le tracce del fuoco, forse l, in quelle stanze,  custodito il testamento di Monna Vaggia, la dolce padrona che le aveva insegnato a leggere. Alzando la testa osserva la finestra da cui si affacciava per guardare la strada e osservare l'andirivieni lungo via dei Pillicciai. Era l che aveva scorso Francesco. Un'altra vita.
Hans, qui ho vissuto i primi tempi del mio soggiorno a Firenze, sono stata felice, almeno all'inizio. Vaggia mi ha insegnato tante cose, si era affezionata a me e io l'ho curata, poi tutto  precipitato quando la padrona  morta e io sono rimasta qui con Ghita, la serva che mi odiava. Ma non nutro rancore per lei, ha fatto una brutta fine, pi schiava di me e sospira.
Hans le prende la mano e guarda in su. Sembra lasciato alle intemperie, sai chi ci abita adesso?
Forse il fratello di ser Lapo Davizzi, Tommaso. Ha fatto di tutto per recuperare il patrimonio, dopo il fallimento, a suo vantaggio ovviamente. A mio parere  stato proprio lui a far sparire il testamento dove il notaio aveva scritto che sarei stata libera alla morte della padrona.
Potremmo sempre cercare di recuperarlo, non credi Ekaterina mia?
E come? Ser Lapo si  fatto frate alla Verna e non vuole pi fastidi dalla vita terrena. Quando sono andata a trovarlo mi ha lasciato senza parole. Sono fuggita per la delusione e lo scotto. Ci avevo sperato davvero.
Non amareggiarti, magari riusciremo a entrare con
qualche espediente nel palazzo e potremo ritrovarlo, ci informeremo a tempo debito su chi sono i nuovi proprietari e chi vive lass in quelle stanze, tu conosci bene la casa.
Davvero faresti questo per me, Hans? Sarebbe come trovare un ago nel pagliaio, per si pu provare, ma io devo fare anche un'altra ricerca, lo sai, vero? Dobbiamo andare allo Spedale degli Innocenti e chiedere...
Camminano adagio lungo via dei Pillicciai e osservano in mostra le belle pellicce di vaio e di altre bestie pregiate che servono a decorare gli abiti dei signori, molto apprezzate anche dai mercanti che le rivenderanno in altre citt e contrattano a lungo sui fiorini da sborsare. Si sente discutere anche in altre lingue e spesso con accento straniero. Giunti in via dei Ferrivecchi, notano lavori con demolizioni di casette e impalcature, proprio dove abitava monna Alessandra.
Guarda, siamo arrivati alle case di monna Alessandra Strozzi, l'amica della mia padrona. Una gran donna, molto combattiva, cercava di far ritornare i figli dall'esilio. Chiss se ci  riuscita, forse si stanno dando da fare per costruire il palazzo di famiglia di cui fantasticava spesso.
Cos sembra dai lavori dice Hans.
Con me  sempre stata sprezzante, ho abitato a casa sua per un periodo ed ero amica della figlia piccola, almeno cos credevo, ma una schiava non pu essere amica,  una finzione per intrattenere le giovani donne, poi tu resti sempre una propriet di qualcuno e loro sono libere, insomma, fino a un certo punto: libere di obbedire prima al padre e poi al marito. Cos va il mondo.
Ma a me non dovrai ubbidire perch ti amo risponde Hans con sguardo languido.
Nella terra di Rus' le donne aiutavano gli ospiti a indossare le pantofole, in ginocchio, ma c'era rispetto e non obbedienza cieca.
Ma come hanno fatto a rapirti nelle lontane foreste per portarti fin quaggi? Non me lo hai mai detto.
Te lo dir, non voglio rattristarmi n rattristare te, comunque monna Alessandra ripeteva sempre, Ekaterina, meglio  che Dio ti batta che il mondo ti guasti, nel senso le tue sventure potrebbero essere peggiori nel mondo. Si sbagliava.
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
.
...
Alla taverna della Malvagia.
...
.
...
Dopo aver incrociato la zona del Frascheto di triste memoria per Ekaterina, entrano nella taverna all'insegna della Malvagia. Siedono a un tavolo un po' nascosto; a quell'ora non ci sono molti avventori e attendono in silenzio l'arrivo dell'oste per ordinare qualcosa. Nell'angolo un ubriaco addormentato su una sedia, rimasto l dalla sera prima, quando il terzo tocco della campana del Duomo intimava il silenzio e ognuno doveva tornarsene a casa, pena l'arresto.
Caterina e Hans si guardano intorno: sono molto stanchi, ma speranzosi di ricevere notizie della coppia di fuggiaschi. Una prostituta si affaccia alla porta e viene immediatamente cacciata via dalla padrona che le intima di non farsi vedere fino a sera. Poi  il turno dell'ubriaco, buttato anche lui fuori dall'ostessa. Un donnone rubizzo e scarmigliato si avvicina ai due avventori e pulisce con un cencio sudicio il tavolo. Cosa vi porto da mangiare, piccionelli?
Del cacio marzolino e una pagnotta di pane, insalata dice pronta Caterina.
Siete giunti presto al Mercato Vecchio, ma lo sapete che i migliori affari si fanno adesso, affrettatevi, si sa chi va lecca e chi si sta si secca.
Aspettiamo dei parenti, la cugina di mia moglie e suo marito dovrebbero essere arrivati, vi hanno detto qualcosa?
In questi giorni capitano tanti forestieri, come voi, siete della Magna, vero? Ma nessuno mi ha lasciato un'ambasciata. Tornate stasera, ci sar pi gente e potrete chiedere informazioni. E allora vi servir anche un bel piatto di peposo.
Ci hanno detto che iniziano le celebrazioni per le nozze di Lorenzo de' Medici, abbiamo visto fermento, ma chi  la sposa? chiede Ekaterina.
Oh, la sposa! E andata sua madre Lucrezia Tornabuoni in persona a sceglierla: una giovane di famiglia nobile, tal Clarice Orsini, pare sia vergognosa assai e schiva. Modesta, non come le nostre signore che vanno a giro impettite ed eleganti, almeno questo  quanto riportano le serve al mercato, e dicono anche che i Medici si schiariranno il sangue, vista la loro origine popolare.
Ma dal vivo non l'ha vista ancora nessuno? chiede Ekaterina curiosa.
Lorenzo pare di s e gli aggrada, lui per ha nel capo una giovane dei Donati, ma i Medici hanno voluto fare un parentado illustre e i fiorentini si sono sdegnati che siano dovuti andare infino a Roma per trovare donna all'altezza della loro famiglia.
Le fanciulle fiorentine sono graziose ed eleganti, ma cagionevoli di salute perch stanno ore sull'altana a imbiondire i capelli al sole, tanto che poi di catarro si ammalano.
Eh s, la sapete lunga voi, scollate e indiavolate nelle danze, si prendono malanni e poi se ne muoiono, loro la vogliono sana e robusta per far figlioli e proseguire la casata, ma voi parlate bene il fiorentino, di dove venite?
Veniamo da Siena, ma mio marito - e abbassa la voce
nel pronunciare la parola -  tedesco, come avete indovinato voi stessa.
Uhm, ma anche voi sembrate straniera, a Siena sono come noi.
S, anche i miei genitori erano della Magna, ma sono vissuta a Siena.
Intanto l'ostessa porta da mangiare su un desco di legno e aggiunge una brocca d'acqua e una fiaschetta di vino.
Domani metteranno l'ulivo alla finestra del palazzo in via Larga, e alla fine si celebrer il matrimonio, peccato io non vedr gli sposi, qui alla taverna ci sar un gran lavoro e non potr assentarmi, ma voi non fatevi scappare l'occasione: saranno nozze memorabili, hanno allestito anche un palco nella strada.
Hans tace, porta alla bocca un pezzo di pane e formaggio e si versa da bere.  preoccupato per la notte, sperava nell'incontro con Angelo, ma se non sono passati da l dovr cercare un posto per dormire e non ha molti fiorini da spendere.
Sentite, la mia ostessa, qui vicino abitava monna Alessandra Strozzi, che ne  stato di lei? Ebbi modo di conoscere una sua figliola anni fa quando passai da Firenze e non ho avuto pi notizie.
Ah, la vedova con i figli a Napoli! Alla fine  riuscita a fargli togliere il bando e Filippo e Lorenzo sono tornati dall'esilio. Ricchi non si pu credere quanto per aver lavorato al banco dello zio e adesso stanno demolendo delle case e ne acquistano altre per far posto a un palazzo che sar il pi bello della citt, da far invidia a quello che Cosimo fece edificare da Michelozzo in via Larga, dove si svolgeranno le nozze domani.
Dunque Alessandra  viva, sar contenta. Il suo sogno era far murare un palazzo magnifico, sar inorgoglita per i suoi figli.
S,  sempre stata tenace e superbiosa, ma Iddio l'ha messa alla prova perch chi si loda  vano e chi si biasima  pazzo.
Eh s, da sola a combattere contro tutti per mantenere la famiglia unita e far ritornare i figli. Aveva per la consolazione del pi piccolo, Matteo, e non volle farlo partire, anche se i fratelli insistevano dice Ekaterina.
Avrebbe fatto bene a tenerlo con s, perch a Napoli si inferm e mor e lei ne ha sofferto tanto e non usciva pi di casa. Si era ammalata anche lei, poi l'amore per gli altri figli la fece rinsavire e ora ha ottenuto quel che voleva, ma a che prezzo! Piero de' Medici li fece tornare, quando mor suo padre Cosimo contro cui il padre aveva tramato insieme agli Albizzi.
La dolcezza della vita ci fa patire cose assai conclude Ekaterina e guarda Hans, la barba ispida per il viaggio e assonnato, che comunque ha ascoltato la storia degli Strozzi con attenzione.
Ditemi: qui vicino abitavano ser Lapo Davizzi e sua moglie Vaggia, che ne  stato di loro?
Lui  scomparso da tanti anni, pare l'abbiano ammazzato, chi se lo ricorda pi. Stava sempre in viaggio, poi dopo la morte della moglie, l'incendio, le liti fra i parenti non se n' saputo pi nulla. Nessuno lo cerca. Il palazzo  rimasto al fratello Tommaso che l'ha appigionato a un forestiero. Ma ormai cade in rovina, nessuno se ne cura, nemmeno gli ufficiali del Catasto che dimorano l e sono odiatissimi dai cittadini. Cosimo voleva abolire il Catasto, ma non gli riusc e cos ha dovuto pagare tanti fiorini al
Comune, anche se ormai era lui il padrone. Un grand'uomo, ma il figlio Piero non sembra della stessa pasta.  a letto malato e non potr nemmeno partecipare alle nozze di Lorenzo.
E questo Lorenzo come appare invece al popolo? Io lo vidi da fanciullo, aggraziato ed elegante a cavallo insieme al nonno, alla festa di San Giovanni.
Ah, Lorenzo, bello non si pu dire, di vista debole e avendo il naso depresso, del tutto privato dell'odorato, almeno cos dicono, ma arguto e pieno di spirito, gli piace motteggiare e divertirsi.
Dicono che ami le belle donne e abbia dedicato la vittoria della giostra a una certa Donati.
Proprio cos, il matrimonio era stato celebrato a Roma per procura e subito dopo a Firenze, il 7 febbraio, si svolse un torneo in Piazza Santa Croce. C'ero anch'io quella volta e vidi tanti concorrenti e Lorenzo montava il cavallo che gli era stato donato dal re di Napoli. Lo ricordo bene con in testa un cappello di velluto con perle e teneva fiero con s uno scudo in cui era incastonato un diamante. Aveva una sciarpa con ricamate delle rose e il suo motto, Le temps revient, con perle. Poi mise l'elmo da cui partivano tre piume azzurre e inizi il combattimento. Lorenzo cadde tre volte, tutti rimasero zitti, ma gli fu data la vittoria lo stesso. Come premio ricevette un elmo d'argento con la testa di Marte in cima.
Certo, era la sua celebrazione, mica potevano farlo perdere commenta Hans.
Figurarsi, il figlio del signore di Firenze, che perde al torneo, disarcionato da cavallo! Ah, ah! Fu una gran festa, ma non sar niente in confronto a questa delle nozze e i festeggiamenti dureranno tre giorni, come per un principe. Clarice porta in dote seimila fiorini tra gioielli, denaro e abiti, avete idea di quanti sono?
Posso immaginare, ma insieme non ne ho mai visti nemmeno cento... che dico, cinquanta, infatti volevo chiedere a voi. A proposito, come vi chiamate?
Lapa. Mi conoscono tutti qui come l'ostessa della Malvagia e mi temono anche, vedete come sono robuste le mie braccia, ho la forza di un uomo e devo la sera scacciare tutti gli ubriachi e chiamare i birri quando diventano troppo molesti. Ditemi pure, vedr di accontentarvi, se posso.
Dunque, monna Lapa...
Lasciate stare il monna, Lapa e basta. Ditemi.
Ecco, noi siamo forestieri e avremmo da sbrigare alcune faccende nella vostra citt, ma forse siamo arrivati in un momento in cui sar difficile trovare un posto dove trascorrere qualche notte, ci potreste indicare una sistemazione tranquilla e adatta alle nostre finanze, cio un posto economico, ma pulito?
Chiedete troppo, in questo momento tutti gli alberghi sono al completo. L'albergo del Re, alla corte dei Macci, forse, ma non  per le vostre finanze, poi c' quello del Cammello in Porta Rossa, l'albergo del Guanto, sul lungarno nel popolo di Santo Stefano, Sant'Onofrio in via Vinegia, quello alla Corona, no, no. Sono sempre pieni, figuriamoci ora. I fiorentini hanno affittato finanche le loro case private, vi manderei al Frascheto, ma non  posto adatto per vostra moglie. Piuttosto sentite presso qualche convento, ma insieme non vi terranno. Brutto momento per trovare alloggio.
Ma qui non avete uno stanzino, una celletta, non vi daremo incomodo dice Hans timidamente.
Scherzate? Le disposizioni sono rigidissime: non possiamo dare alloggio ai viaggiatori, pena la cancellazione dall'arte, non vi posso aiutare proprio.
Grazie lo stesso, quanto vi devo?
L'ostessa guarda Ekaterina che se ne sta in disparte, rammaricata per il rifiuto, un senso di compassione l'assale e le torna in mente quando anche lei da giovane cercava rifugio e tutte le porte si chiusero...
Tre grossi, sentite, forse una soluzione ci potrebbe essere...
Ekaterina solleva gli occhi pieni di speranza e gratitudine e attende fiduciosa.
...
.
...
CAPITOLO 34.
...
.
...
Alla Stufa dei Tedeschi.
...
.
...
Evitando le strade affollate passano da via dell'Amorino e poi, giunti al campo Corbolini, si trovano davanti a un portone socchiuso. Scendono alcune scalette.
Eccoci qui, siamo arrivati, ricordo bene il posto. Ad accoglierli un uomo con barba ingrigita, accanto a una fanciulletta stracciata con una scopa in mano. L'uomo lancia alla coppia uno sguardo indifferente e domanda se hanno di che pagare. Le vesti lacere del viaggio fanno capire che sono male in arnese e vuole essere sicuro di intascare il denaro. Hans prova a parlare in tedesco, ma l'altro gli risponde che non  tenuto a conoscere la sua lingua e comunque le tariffe sono quelle che vede scritte. In quanto al sapone, dipende se vogliono quello di Aleppo o si accontentano di quello a disposizione. Comunque uomini e donne separati. E ripete: Separati.
Veniamo per conto di monna Lapa della taverna della Malvagia, ci ha detto che potreste aver bisogno di aiuto in questi giorni e noi abbiamo pensato di chiedervi in cambio solo ospitalit per qualche notte. Lavoreremo duramente, ma abbiamo assolutamente bisogno di un tetto sopra la testa esordisce Hans con il suo accento arrotato che piace tanto a Caterina.
Allora parlate la nostra lingua, si sente che siete tedesco, io non parlo tedesco, anche se il nome della Stufa potrebbe lasciare intendere, mi dispiace ma...
Io so anche fare da infermiera aggiunge prontamente Ekaterina. Capiteranno dei forestieri come noi in questi giorni, so medicare le ferite, dare sollievo ai dolori e anche aiutare una partoriente se ce ne fosse bisogno.
Uhm... l'uomo sembra perplesso ma non del tutto indifferente all'offerta, in questi giorni convulsi una donna pratica di rimedi pu veramente far comodo e potrebbe intascare dei bei soldini.
E voi, tedesco, cosa sapete fare? Qui c' da pulire e tagliare la legna per la stufa, scaldare l'acqua e ripienare le vasche, mi sembrate mingherlino per queste fatiche.
Non temete, ce la far bene e poi so anche dipingere se ne aveste bisogno in qualche stanza che vi aggrada rimbellire.
Dopotutto cosa ho da perdere con costoro? Forse qualcosa da guadagnare. La donna  assai fine e bella di persona, potrei anche usarla per qualche cliente di riguardo pensa l'uomo mentre soppesa con lo sguardo Ekaterina.
Questa  mia moglie, ha lavorato all'Ospedale della scala di Siena e, come vi disse, ha pratica di infermi e fanciulli, pu aiutare le donne al bagno, se avete un luogo asciutto dove farci stare vi aiuteremo volentieri in questi giorni, diversamente toglieremo il disturbo ribatte Hans che ha intuito le mire dell'uomo, poi assume un'aria spavalda e fa il gesto di andare via.
Il tenutario della Stufa replica prontamente: Restate pure, un po' di ospitalit non si nega a nessuno, ma per il cibo pensateci voi e ricordatevi che c' da lavorare in questi giorni di festa, non fate caso che  presto ma fra un po' il mio locale si riempir di gente, ora vi mostro dove alloggerete. Mentre attendono di passare nel corridoio, un prete esce dalla porta e domanda del sapone, nemmeno troppo preoccupato di farsi notare. Dietro fra i vapori dei bagni si intravede una donna nuda.
Hans guarda Caterina che solleva lo sguardo. Non meravigliarti, i religiosi vengono qui come tutti gli altri, questo  luogo d'incontri, anche amorosi. Schivano una secchiata d'acqua sporca e si mettono a ridere.
Non fateci caso, la fanciulla non  esperta e mia moglie che si occupava delle pulizie si  ammalata, io da solo ce la faccio in giornate normali, adesso con questi festeggiamenti mi far comodo un aiuto.
Attraversano il lungo corridoio su cui si aprono varie porte. Il luogo  decisamente oscuro, tanto che Caterina inciampa in uno straccio abbandonato sul pavimento. Dalle porte fuoriesce un vapore acqueo misto a un odore intenso di sapone, ma con note pi delicate che non riesce ancora a distinguere. Scivola sul pavimento a mattoni rossi, umido e appiccicoso, non perfettamente pulito.
Passando davanti all'ultima porta, un aroma intenso li assale: note leggere di fiori e spezie. Una lama di luce rossastra si disegna per terra. Questa  la stanza pi bella, ci vengono i signori con le loro amanti. In pochi possono permettersela, vi daranno qualche mancia di sicuro, ma fate attenzione: sono sussiegosi e pieni di pretese. In un attimo quell'odore la riporta indietro ai ricordi. Lei e Francesco adagiati su un letto di bambagia ricoperto di lenzuoli finissimi con ricami di piccoli uccelli. Il tavolino basso su cui sono deposti vasi d'acqua di rose e di fiori d'arancio, altri d'acqua di gelsomino e d'acqua nanfa. Francesco che spruzza intorno i profumi che inondano la stanzetta e poi il cesto della frutta e i confetti dolci in una concolina traslucida. Caterina ricorda. Tale gioia 
piacere che amore concede ai perfetti amanti. Come ricompensa delle sue pene - la voce di Francesco risuona, tant' che dura poco, cos pensa l'amante che lo possiede, a lungo non durer davvero. Quanta preveggenza nei versi della castellana.
Ora  qui con Hans e Hans  il presente, la strada  lunga da percorrere e la vita  fatta di ostacoli da superare per ottenere la ricompensa, se mai ci sar una ricompensa, comunque l'amore nuovo ha estirpato il dolore antico dei soprusi e dei lutti, gi questa  una ricompensa, il resto se Dio vorr. Niente  per sempre, ha imparato, n la felicit n il dolore.
Davanti a una porticina grigia pi piccola delle altre, in fondo al lungo corridoio, l'uomo si ferma, apre il lucchetto con due giri di chiave e li precede facendo luce con la candela. Una volta dentro alza il braccio per illuminare e mostra la stanzetta.
L'intonaco alle pareti si sta sbriciolando, l'odore di rinchiuso che arriva subito alle narici  penetrante, ma l'uomo li rassicura dicendo che baster tenere un po' la porta aperta per cambiare l'aria. In un angolo un finestrino molto piccolo, a stento ci passerebbe un bambino. Viene aperta l'imposta e penetra un fascio di luce che va a illuminare un pagliericcio nell'angolo. Un'altra porticina chiusa e tutto intorno oggetti vari, catini e bacili, brocche scheggiate e orci, secchi e stracci. Una scopa di saggina e uno spazzolone fanno bella mostra di s.
Dovete accontentarvi.  da tempo che non ci dorme pi nessuno, c' solo un po' di disordine, ma farete presto a rassettarla.
Hans e Caterina si guardano demoralizzati, senza osare proferire parola.
Non datevi pensiero, vi dar un paio di lenzuola pulite e un primaccio da tenere sopra.  giugno, ma qui dentro c' un pochino di umidit, poca, direi. Andr via subito, basta fare riscontro.
Va bene, del resto avete detto che un tetto sopra la testa era importante, ce lo faremo bastare, siamo gente semplice noi.
Ricordatevi che gi si va alle cantine, non toccate il vino che me ne accorgo, ma se arrivassero a controllare gli ufficiali o i birri, spero non abbiate tralasciato nulla di importante su di voi, per informarmi su eventuali... insomma, ci siamo capiti. Piuttosto come vi chiamate e da dove venite?
Mi chiamo Hans, detto il pittore e vengo da Lubecca ma sono passato prima da Siena, mia moglie si chiama...
Caterina lo precede e dice a voce alta: Katinka, mi chiamo Katinka.
Che nome strampalato, vi chiamer Katia, pi breve, lo ricordo meglio. Katia- ripete compiaciuto-. Allora mettetevi all'opera subito, mando la fanciulla a darvi una mano. Esce lasciandoli con i loro fagotti in mano e l'aria sconsolata.
Hans, va bene, ecco un riparo per la notte, questo  l'importante. Abbiamo dormito all'aperto anche sotto la pioggia, fra i lampi e i tuoni e non ci siamo scoraggiati. Dopotutto  stato gentile.
Mettiamola cos, ci fa lavorare senza spesa, non ci d niente da mangiare e nemmeno una stanza pulita, una rimessa. Ecco come ci trattano perch siamo stranieri e non possiamo ribellarci. Per noi avrei voluto qualcosa di diverso, soprattutto per te, mia dolce Katia.
Non crucciarti, cercheremo di rendere nostro questo
luogo, mentre tu aiuti Puccio a trasportare legna per scaldare l'acqua dei catini. Va su, dunque.
Ekaterina, rimasta sola, si mette all'opera, sposta e accatasta roba, spazza il pavimento maleodorante e tiene gli oggetti che possono ancora tornare utili. Non si butta via niente, come all'Ospedale della Scala, se non quello che deperisce e si deteriora. Mette una gran foga nel ripulire anche gli angoli e poi con lo spazzolone, china a terra sulle ginocchia, strofina e strofina fino a far brillare di nuovo le superfici. Acqua e lisciva, lisciva e acqua. Sente la voce di Hans, ma gli impone di non entrare finch non sar pronta la stanza. Nella foga di pulire scaccia i ricordi dei profumi e dei confetti di tanti anni prima nella bella sala. Come se volesse svuotare la mente a forza di strusciare. Poi sistema il materasso del letto e va a farsi dare le lenzuola promesse dal tenutario. Ritorna con una bracciata di teli puliti e profumati e anche un piccolo cuscino e poi apre la sacca e tira fuori delle erbe profumate che mette in una concolina su una nicchia del muro, appoggia la sedia accanto al letto e per completare apre la stoffa di seta verde e la stende sopra a rallegrare. Il dono di Francesco per le loro nozze, non l'ha mai usata, ma non ci pensa due volte. Nell'aprirla si accorge che stando piegata per anni si  un po' scolorita. Ma  sempre cangiante con i riflessi d'oro, domani potrebbe usarla per cingersi le spalle. Oramai Francesco  morto anche nel suo cuore e la vita deve andare avanti. In quel momento entra Hans tutto sudato e ansimante. Si ferma sulla soglia ad ammirare.
Hai fatto un miracolo, Katia mia, voi donne siete proprio brave a costruire il nido, anche se si tratta di pochi giorni, come nel nostro caso.
Chi pu dirlo, Hans? Viviamo giorno per giorno, adesso vieni da me. Ti voglio.
Sono sudato e sporco, Puccio mi chiama in continuazione e io, io...
Lei lo prende per mano e si sdraia sul letto piena di desiderio. Adesso, non temporeggiamo. Adesso che, se una notte diventasse una settimana / E una settimana un mese / E un mese un anno e un anno tre / e venti cento / alla fine, invece del giorno / vorrebbe la notte di nuovo.
Si avvinghiano e si baciano con furia fino a che riescono a trattenere il desiderio e poi Hans la penetra con grande soddisfazione di entrambi.
...
.
...
CAPITOLO 35.
...
.
...
La festa per le nozze di Lorenzo.
...
.
...
Un grande catino di stagno si trova al centro della stanza dove anni prima una giovanissima Ekaterina aveva condiviso le gioie dell'amore con Francesco, adesso, da adulta, ne sta pulendo la superficie liscia. Hans entra per dirle di sbrigarsi, Puccio ha concesso loro qualche ora di libert per andare fuori, tanto sono tutti presi dai festeggiamenti e nessuno verr alla Stufa prima di sera.
Rassettata la stanza, esposti i profumi e la frutta in bella mostra, raggiunge Hans che la sta aspettando sulla soglia. Prima di uscire ha provato ad acconciarsi la bella seta sul capo e sulle spalle e quando Hans l'ha vista  rimasto abbagliato. La lucentezza e le striature dorate fanno risaltare la sua pelle luminosa e liscia, il colore verde smeraldo le dona agli occhi, accentuandone la sfumatura dei colori del mare.
Sei bellissima, madonna, elegante e fiera, ti adoro e continua a guardarla incantato senza distogliere lo sguardo.
Caterina intuisce che acconciata cos darebbe troppo nell'occhio, e decisamente non  il caso di farsi notare in citt. Quindi torna alla stanzina fa scivolare il manto, prende un piccolo velo bianco e se lo mette in testa. Ripone di nuovo la stoffa come copriletto e ritorna al portone. Hans pare deluso, ma lei gli spiega che  meglio cos. Troppo pericoloso essere notata e riconosciuta, ma
ha voluto farsi vedere dal suo uomo nei panni migliori, almeno per un momento. Hans annuisce, un po' deluso, ma dentro di s  fiero della sua donna e contento che altri occhi maschili non si posino su di lei.
Questa  la donna pi bella che abbia mai visto in vita mia esclama compiaciuto.
Camminano per la strada, l'uno accanto all'altra, Hans fiero e a testa alta, con il passo appena claudicante, Caterina un po' curva e guardando in basso per scomparire, come si  abituata a fare nei lunghi anni trascorsi prima a Firenze e poi dentro l'Ospedale della Scala a Siena.
La piazza di San Lorenzo  gremita di folla e davanti a tutte le finestre del palazzo sono stati posti rami di olivo, secondo la tradizione fiorentina. Dentro il cortile si intravedono persone riccamente vestite, tra i colori sgargianti spiccano anche le melarance delle piante, sono forse il simbolo delle palle dei Medici, come qualcuno ha spiegato. Quattro guardie robuste sorvegliano il portone, ma con aria tranquilla, senza avere un atteggiamento aggressivo. Lorenzo si fida del suo popolo e Piero non vuole apparire un despota. Oggi  festa per tutti, nessuno escluso.
Giuliano si era recato a Roma a prendere la cognata arrivata la notte precedente in groppa a un magnifico cavallo, dono del re di Napoli con un seguito di cinquanta cavalieri. La mattina Clarice arriva al portone di ingresso di palazzo Medici per aspettare lo sposo. Tutti esultano e acclamano la coppia felice. Clarice, di grandezza giusta e carnagione bianca, ha una folta capigliatura che tende al rosso, il collo sottile si piega a ringraziare. Le mani sono lunghe e svelte nei saluti al popolo. Quando arriva Lorenzo si solleva un boato e volano in alto petali di fiori e drappi colorati.
Nel vederlo Caterina prova una grande delusione, si ricordava un bel fanciullo paffuto accanto al nonno e adesso compare quest'uomo alto e robusto, scuro di capelli con un viso irregolare, le gote schiacciate e la grande bocca aperta su un incarnato scuro, malsano. Lorenzo era proprio brutto!
Lei e Hans si lanciano uno sguardo complice, ma forse ad Hans non interessa l'aspetto fisico di quell'uomo di cui si parla gi tanto, nota per quanta cura prodighi per la sua persona, la ricercatezza nel vestire e i modi raffinati accompagnati da una cordialit innata verso tutti. Del resto  la festa del suo matrimonio: la simpatia che emanano le sue mosse e le battute rivolte al popolo sono evidenti, senza trascurare il comportamento principesco. Il timbro di voce roco tanto che sembra parlare col naso, forse perch non sente gli odori, spiega un prete accanto a lui, che sembrava saperla lunga e aggiunge che si ritiene fortunato per essergli risparmiati i tanti odori sgradevoli, senz'altro pi frequenti di quelli piacevoli.
Anche Hans si ritiene fortunato per essere giunto a Firenze in un momento cos importante e aver potuto incontrare da vicino quello che tutti acclamano come il futuro signore di Firenze, il Magnifico. Piero  malato e presto uscir di scena, come dicono le voci popolari. Dopo i saluti e le riverenze della folla, la coppia entra trionfante nel palazzo, annunziata dal suono di naccarini e trombe. Nel cortile sono radunati i maggiori esponenti delle famiglie fiorentine, in un tripudio di broccati e velluti, piume ai cappelli che si inchinano a salutare. Mercanti e banchieri, uomini di antica nobilt e nuovi ricchi sono stati invitati e anche qualche rappresentante di stati italiani accanto a vescovi e cardinali nelle loro vesti porporate.
Hans invidia quegli uomini, non tanto per il banchetto allestito, ma perch sente che la loro vicinanza sarebbe come un lievito per la sua arte, forse ci sar anche qualche artista famoso che Cosimo e Piero hanno finanziato. Intravede la statua del David, opera del grande Donatello, intimo di Cosimo che lo aveva voluto con lui nella tomba di famiglia a San Lorenzo, amici in vita e anche in morte, ricordava questo da alcune notizie che erano giunte a Bruges, dove i Medici avevano una filiale del banco. Vorrebbe vedere da vicino quella statua in bronzo che rappresenta la vittoria contro il gigante Golia, ma anche la vittoria di Firenze contro i nemici pi potenti. Da l pu solo contemplare la sagoma,  gi tanto essere vicino a un simile capolavoro, un giovane efebo nudo con la spada inclinata e un copricapo insolito sui bei capelli inanellati. Un nudo che non si vedeva dai tempi dei romani, cos armonioso ed elegante. Ci sono tante cose da ammirare in questa citt, chiss se ne avranno il tempo e il modo, perch occorre anche proteggere Ekaterina, ora vede che  sbiancata e stringe il suo braccio. La guarda con fare interrogativo.
Hans, lo vedo,  proprio lui - dice la donna con un fil di voce -. S, Giovanni della Casa, il mio padrone, devo nascondermi, ho paura.
Non preoccuparti, non ti vedr,  preso a festeggiare, stai a testa bassa e copriti meglio il volto, se andassi via di corsa desteresti qualche sospetto, ti guarderebbero tutti, appoggiati a me e poi piano piano ci allontaneremo.
Qualcuno si alza per far posto alla giovane che si  accasciata su una panca di pietra della facciata. Hans l'aiuta e la rassicura, da l osservano bene i preparativi.
 stata allestita una piattaforma in legno per le danze e
fra una portata e l'altra ci si intrattiene fra musica e balli, mentre qualcuno recita le poesie carnascialesche di Lorenzo. Il padre, Piero, malato segue i festeggiamenti dal letto. E anche il popolo partecipa con ammirazione, raccogliendo grandi quantit di doni, vitelli, polli, vino e tanta grazia di Dio che non si sa nemmeno dove riporre, dicono in giro le voci. Ma i maligni sottolineano che il cuore dello sposo  solo per Lucrezia, non sua madre, ma Lucrezia Donati, maritata con Nicol Ardinghelli. La donna conosciuta quando entrambi avevano sedici anni e a cui aveva dedicato la giostra con cavalli e cavalieri bardati. Lorenzo, che riusc a battere tutti, ricevette il lauro dalla bella Lucrezia, di cui vestiva i colori, azzurro come il cielo. Tutto questo quattro mesi prima.
I musici cominciano ad accordare gli strumenti, segno che all'interno sta iniziando il banchetto. Altre mense imbandite di vivande sono sistemate sulla strada, affinch davvero tutta la citt possa festeggiare. Il popolo deve aspettare ancora, ma ognuno sa che ce ne sar per tutti,  famosa la generosit del giovane Lorenzo, mentre molti odiano il padre Piero, avaro, rallegrandosi che la malattia far il suo corso e a breve se ne uscir di messa per lasciare il posto al Magnifico.
Evviva gli sposi, evviva il nostro Lorenzo, che Iddio gli conceda lunga vita e una prole numerosa gridano dentro e fuori dal palazzo.
Sia lode alla sposa, la nostra Clarice bella e generosa che presto ci regaler un erede e che sia maschio  il nostro augurio pi grande.
Si gettano delle monete che prontamente vengono raccolte dai fanciulli, lesti a intrufolarsi fra la folla, che si muovono come ragnetti veloci.
Le donne pranzano nella loggia rivolta verso il giardino e non si possono vedere dalla strada, ma si odono le risate, mentre sotto gli archi del cortile attorno alle tavole imbandite e decorate di preziosi ricami e composizioni floreali siede il consiglio dei Settanta. Nel cortile gli uomini pi giovani. Lorenzo passa da un gruppo all'altro, talvolta declamando versi. Sul piedistallo di marmo colorato del David sono appoggiate coppe di rame contenenti vini rossi e malvasia.
Ogni pietanza  annunciata da squilli di tromba, i portatori si fermano ai piedi dello scalone e, solo a un cenno stabilito, si dividono chi al piano superiore e chi nel cortile, in modo che le vivande compaiono tutte insieme, allietando le tavole. Un servitore fa la spola con l'esterno per comunicare l'ordine. Il banchetto inizia la mattina con piatti di morsaletto, poi un lesso, poi un arrosto: tutte portate raffinate e sorprendenti nelle decorazioni, cos belle da sembrare finte. Quasi un peccato tagliarle per servirle. Poi cialdoni, marzapane e mandorle, confetterie con pinocchiati e zucca confetta. Hans osserva curioso tutto quel ben di Dio e le facce dei commensali rallegrate da danze, musiche e spettacoli. Preferisce la sua postazione accanto a Ekaterina piuttosto che precipitarsi alle tavole del popolo, dove si  riversata la folla che sgomita e arraffa quanto pi pu. Oggi  un giorno speciale per la citt, una festa magnifica degna di un vero signore a cui hanno il privilegio di assistere. Manger dopo, pensa, quando una voce pi alta richiama la sua attenzione. Gira lo sguardo e non molto distante in fondo a una delle tavole all'aperto riconosce dagli abiti sgargianti il suo amico. Si accerta che Ekaterina stia bene e le dice all'orecchio che si allontaner, ma solo per poco. Le raccomanda di non muoversi, torner subito. Si incammina tra la folla, pieno di gratitudine per l'incontro.
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
Caterina corre agli Innocenti.
...
.
...
Siede da solo, a capotavola, e tiene banco con un gruppo di uomini all'apparenza artigiani o mercanti ben vestiti, ma non in modo lussuoso, sobri. Angelo invece si nota per l'abbigliamento sgargiante, con i colori della contrada giallo e rosso con liste azzurre. Hans gli tocca la spalla e l'altro si gira con un sussulto, poi vedendo l'amico esclama: Oh, giusto te, quando siete arrivati? Vieni, siedi qui accanto a me con questi bravi fiorentini che mi stavano raccontando di come Piero dei Medici sia sopravvissuto a un attentato grazie a Lorenzo. Sembra davvero un grand'uomo, anche se  solo un ragazzo, ma dimostra di venir su bene, educato dal nonno Cosimo e dalla madre Lucrezia.
Ma insomma, siete andati via con i cavalli e ci avete lasciati in braghe di tela, lass fra i boschi!
Angelo fa un cenno con il capo e solleva le sopracciglia a intendere che  meglio non parlare ora di quelle faccende. Signori, ecco il mio amico Hans Memling, dipintore della citt di Lubecca, a Firenze per imparare l'arte vostra e riproporla in Germania.
Hans piega il capo leggermente e sorride agli astanti, declina l'invito a sedersi, ma Angelo insiste versandogli da bere. Il pranzo va avanti e uno dei commensali riferisce che nei giorni precedenti sono arrivate al palazzo centocinquanta vitelle, quattromila fra galline e papere,
pesci, cacciagione e moltissime botti di vini nostrali e forestieri. E indica altre botti che stanno scaricando da un carro anche ora, per paura di rimanere senza.
Nel pomeriggio viene data un po' di tregua ai partecipanti affinch si riposino, a quel punto Hans si congeda dandogli appuntamento per il giorno dopo alla taverna della Malvagia, come del resto erano gi d'accordo.
Intanto Ekaterina  assai preoccupata per l'assenza di Hans, terrorizzata di incrociare Giovanni, se ne sta sulle spine. Arriva il momento della consegna dei regali alla sposa, mentre tutti cercano di sbirciare nel cortile per vedere le magnificenze esposte: doni di principi stranieri, signori e banchieri fiorentini. Un tripudio di argenti e porcellane, gioielli e broccati, aperti e distesi davanti alla sposa che nel frattempo  scesa nel cortile.  molto apprezzato da Lorenzo il regalo del suo precettore Gentile de' Becchi: un Libro delle Ore scritto a lettere d'oro su carta azzurra. A quel punto Ekaterina si dilegua e sparisce nelle vie vuote e assolate dietro il Duomo, lontane dal palazzo.
Ha in mente una sola meta, un luogo che ha immaginato tante volte nei suoi sogni, un luogo che ha vagheggiato, ma di cui ha paura. Questo  il momento giusto per andare, cos risolver una volta per tutte il mistero che ha lasciato quando si  allontanata dalla citt nell'anno del processo. Era l'estate del 1455 quando partirono per la campagna, verso Arezzo. Il fratello e la cognata avevano intimato a Lusanna di lasciare Firenze, per salvaguardare la reputazione della famiglia ed evitare noie e insinuazioni pesanti sul suo conto. Lusanna non voleva in nessun modo e si gettava a terra strappandosi i capelli. Alla
fine, una mattina all'alba, accompagnata dalla schiava, sal sul barroccio. Anche per Caterina era stato meglio cos perch il Vescovo, che pure l'aveva ascoltata, non le aveva concesso protezione. Certo, se Caterina avesse dichiarato al processo, se avesse raccontato del figlio, di come Giovanni la trattava, facendo bordello della casa dove invitava gli amici, forse si poteva sperare nei giudici. Ma le schiave non potevano testimoniare ai processi e se c'era un testamento per la sua liberazione, prima o poi, sarebbe venuto fuori.
Allora si era sentita vile per non aver cercato di intervenire ugualmente davanti ai giudici, ma oggi sa bene che non l'avrebbero mai presa in considerazione. E poi l'ultima decisione del Papa aveva decretato la vittoria di Giovanni, amico di Cosimo, e la sconfitta di Lusanna, protetta dal Vescovo.
Intanto  giunta davanti allo Spedale degli Innocenti, ecco che sale le scale e bussa alla porta con il cuore in gola e la voglia di scappare di nuovo. Ma ha fatto una promessa a se stessa,  tornata a Firenze e non pu fuggire. Deve almeno provarci, visto che  qui. Bussa. Dopo un po' compare un'inserviente che la scruta da capo a piedi e le chiede cosa voglia: oggi le consorelle festeggiano fra loro le nozze e non desiderano essere disturbate. Caterina con molta gentilezza riferisce che viene dall'Ospedale di Siena, la Scala, per conto di suor Orsola Degli Alberighi, che le ha lasciato un incarico importante. L'inserviente, al nome dell'altro Ospedale, la fa entrare e va a chiamare la sorella guardiana addetta agli ingressi, tanto lei  nella sua cella e non festeggia con le altre. Mentre attende su una panca dello stanzone, ode le canzoncine dei piccoli che provengono dal giardino sul retro. Un fanciullo curioso si intrufola nella sala e le va vicino per osservarla e chiedere se  lei la sua mamma, poi viene richiamato e portato di nuovo con gli altri.
A Caterina salgono le lacrime agli occhi e quando sente la canzoncina dei topolini dell'arcobaleno scoppia a piangere e non riesce a trattenersi. I poveri gettatelli che ha lasciato a Siena, Lapuccio che voleva andare a Firenze a cercare i suoi genitori, perch cos gli avevano pietosamente raccontato. Presto avrebbe saputo che mamma e babbo non lo avevano voluto e oltretutto senza sapere il perch. Invece lei voleva spiegare tutto a suo figlio perch non restasse con l'odio e la rabbia cuciti addosso.
Ho veduto sotto il sereno due topolini dell'arcobaleno. Sono ospiti del giardino, hanno le salvie per cuscino. L'uno azzurro, l'altro rosa, sono forse uno sposo e una sposa. Cos nobili all'aspetto, ma dove troveranno un tetto?
La suora non vuole dire niente, non pu, non sa, oppone dinieghi, e poi Ekaterina non ha nulla con s da mostrare per reclamare i suoi diritti. Insiste, ma non c' nulla da fare. Quando sta per andarsene una vecchina le si avvicina facendo cenno di attendere. Rimaste sole riferisce che lei un tempo era addetta a trovare i nomi per i fanciulli e le chiede se per caso ricorda qualcosa di pi preciso, una data, un pezzo di stoffa potrebbero essere utili per fare un po' di luce.
Ekaterina le parla di un bel bambino biondo con gli occhi azzurri, doveva essere la primavera del 1454, certo il giorno di Pasqua o quello subito dopo.
Donna, spesso i bambini sono biondi e anche gli occhi azzurri non mancano. Se sono belli e sani di solito qualcuno li prende con s, dopo che li abbiamo svezzati.
Per sono poche le donne che vengono a reclamarli. Possibile che non hai lasciato niente con lui per riconoscerlo? Eppure quasi tutte lo fanno.
S, una mezza medaglietta per ricongiungerla alla mia.
Allora mostramela e ti far sapere fra qualche giorno. Conosco gli archivi, aiutavo a registrare i nomi e le poche notizie a riguardo di quei fanciulli.
Purtroppo non l'ho pi con me, l'ho lasciata alla mia...- si trattiene, non pu rivelare niente di s. In fondo per i fiorentini  sempre la schiava di Giovanni della Casa - un'amica, era una mia amica che desiderava un figlio e non poteva averne.
Allora  difficile aiutarti, mettiti il cuore in pace, se la tua amica  venuta sar stato meglio per lui, ma ricordati che potrebbe essere morto prima, e allora a cosa serve saperlo? Un dolore inutile, va' figliola, va' e che Dio ti benedica. Le stringe la mano con affetto. Avrei desiderato aiutarti, sono vecchia e un'opera di misericordia mi avrebbe reso l'anima leggera, ma non ho il potere di farlo.
Ekaterina si avvia rassegnata all'uscita, quando in un guizzo di luce che entra nella stanza buia si volta e dice senza pensarci: Ma una signora bionda, bella, fiera e sdegnosa, con abiti di seta e gioielli al collo, ve la dovreste ricordare.
No, figliola la mia memoria mi sta abbandonando, e diverse donne ho visto qui, pi spesso i loro mariti a dire il vero, mi dispiace, ma forse  meglio non sapere.
Ekaterina si avvicina fremente e dice: Lusanna di Benedetto, s, la dalmata, ne parlava tutta la citt, il processo intentato al marito Giovanni della Casa che l'aveva ripudiata. L'aiuto di Antonino, il Vescovo dei poveri, ricordate, ricordate?
S, adesso che me lo dici ricordo che esultammo per lei, ma poi la sentenza fu rovesciata. Certo, la conoscevo bene, l'avevo vista tante volte in chiesa, all'Annunziata, a chiedere la grazia. Si erano conosciuti l. La bellezza di Lusanna aveva incantato Giovanni, ma non la sua gente che fece di tutto per separarli e ci riusc.
Allora l'avete vista dopo a riprendere un bambino qui? Vi prego sforzatevi.
Certo, l'ho vista qualche anno dopo il processo. L'ho riconosciuta subito, provata s, ma sempre bella. Era accompagnata da un uomo, un tipo bizzarro che disse che una volta preso il bambino sarebbero andati via da Firenze, in campagna, credo. Successe l'anno dei funerali di Antonino che mor a maggio del 1459. Quanti poveri accorsero per salutarlo e pregare! Il sant'uomo aveva lasciato ai bisognosi i suoi beni.
Ma ditemi: dove erano diretti i due col bambino?
Ah s... ma che gran funerale fu quello del Vescovo! Forse dalle parti di Arezzo, mi pare. Non ci avevo pi pensato a Lusanna, ma voi me l'avete rammentata. Era lei sono sicura.
E ditemi: era sano, era bello quel bambino? Come l'avete chiamato il mio Klja?
No, codesto nome no. Bello era davvero bello come dite, fiero e audace. Se non l'avesse preso lei, di sicuro qualche ricco mercante l'avrebbe adottato, ma Lusanna disse che era suo e mostr la medaglietta spezzata. Mi ricordo bene, ma il nome no. Forse il nome del santo di quel giorno, facciamo cos di solito.
Grazie, grazie, come vi chiamate? Vorrei ricompensarvi.
Margherita, ma mi chiamano Titta, e voi?
Io sono - esit un attimo - il mio nome  Ekaterina pronuncia d'un fiato, sapendo che forse non  prudente rivelare di s, ma la gioia  tale che non pu trattenersi.
Dio ve ne renda merito Margherita. Ho pregato tutta la vita per ritrovarlo, mi avete dato una grande gioia, torner, se potr, a ricompensarvi.
Non occorre figliola, l'ho fatto per amore dei fanciulli e delle madri. Andate con Dio e non tornate qui. Siete stata nelle sue grazie, ma ricordate che le preghiere esaudite a volte nascondono lacrime.
Non pu essere, sono troppo felice. E si congeda uscendo di corsa, quasi inciampando scendendo le scale del portico.
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
.
...
La guaritrice.
...
.
...
Al palazzo di via Larga i festeggiamenti continuano, dentro e fuori l'edificio con musica e danze. La sera, al ricevimento,  servita una gelatina. Seguono l'arrosto, frittellette, cialdoni e mandorle. A finire sempre le confetterie e i pinocchiati. Sulle tavole una grande tazza d'argento colma d'acqua per rinfrescare, bicchieri e bibite. Come vino si mesce Malvasia, Trebbiano e Vermiglio. Fuori abbondanza di cibi pi semplici e allegria ovunque per tanta generosit basata sulla magnificenza. Si sancisce un patto col popolo e con la Signoria che governa la citt.
Caterina torna alla panca di pietra stipata di persone che non hanno trovato spazio ai tavoli. Avvicinandosi riconosce Hans che, non appena la vede, le va incontro allarmato chiedendole dove fosse stata tutto quel tempo.
Ero in pena per te, dovevi aspettarmi, ho temuto che ti avessero riconosciuta e Giovanni avesse mandato i birri a prenderti per arrestarti.
Sono andata all'Ospedale degli Innocenti, tu non arrivavi e ho deciso che era meglio non restare da sola l n girovagare per le strade deserte.
Avevi nostalgia dei tuoi gettatelli, immagino, comunque un'altra volta evita di sparire cos, senza dire niente.
Ekaterina annuisce, in cuor suo  contenta che Hans sia stato in pena per lei,  un segno d'amore, sentimento di cui lei continua a dubitare, nonostante tutto. Infatti non se la sente di raccontare di suo figlio, deve trattenere la gioia, non vuole sciupare questo momento di felicit, Hans potrebbe rimanere turbato, geloso. Insomma, non si fida ancora di lui. Aspetter qualche giorno, per il momento  meglio che la sua gioia resti segreta. Sente un calore scaldare il cuore.
Ho incontrato Angelo, era da solo, immagino che Chiara non volesse essere vista. Siamo d'accordo di trovarci alla taverna della Malvagia, ma non so niente di pi perch non eravamo soli.
Sono contenta, vuol dire che  andato tutto bene e non devo preoccuparmi. Ci aiuteranno?
O noi aiuteremo loro? Vieni, dobbiamo tornare alla Stufa, Puccio sar molto arrabbiato: siamo stati via troppo tempo.  vero che abbiamo lasciato in ordine e pulito e la legna pronta per scaldare l'acqua, ma lui se la prender con noi, lo so. Sbrighiamoci.
Arrivano trafelati alla Stufa dove trovano Puccio che li aspetta sulla porta e scaraventa loro addosso una serie di invettive e minacce di cacciarli fuori. Ha dovuto pensare lui a tutto e gi stanno arrivando i primi clienti.
Veloci, entrate e andate a portare l'acqua calda coi secchi, consegnate i saponi e le caraffe d'acqua fresca da bere! Asciugate dove il pavimento si  bagnato e controllate che tutto sia a posto.
Entrando in una stanzetta, Caterina vede una donna seminuda adagiata sui cuscini, sudata e senza fiato, gli occhi lucidi e un filo di voce per chiedere da bere. La tocca, brucia. Ha la febbre e teme il peggio, quando si avvicina le controlla il polso come le ha insegnato Gabrina e poi osserva il corpo e tasta sotto le ascelle. Non ci sono
segni sospetti, enfiature e macchie scure. Una febbre di stanchezza per il viaggio. Dov' vostro marito? chiede alla donna.
 andato a cercare un medico, ma pare sia impossibile: nessuno vuole perdersi la festa e anche noi che siamo venuti da Sansepolcro, abbiamo viaggiato di giorno sotto il sole e di notte al freddo, mio marito ci teneva tanto a vedere gli sposi, porta bene, dicono.
Intanto copritevi con questo telo, io preparo delle pezze bagnate per la fronte e una pozione per abbassare la febbre, non temete, non sar nulla di grave, passer e forse domani potrete assistere ai festeggiamenti.
Spero che non sia successo niente al bambino, sapete sono incinta di poche lune.
Il bambino? Avete avuto sanguinamenti forse? chiede Ekaterina preoccupata.
Non mi sembra, non credo, Dio non voglia... e infila la mano fra le coltri per controllare. La tira fuori rossa di sangue e si accorge che anche la stoffa  bagnata. Caterina le dice di stare tranquilla, di non preoccuparsi. Ha un rimedio per porre fine all'emorragia e far calare la febbre. La donna comincia a piangere angosciata temendo di aver perso il bambino.  da tanto tempo che ci provano e finalmente la Madonna ha fatto la grazia. Non pu ricominciare di nuovo con la trafila dei santuari, suo marito si arrabbier con lei, le dir che non  buona a concepire figli e l'abbandoner di sicuro. Ekaterina cerca di tranquillizzarla e l'aiuta a bere, adagiandola su un lettino pulito lontana dai vapori. Chiama la bambina a sorvegliarla.
Poi si chiude nella sua stanzina prepara un decotto con le erbe per la febbre e un impiastro da applicare dentro
la vagina con una sostanza untuosa, riposta dentro un vasetto, a cui aggiunge utriaca, come le ha consigliato Gabrina. Non deve eccedere con l'utriaca, oltre a essere molto costosa pu risultare anche nociva per il bambino.  comunque un rischio che va corso.
Quando torna di l, la bambina  spaventata, dice che il sangue continua a scorrere, la fronte  caldissima e dalla bocca escono parole sconnesse, bisogner chiamare un dottore.
Aiutami, facciamole bere il decotto e aspettiamo che faccia effetto intanto io applico questa medicina e vediamo. Oggi i dottori non si trovano, meno che mai i cerusici, nemmeno a pagarli a peso d'oro e loro due credo che non possano nemmeno compensare con una giusta parcella.
Dopo qualche ora il sanguinamento  cessato e anche la febbre sembra abbassata, ma la donna continua a delirare. Vengono sostituite le pezze sulla fronte dopo averle bagnate in acqua fresca, e per la seconda volta si somministra il decotto. Intanto  arrivato il marito che insieme a Puccio conferma di non aver trovato dottori, ma gioisce constatando che sua moglie sta decisamente meglio. Ekaterina sorride, tuttavia consiglia di rallegrarsi solo dopo che la malata avr superato la notte. Per il bambino occorrer aspettare ancora qualche giorno. L'uomo a queste parole inizia a urlare dicendo che no, ancora una volta non ce l'avrebbe fatta a superare questo dramma. Se il bambino fosse morto, lui avrebbe saputo cosa fare. Tutta colpa di sua moglie. Bisognava prendere un innocente dall'Ospedale.
Aspettiamo a trarre le conclusioni, vedremo domani, per ora la donna dovrebbe superare la crisi, vero? e le
accarezza la fronte, scostandole un ciuffo di capelli madido di sudore.
Puccio si vanta con l'uomo delle qualit della sua Stufa che pu anche offrire opere di medicheria e si strofina le mani al pensiero della lauta mancia che ricever se la donna sar salva. Invita poi l'uomo a bere un bicchiere di malvasia alla salute degli sposi e alla sua donna risanata. Hans, entrato da poco nella stanza, sorride compiaciuto alla sua compagna e si rallegra. Viene invitato a bere anche lui.
Il giorno dopo la donna sta decisamente meglio e ringrazia con un fil di voce la sua guaritrice. Il sanguinamento  cessato e la febbre  scesa. Ekaterina preferisce restare alla Stufa per controllare l'inferma. Hans andr da solo ai festeggiamenti per Lorenzo e Clarice, a cui tiene tanto, vorrebbe anche fermarsi a visitare qualche chiesa, ma preferisce aspettare di farlo con lei.
La giornata non promette bel tempo, gi all'alba le nuvole offuscano il cielo screziato di rosa e blu. Speriamo non giochi brutti scherzi agli sposi, si raccomandano fra loro. Ekaterina deve anche risistemare le stanze, ieri c' stato movimento di persone per i bagni e coppie che si sono incontrate nella sala dei confetti, come la chiama in ricordo di Francesco. Ormai ripensare a lui non le strazia pi il cuore. Ha accettato che le cose passano e si trasformano, ma l'amore resta e si deposita su altre facce, altri occhi e corpi da abbracciare. Al mondo stanno sempre in agguato Paura e Speranza, destini uguali, che tessono le ombre in eterno sopra il precipizio.
Ci vuole spesso tanta sofferenza. Passata la paura, resta la speranza e con la speranza ci aggiriamo a cercare
quanto ci  di pi caro. E adesso anche lei, la piccola schiava, si sente di appartenere al mondo attraverso questo figlio che sta per riabbracciare.
Hans esce per andare in via Larga, la gente  assiepata dappertutto, qualche fanciullo issato sulle spalle del padre fa sventolare drappi con i colori dei Medici e le palle ben disegnate in vista. Altri gruppi di bambini giocano imitando l'arrivo degli sposi e inchinandosi ai passanti. Ogni tanto qualcuno getta monete dalle finestre e i piccoli accorrono a recuperarle. Il vino scorre gi dalla mattina e i confetti volano. Comincia una pioggerellina fine e i pi cercano di ripararsi. La piattaforma per i balli  vuota e tutt'intorno i festoni di lauro e arance si stanno bagnando. All'interno sono stati sistemati tendoni nel cortile, ma se l'acqua dovesse aumentare non sarebbero di certo sufficienti. Comunque la bella statua di Donatello  stata protetta.
Prima di passare dalla taverna della Malvagia, Hans si ferma davanti al Battistero. Osserva e pensa: Ecco la cupola, proprio come gliel'ha descritta Ekaterina, grande, perfetta e maestosa come un mantello rosso rifinito d'ermellino. Che grande architetto Filippo Brunelleschi, nessuno era mai riuscito in un'impresa simile. Gelosissimo del suo progetto era riuscito a innalzare una cupola cos grande, e non si sa ancora bene come avesse potuto fare. Ha distrutto i disegni. Ora riposa in Duomo, giustamente, piccolo e sparuto, bizzoso e vendicativo, ma grande, grande architetto. Il battistero con i suoi otto lati, simbolo dell'infinito, e i marmi bianchi e verdi che ha gi visto in altri monumenti qui a Firenze. Ecco laggi anche il campanile di Giotto che svetta accanto alla facciata. Torner con calma a osservare tutto questo e poi deve
assolutamente andare a Santa Croce per gli affreschi di Giotto. Nessun pittore che si rispetti non pu vedere in lui che un maestro. E che maestro! Nei prossimi giorni mi ci recher con la mia Katia, passato il trambusto delle nozze, quando i festeggiamenti avranno avuto termine.
...
.
...
CAPITOLO 38.
...
.
...
Incontro con Chiara e Angelo.
...
.
...
Alla taverna della Malvagia non  ancora arrivato nessuno, tranne il solito ubriaco in un angolo. Dopo i saluti all'ostessa, che non gli d molta corda, Hans siede al tavolino e aspetta. Non ha fame quindi ordina solo un bicchiere di vino che osserva in controluce prima di bere. Si  abituato al sapore del vino, pi forte e concentrato della birra, per non appena torner in Germania la prima cosa che far sar proprio scolarsene una brocca intera, fresca e leggera, che scivola gi in un attimo. Forse la birra  la cosa che gli manca di pi, senza contare l'affetto di qualche amico. Non ha parenti n una madre che l'aspetti, solo riaffiora quel brutto ricordo che finora gli ha impedito di tornare. Non  riuscito ad andare a Gerusalemme, come si era ripromesso, e nemmeno a Roma. Siena l'ha accolto ed  stato curato alla Scala, poi l'incontro con Ekaterina, Katia, come ama chiamarla. Ma il peso del rimorso si sente ancora. Quell'uomo che ha lasciato sanguinante in mezzo alla strada, dopo una rissa... Sar morto di sicuro e lui  sfuggito all'arresto, e adesso cosa potrebbe fare?
Mentre  immerso nei suoi pensieri entra Angelo, tracotante e allegro, accompagnato da Chiara. Si avvicinano al tavolo e lo salutano. Angelo con una pacca sulla spalla lo scuote dal suo torpore.
Hans carissimo, eccoci, come vedi ho Chiara al mio
fianco e invece tu sei da solo. Dov' la tua donna? Chiara voleva riabbracciarla ed  venuta apposta, ma non  prudente farsi vedere in giro.
Certo, Ekaterina ha preferito rimanere alla Stufa, c' un'ammalata a cui ha prestato le sue cure e poi anche per lei non  il caso di stare fuori.
Ah, siete alla Stufa dei Tedeschi, immagino, ma non  un posto poco adatto alle donne oneste? Almeno cos dicono.
Forse, comunque ci hanno accolto perch li aiutiamo a tenere pulito il locale, ma soprattutto a scaricare la legna e spostare secchi d'acqua bollente per le vasche, meno male che l'ostessa qui ci ha raccomandato, altrimenti non so dove avremmo dormito, speravamo in te, Angelo, ma ti ho rivisto solo ieri, il passaggio dal voi al tu  ormai naturale.
In effetti abbiamo avuto un po' da fare, siamo ospiti da un amico qui vicino, in una casa torre, la torre dei Caponsacchi, ma non potrebbe ospitare anche voi, sai lui conosce Giovanni della Casa e non sarebbe prudente per Ekaterina, vero Chiara? Chiara mi ha raccontato... ad ogni modo vi siete sistemati lo stesso.
Cosa pensate di fare, di rimanere qui a Firenze? Avete appoggi, mi pare chiede Hans.
Non lo so ancora. Vedremo. Ma se le cose si mettono male, l'unica occasione sar imbarcarsi a Pisa per Napoli. L ho davvero la possibilit di lavorare al banco dei miei cugini e sistemarmi bene con Chiara.
Dici, dici, ma la verit  che non hai ancora una vera soluzione per noi due, io ho lasciato il convento e rotto con la mia famiglia e tu?
Chiara, lascia perdere, ne parliamo dopo, fra noi.
Certo, che dovevo fare? Restare in convento? Mi sono fidata e adesso non so cosa succeder, sono stufa di stare nascosta dentro quel tugurio, io che vengo da una famiglia illustre di Siena.
S, s, illustre, ma tuo padre era pieno di debiti e nemmeno la dote ti ha potuto lasciare. Non farmi parlare, su.
Capisco, comunque non litigate, almeno davanti a me. Si risolver tutto, vedrai, Chiara. Anche per Angelo non  facile, la sua famiglia l'ha ripudiato e le conoscenze a Firenze non si sono rivelate cos affidabili, vero?
Proprio cos, amico mio, ma Chiara scalpita e vorrebbe una vita regolare, come quella della sua famiglia. Le ho spiegato che ci toccher ricominciare da capo.
Chiara domanda di Ekaterina ed esprime il desiderio di rivederla al pi presto, poi racconta delle difficolt del viaggio. Sempre nascosti, mangiando poco e camminando tanto. Avevano dovuto vendere i cavalli per pagarsi l'ospitalit nelle locande e tenere qualcosa di che vivere dopo, ma adesso si domanda dove, visto che a Firenze non sembra possibile. Angelo prosegue raccontando che anche loro avevano seguito la via Francigena e si erano fermati ad Abbadia Isola, solo per costatare che era tutto in rovina e non potevano ricevere ospitalit, e poi al castello della Chiocciola. L si erano mostrati gentili, anzi era stato proprio quel signore ad acquistare i cavalli. Il resto erano locande povere, dove si dormiva tutti insieme e lui aveva dovuto vegliare su Chiara. Pi di una volta avevano tentato di molestarla ed erano scappati via di notte. Non avrebbe potuto scatenare una rissa, data la loro condizione di clandestini e ricercati.
All'inizio andava tutto bene, non soffrivano le difficolt del viaggio n la fame, il loro amore bastava a sopportare ogni cosa, poi tutto era diventato difficile, sempre pi difficile e Chiara non faceva che lamentarsi, soprattutto da quando aveva scoperto di essere incinta, era passato solo un mese e gi aveva nausee e svenimenti, era sempre nervosa e irritabile.
Certo, prosegue Chiara, non pensavo che sarebbe andata in questo modo, non volevo il bambino, mi sembrava troppo presto, ma Dio ha voluto cos e poi, poi forse Angelo non mi ama pi come prima, lo sento. Ti sei pentito vero? Dillo ad Hans, tanto lo so, ma ormai siamo legati mani e piedi e mi devi prendere in moglie al pi presto.
Ma che dici, Chiara? Ti sono sempre stato affianco: ti ho sostenuta e sorretta, ma non  semplice, lo so anch'io. Comunque ce la faremo, vedrai, a Napoli sar tutto pi facile e prenderemo una casa a pigione.
Certo, Chiara, Angelo ha ragione, ci vuole pazienza, almeno voi avete qualche fiorino da parte, noi nemmeno quello, siamo sulla paglia, come dicono a Firenze. Ma non ci lamentiamo.
Portami da Ekaterina, voglio vederla al pi presto, voglio parlare con lei.
Allora andiamo subito, vi accompagno, non  distante da qui.
Io non vengo, Hans, accompagnala tu, questioni di donne, poi meglio non farsi vedere insieme. Ti aspetto in via Larga, vado a vedere come procedono i festeggiamenti, con questa pioggia, avranno di che sollazzarsi.
Dunque partiamo. Hans, conducimi alla Stufa.
Sotto un temporale scrosciante, i due sono costretti a ripararsi sotto la loggia del Bigallo e da l hanno modo di discutere della situazione, poi Hans, cambiando discorso, si sofferma sulla bellezza del Battistero. Davanti a loro le splendide porte del Ghiberti, sono vicinissime. Le pi belle sono quelle davanti all'ingresso della Chiesa, le ultime terminate da un decennio circa. Ghiberti impieg ben ventisette anni per realizzare questa splendida opera in bronzo e oro e alla fine risult talmente bella che gi nel 1452 si decise di spostarla sul lato orientale di faccia alla Cattedrale, dove si trovava l'altra porta del Ghiberti spiega Hans, che si era informato. Un raggio di sole fra la pioggia illumina di riflessi l'oro del rivestimento. L'artista ha ottenuto l'incarico senza concorso, dopo che tutti ebbero viste le porte a est. Qui sono le formelle che riguardano le storie dell'Antico Testamento.
Hans ha parecchio da imparare e forse non gli basterebbero tre vite. Vede che i personaggi in primo piano sono grandi e in rilievo, quelli dietro sembrano schiacciati. Ci sono Adamo ed Eva banditi dal Paradiso, Caino e Abele, Giuseppe venduto dai suoi fratelli, i re d'Israele, fino a Salomone e la regina di Saba. Che senso di profondit e grandezza! esclama Chiara.
Questa porta  degna di stare in Paradiso perch chi esce da l ha ricevuto il battesimo, quindi entra subito nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, cio nel Regno di Dio. Tutto  una meraviglia in questa citt.
Non vorrai paragonarla con la nostra Siena? Piazza del Campo non ha eguali conclude Chiara, con una smorfia.
Hans osserva il campanile di Giotto.  proprio davanti alla sua faccia e s'innalza su su come una retta a simboleggiare l'asse del mondo che congiunge cielo e terra, cio avvicina gli uomini a Dio. Grandi personaggi hanno progettato tali meraviglie e Hans si sente piccolo di fronte a tanta bellezza.
E poi guarda, la facciata  ancora da completare, almeno noi a Siena l'abbiamo rivestita di marmi, e che marmi! E se ce l'avessero fatta terminare sarebbe di sicuro la pi grande chiesa del mondo.
Sta smettendo di piovere e l'ultimo scroscio nasconde il sole che ricompare poi fra le nuvole. I due si allontanano di corsa per raggiungere la Stufa prima che ricominci l'acquazzone. Davanti alle porte, Chiara indica un tondo con la testa di Ghiberti, cos come aveva fatto sulla Porta Nord, un autoritratto che lo rappresenta calvo e con un'espressione astuta, alla stessa altezza del tondo di Bartoluccio, suo padre adottivo e maestro.
La via Larga si apre subito dopo la piazza e gi si sentono il vociare confuso e le musiche che accompagnano le portate. Domani, il terzo giorno di festeggiamenti, gli sposi e la compagnia si recheranno in San Lorenzo, dove si celebrer la messa che formalizzer il matrimonio. Ma ancora si pu mangiare, ballare e suonare, altri regali saranno presentati e altre promesse saranno fatte alla luna, sogni e chimere di uomini che solcano le strade della citt, qualcuno destinato a lasciare un'impronta duratura e indelebile. E lui, Hans, cosa porter con s nella sua casa? Il ricordo di tanta bellezza, una donna che ama e che diventer presto sua moglie. Ma riuscir a trasportare un seme, un segno nella sua bottega? Di tanta perfezione, anche solo un unghia basterebbe a renderlo felice e soddisfatto di s. Forse anche a dimenticare quel corpo lasciato sul selciato nella sua citt.
...
.
...
CAPITOLO 39.
...
.
...
Alla Stufa con Chiara.
...
.
...
Arrivano alla Stufa e Puccio, che li guarda con sospetto invitandoli ad entrare, domanda chi sia quella bella dama che lo accompagna e, alla risposta un po' evasiva di Hans, li segue. Ekaterina se ne sta accanto al letto della donna che si  sollevata sui cuscini e sta bevendo un po' di brodo caldo.
Alla vista di Chiara l'amica lascia cadere la tazza che rovescia a terra il suo contenuto e si precipita da lei. L'abbraccia e la bacia con trasporto. Poi, riavutasi dalla sorpresa, torna dall'ammalata scusandosi e raccoglie i cocci.
Vedo che ti occupi di ammalate, hai imparato bene l'arte di Gabrina!
S, devo ammettere che i suoi insegnamenti mi sono tornati utili, la donna ha avuto una perdita di sangue e la febbre.  incinta, sono riuscita a evitare il peggio e la febbre  scesa con le erbe che avevo portato da Siena. Il bambino dovrebbe essere vivo, ma lo sapremo con certezza fra un mese se lei non avr il suo tempo.
Vedo, ha un bel colorito, anche se  stanca. Forse potresti lasciarla riposare e seguirmi. Devo parlarti. Non ci vediamo da tanto tempo, sono cos felice di averti trovata!
Anch'io lo sono. Sei felice adesso con tuo cugino, vi siete poi sposati?
Ti spiegher tutto. Sbrigati, ti aspetto fuori.
Ekaterina sostenendo con il braccio l'ammalata continua a farle sorbire il brodo, poi aggiunge ancora una tazza della medicina che aveva preparato. Il sapore  amaro ma la donna la guarda riconoscente e con un filo di voce la ringrazia. Vorrebbe aggiungere tante parole, ma  ancora debole e gli occhi le si chiudono, avr modo di farlo una volta recuperate le forze. Ha perso tanto sangue, ma aver trovato alla Stufa una mano santa come quella di Caterina le fa pensare che al mondo le cose non vanno sempre male per i poveri. Forse  stata proprio la Madonna del Parto, che aveva visitato, a vegliare su di lei e mandarle l'aiuto di una donna. Ora deve solo pregare e tutto si risolver come le  stato predetto. Intanto il seno non si  sgonfiato e non ha pi dolori al basso ventre. E sull'immagine della Madonna, a cui vanno le sue preghiere, si addormenta.
Ekaterina accoglie Chiara nella stanzina che le ha assegnato Puccio. Siedono sul letto e bevono dell'acqua fresca da una brocca appoggiata su una nicchia del muro. Poi Chiara offre dei confetti all'amica e si appresta a parlare dopo aver controllato che la porta sia ben chiusa.
Le cose non vanno bene con Angelo, lui  distratto e non le presta l'attenzione dovuta. Dopotutto lei ha abbandonato la famiglia per amor suo,  scappata dal convento, tutti quei pericoli nei sotterranei di Siena e dopo a casa di Gabrina e lass, a Castiglion che Dio sol sa. Quante ne hanno passate! Meno male che non era da sola. Poi  arrivato lui, hanno continuato la fuga:  trascorso un po' di tempo e non le fa pi vezzi e moine. Se questo  l'amore che ha sognato quando era in convento, si  sbagliata. Certo, le gioie dei loro corpi sono sempre
presenti, il piacere che prova  grande e l'appaga, ma lui  distratto. Non cerca una sistemazione adeguata e soprattutto rimanda la data delle nozze, ogni volta una scusa. Dovrebbero partire per imbarcarsi a Pisa per Napoli, in segreto, e l sposarsi. E poi e poi... Chiara inizia a piangere.
Che ti succede amica mia? Tutto si risolver, vedrai, ci vuole un po' di pazienza e con la buona ventura arriverete in quella grande citt di porto e vi farete una nuova vita. Non piangere, a tutto c' rimedio... vedrai.
No, non  sempre cos e poi... Fossi rimasta in convento a quest'ora sarei beata e serena, senza preoccuparmi del cibo e...
Ma eri infelice, ricordi? Non volevi stare pi l dentro e mi hai convinta tu a uscire. Ti sar sempre grata di questo, perch adesso non vuoi darti conforto? Prendi un bel bagno con il tuo Angelo, qui c' una stanza con fiori e profumi.
Non abbiamo pi denaro, abbiamo speso tutto e Angelo ha giocato ai dadi gli ultimi grossi.
Il tuo uomo ha tante conoscenze, riuscir a farsi dare un prestito per arrivare a Napoli.
E poi e poi... sono incinta. Non vedi che sono gi grossa?
Ma questa  una bella notizia, sono felice! Non devi darti pena e l'abbraccia con tenerezza.
Il fatto  che io non voglio.  arrivato troppo presto, non sono pronta, sono troppo giovane. Poi  un bastardo, rimarr sempre il marchio di essere stato concepito fuori dal matrimonio.
Allora vi sposerete subito e nessuno lo sapr mai.
Ekaterina, devi aiutarmi, ricordi quando eravamo
sotto il letto da Gabrina? Quella fanciulla con la madre, Gabrina la fece sconciare e poi ci spieg come. Tu hai sempre ascoltato, hai il suo quaderno, devi provare anche con me. Dopo sar tutto pi facile, anche per Angelo,  arrabbiato per questo, dice che  colpa mia e non vorrebbe pi giacersi con me.
Aspetta, abbi pazienza. Non mi sento pronta, non l'ho mai fatto, non sono n guaritora n dottora e poi, forse, potresti avere la benedizione del Signore con questo fanciullo che deve nascere, cosa dice Angelo?
Angelo non dice nulla, lui non dice mai nulla, pensa solo a divertirsi e a giuocare ai dadi.
Chiara, non avere fretta, ti consiglio solo di aspettare. Non lasciare quello che hai per quello che non hai, ricordi? Lo diceva anche Gabrina. Ch'io ne sia consolata se potr aiutarti, ma spero di poterlo fare in altro modo. Vedi la pellegrina di l,  felice perch  riuscita a tenere il bambino dopo tanti aborti naturali. Ora io dico solo pazienta, Chiara, non mi sento ancora pronta.
Ho capito, non vuoi aiutarmi in nome della nostra amicizia, ci penser da sola.
Caterina ricorda i suoi tentativi di abortire il figlio di Giovanni, gettandosi dalle scale e facendo sforzi enormi, ma il bambino voleva vivere e adesso lo avrebbe anche conosciuto. Forse deve partire e cercare Lusanna a Sansepolcro, ma non pu lasciare Chiara da sola in questo momento difficile. Certo, di farla abortire non se la sente, non ha dimestichezza con gli strumenti, anche se una pozione si pu trovare, ma non  facile. Non ora, non subito, almeno. Alla fine, accarezzandola sul letto e facendole mille moine, le prepara un infuso di verbena e camomilla e le dice che la bevanda la aiuter a rilassarsi
e forse le far tornare il sangue, ma deve stare tranquilla e non compiere gesti avventati, domani cercher una soluzione, adesso per deve andare dalla pellegrina. Pu cercare di dormire un po', ne ha bisogno. Poi dopo sar pi facile trovare una risoluzione ai suoi crucci.
Va bene, Ekaterina, faremo come dici, mi  venuto sonno, sono stanca, approfitter del tuo letto, ma hai promesso che mi aiuterai!
Ekaterina annuisce e va di l, dove la donna si  tirata su. Appena la vede la ringrazia di nuovo e le promette che, di qualsiasi cosa avr bisogno, si far in quattro e, se vorr, a Sansepolcro lei e suo marito saranno felici di ospitarla. Sono poveri, ma sanno essere riconoscenti. Certo, perch dovrebbe venire proprio a Sansepolcro? Un bel paese, ma niente a che vedere con Firenze o Siena. C' un magnifico dipinto, ci vengono donne da ogni dove, la Madonna incinta, nella chiesetta di Santa Maria in Silvis.  stata lei a farle la grazia del bambino, prosegue, per questo  sicura che  vivo nel suo ventre. Sente che si muove.
Anche Ekaterina potrebbe avere una benedizione, tutte noi donne ne abbiamo bisogno. In Ekaterina si accende una luce, un ricordo vivido: lei e Lusanna dentro la chiesetta. L'immagine della Vergine dai lineamenti purissimi, ma allo stesso tempo umani, come se fosse preoccupata del parto, della sofferenza di tutte le donne. Partorirai con gran dolore risuona come un grido. Sansepolcro, l aveva trascorso lunghe giornate con Lusanna. Forse la sua padrona era tornata proprio l, c'era quel pittore che le aveva chiesto di posare. La sua bottega  ad Arezzo e gli era stato commissionato un affresco dell'Assunta in una cappella proprio l vicino. L'avrebbe dipinta pi bella di
tutte quelle madonne che ha veduto finora, disse.
Mastro Spinello... forse  lui il tipo bizzarro di cui parlava la vecchia nutrice all'Ospedale degli Innocenti. Lusanna ne era affascinata e faceva le fusa come una gatta. Probabilmente, una volta persa definitivamente la causa contro Giovanni della Casa, quando il Papa aveva annullato la sentenza, era andata l a Sansepolcro e il pittore, tornato a farle visita, l'aveva chiesta in moglie, era bella e con una piccola dote. Oppure si era limitato a fare con lei quello che gli uomini di solito chiedono alle donne. Dilettarsi. A ogni modo era una strada da seguire. Ekaterina risponde che accetter la sua offerta, visto che alcuni affari la richiamano ad Arezzo ed  stato gentile da parte sua invitarla.
La pellegrina  felice: Che Iddio ci apparecchi qualche buona ventura! Stiamo allegre, sto gi meglio, partiremo presto da qui.
E la buona ventura si  materializzata proprio in questa donna che ha aiutato, come allora la madre del pittore che aveva portato via Lusanna permettendole di andare alla Verna a cercare ser Lapo Davizzi da sola.
...
.
...
CAPITOLO 40.
...
.
...
La cerimonia a San Lorenzo.
...
.
...
Domenica.
La mattina sono tutti fuori a vedere la sposa agghindata per la messa grande nella chiesa di San Lorenzo.  la parrocchia dei Medici che Cosimo ha contribuito ad abbellire con i due pulpiti di Donatello e le tombe di famiglia nella sagrestia Vecchia, grazie all'ingegno del grande Filippo Brunelleschi. Hans vi si  recato prestissimo, intrufolandosi di soppiatto nella vasta navata per ammirarne il genio. Ha potuto osservare l'armonia e l'eleganza, interrotta dalle splendide decorazioni di Donatello, realizzata seguendo una concezione geometrica razionale. Un cubo sormontato da una cupola semisferica. Cerchio e quadrato. La perfezione! esclama Hans, sentendosi proprio al centro dell'Universo. Cosimo non era seppellito l nella cappella, bens davanti all'altare, sotto il pavimento al centro della chiesa.
Hans non fa in tempo ad ammirare il bellissimo pulpito in bronzo di Donatello perch lo fanno uscire di corsa, con il rimpianto di non aver veduto tutto. Torner quando ci sar pi calma, oggi non  proprio la giornata adatta,  gi molto che sia riuscito a introdursi di soppiatto.
Intanto arrivano gli invitati d'onore: gli Orsini, prima di tutti, la madre di Lorenzo, Lucrezia Tornabuoni e la sua famiglia e poi i tanti che avevano partecipato dai giorni precedenti ai festeggiamenti. Hans non li conosce, ma
dal piglio e dall'abbigliamento appaiono raffinati e decisi. Sono mercanti, banchieri, uomini di chiesa e alcuni stranieri, nobili e altezzosi. Le dame sono elegantissime e sussiegose negli abiti di seta e di broccato, con copricapi elaborati o, pi spesso, con un velo in testa e al collo gioielli di squisita fattura, soprattutto perle cucite agli abiti. Che spettacolo! Quanto lusso e quanta eleganza, perfino negli scarpini che calpestano la strada, impolverandosi. Lorenzo avrebbe sicuramente continuato ad abbellire la citt come suo nonno Cosimo. Probabilmente commissioner una facciata di marmo per la sua chiesa che appare ancora nuda, nonostante i teli applicati nella parte bassa a rallegrarne per quel giorno la pietra severa. Per ora un contrasto di certo con la magnificenza dell'interno che ha avuto modo di ammirare.
Il giorno prima aveva assistito con Angelo a uno spettacolo guerresco, la battaglia fra i cavalieri, diretti da Lorenzo stesso, conclusasi con l'assalto alla fortezza. Angelo si era esaltato, aveva una predilezione particolare per queste giostre. Lorenzo le ha allestite per compiacere gli ospiti Orsini che vantano onori militari. Angelo non vanta glorie guerresche, ma la sua famiglia s, cos, dopo la rappresentazione, non aveva mai smesso di raccontare dei nobili Tolomei. Essendo in incognito non era stato invitato dalla famiglia Medici che di nobile aveva ben poco, mercanti e banchieri, arricchitisi tanto, ma non di sangue reale. Solo adesso, dopo il matrimonio con una Orsini, si poteva cominciare a ragionarne. Intanto Lorenzo, fra i balli e la musica, aveva fatto cantare le sue poesie carnascialesche per rallegrare il popolo, cosa che aveva riscosso successo e applausi a ripetizione. Ce n' per tutti i gusti, popolo, nobili e artisti. Perch Lorenzo  comunque un uomo colto e raffinato, amante delle arti e dei divertimenti pensa Hans.
Fuori appare la giovane sposa vestita di bianco e di celeste che incede fra due ali di folla. Tutti gli occhi sono puntati su di lei. Non  bellissima, certo, i capelli che danno sul rosso spiccano sull'incarnato chiaro, ma sembra robusta e sana; quel che conta  che dar una buona discendenza a Lorenzo, almeno cos si augurano tutti. Sicuramente nella preferenza verso la giovane aristocratica c' la possibilit di guardare per il futuro al soglio di Pietro per un nipote. A quel punto l'ascesa della famiglia sar definitiva.
Piero saluta dal palazzo, ha fatto un grosso sforzo ad alzarsi dal letto per avvicinarsi alla finestra. Sembra benedire suo figlio che sta per avviarsi verso un futuro radioso. Gi suo nonno Cosimo lo aveva designato come successore, preferendolo al fratello Giuliano. Lorenzo si era sin da adolescente distinto per l'intelligenza, il coraggio e la pacatezza, qualit importante in un politico, perch permette di mantenere il sangue freddo.
Mentre Hans osserva compiaciuto il corteo, arrivano anche Angelo e Chiara curiosi di vedere da vicino la sposa. Angelo come sempre baldanzoso, Chiara con il capo coperto, piuttosto ombrosa: muove le mani a scatti e risponde stizzita alle domande di Hans circa la sua donna, rimasta alla Stufa. Sa che le due hanno discusso a lungo e Caterina  rimasta turbata da una richiesta dell'amica, ma non ha voluto parlarne, per continua a dire che deve lasciare Firenze. Ha paura di essere notata e ricondotta in schiavit, vuole andare al pi presto verso Arezzo con la pellegrina e il marito che l'hanno invitata. Lui vorrebbe invece trattenersi in questa splendida citt per ammirarne i monumenti e sperare di poter avvicinare qualche famoso dipintore. Il suo sogno  visitare almeno una bottega per capire da vicino come operano insieme agli apprendisti, ma sa che questi artisti sono assai gelosi delle loro tecniche e sarebbe quasi impossibile farsi ammettere. Molti sono morti da poco e altri attualmente non risiedono a Firenze, come Filippo Lippi che  a Urbino e Andrea di Cione che tutti chiamano del Verrocchio, partito due anni prima per Venezia. Ha saputo che la sua bottega  rimasta aperta e forse con un po' di fortuna potrebbe gettare un occhio. Un'occasione da non lasciarsi sfuggire.
Angelo lo distoglie dai suoi pensieri e gli propone di tornare insieme alla taverna della Malvagia a giocare a dadi. Deve rifarsi delle perdite per sistemarsi con Chiara, visto che diventer presto padre, anche se non ne ha nessuna voglia. Troppo giovani entrambi e senza una lira andranno da poche parti. Per il viaggio a Napoli occorrono dei bei fiorini, certo non pu chiederli alla sua famiglia, che dopo la fuga l'ha disconosciuto e non vuole pi saperne di lui. Dietro l'aria scanzonata, Hans, che ha vissuto e conosce il mondo e gli uomini, ha capito che il giovane si  pentito e adesso non sa come fare per tirarsene fuori. Seguendo i suoi impulsi cavallereschi, ha visto nel bel gesto di salvare la fanciulla dal convento un modo per sentirsi importante. Povera Chiara, bizzarra e ritrosa, si  fidata di un millantatore che non potr sorreggerla, ma si sa, l'amore  cieco, soprattutto quando si  cos giovani e pronti a seguire il primo raggio di primavera.
Ecco che arriva anche la sua donna, solo guardarla gli allarga il cuore: un senso di ebrezza, un ingorgo al petto a cui non si  ancora abituato. Lei non lo vede e cos ha modo di ammirarla a lungo con tenerezza, ringraziando Iddio per la fortuna di avergliela fatta incontrare. Dolcissimo  rimanere a guardarla, contemplare la sua dama, con il manto verde smeraldo sul capo, proprio una madonna. Nonostante non sia pi giovanissima ha conservato nei tratti e nell'andatura un che di fanciullesco.  bellissima. Montagna di luce da scalare. N morte, n pazzia mi prender accanto a te, mia gentile signora. Sospira. Fendendo la folla cerca di avvicinarsi quando si accorge che un uomo la strattona e togliendole il drappo dalla testa la guarda in viso e con risolutezza cerca di afferrarla. Ekaterina fingendo un malore si butta in terra. Hans affretta il passo, non pu correre e le persone assiepate gli impediscono i movimenti, ma lui si sforza e comincia a gridare Accor'uomo! Aiutatemi, un ladro!
Nel tafferuglio che segue, Ekaterina in un balzo riesce a sgattaiolare via, prima strisciando, poi raggiunto un varco, si alza e si allontana furtiva.
Inizia la rissa. Tutti sono concentrati sull'azione. Hans non riesce ad afferrare l'altro, il quale lo accusa di volersi coprire perch il ladro  lui. Uno straniero, una spia! Il suo accento del resto  inequivocabile. I due corpi si avvinghiano e si contorcono a terra. La folla divertita osserva e vorrebbe vedere un po' di cazzotti, ma immediatamente gli uomini della Signoria immobilizzano entrambi. Una giornata cos importante non pu essere disturbata dai soliti ubriachi che se le danno: li portano via e poi si vedr al Bargello, dove saranno interrogati e confesseranno i loro misfatti. Insomma, le cose si chiariranno come avviene sempre con gli sgherri. La folla riprende a osservare il corteo, delusa dalla mancata colluttazione. Gli ultimi invitati sono ormai sugli scalini della chiesa e le campane annunciano l'inizio della funzione. Guardie
armate si posizionano davanti al portone, i cui battenti sono chiusi con un tonfo.
Al Bargello i due vengono interrogati. L'uomo che voleva rapire Caterina accusa Hans di essere una spia e di averlo riconosciuto, per questo l'altro lo aveva calunniato in modo da creare trambusto. Lui  un uomo di Giovanni della Casa, deve essere rilasciato al pi presto, il suo padrone, a cui costui ha sottratto qualcosa di prezioso, ha bisogno di lui. Invece Hans che ha capito con chi ha a che fare e vuole proteggere la sua donna, tace e non sa dare spiegazioni sul perch si trovi a Firenze. Dice di essere un dipintore di Lubecca che vuole imparare dai maestri, ma non sa fornire poi indicazioni sulle botteghe e sui maestri con cui potrebbe avere degli scambi e ricevere assistenza. Nomina Andrea di Cione, ma quel nome non gli rilascia nessuna garanzia, perch Andrea  a Venezia e i suoi allievi non possono prendere nessuno a bottega. Il maestro del Verrocchio  molto categorico nei suoi ordini. Dunque cosa  venuto a fare a Firenze? Cosa sta architettando? Se  una spia per conto di chi lavora?
Hans se ne sta sulla panca sconsolato e inerte, aspettandosi il peggio all'interrogatorio.
...
.
...
CAPITOLO 41.
...
.
...
Una donna sola.
...
.
...
Ekaterina arriva trafelata alla Stufa, per fortuna non ci sono avventori: sono tutti a vedere il corteo nuziale. Cos pu riprendere fiato, subito dopo comincia a strofinare i pavimenti, pulire e ripulire le stanze, arieggiare e rifare i letti, gi a posto, per altro, leva la cenere dalle stufe e riempie i calderoni d'acqua. Lavori pesanti che l'aiutano a tenere il cervello sgombro e a non disperarsi.
Quello era un uomo di Giovanni della Casa,  stata riconosciuta e adesso rischia di tornare a essere schiava. Perdere la libert che ha cos faticosamente raggiunta! Come se non bastasse ha visto Hans intercettato dalle guardie. Certo, non ha fatto nulla, non ha commesso reati e nessuno sa che loro due sono insieme. Nessuno? Insomma probabilmente qualcuno lo sa e lei deve nascondersi al pi presto, fuggire di nuovo. Perder anche l'amore di Hans, ma pu ancora cercare suo figlio. Continua a strofinare fino a farsi sanguinare le nocche delle mani,  l'unico modo per mantenere la calma. Puccio entra nella stanza, la osserva e commenta: Che gran lavoratora, per, se in un giorno come questo te ne torni alla Stufa, vuol dire che... Vieni qui che ci sollazziamo. Il tuo uomo  fuori e sapr essere generoso con te se mi darai quello che a lui dai volentieri. Lo so che non siete sposati e tu sei la sua puttana.
Caterina non risponde, sgomenta, cerca una via di
fuga, ma la porta  sbarrata. Non pu gridare per non attirare l'attenzione dei vicini e far sapere a tutti chi , la schiava di ser Giovanni della Casa, l'uomo che la reclama come una sua esclusiva propriet. Allora striscia verso la finestra, prova ad arrampicarsi, ma Puccio la riprende per la veste e la getta a terra. Lei si divincola, combatte, implora, supplica, l'altro non sente ragioni. La vuole in tutti i modi,  accecato dal desiderio.  forte,  pesante sopra di lei, la tiene ferma stringendole i polsi e con l'altra mano le solleva la veste. Si slaccia la cintura e cala le brache. Caterina riesce a morderlo su un braccio. Il dolore non
lo fa desistere anzi lo eccita, cos le apre le cosce e con
il peso del corpo la immobilizza per penetrarla. Eccoti servita, proprio come una beccaccia allo spiedo. E si dimena sopra di lei.
Caterina  immobile, lo sguardo fisso, lui si riabbottona e la lascia cos sul pavimento. Il tuo uomo  stato arrestato, chiss quando e se lo rilasceranno. Comunque non temere, non vi denuncer, dopotutto sono un galantuomo. La guarda con un sorrisetto e se ne va compiaciuto. Lei resta a lungo a terra, sul pavimento freddo che aveva pulito con tanta cura. Ha provato a resistere ma l'uomo robusto e forte l'aveva bloccata, quando si  arresa la vita le  sembrata uscire dal corpo. Minuti di sospensione, immobile come un sasso, con gli occhi spalancati, morta.
Quando si riprende non ricorda, ma le basta guardarsi la gonna sollevata per intuire cosa pu essere successo.  doloroso constatare che ancora una volta gli uomini non l'hanno risparmiata. Le sue preghiere non sono state ascoltate, e le lacrime, che adesso scorrono copiose sul viso e sulle mani, non hanno mosso a compassione il cuore di quell'individuo rivoltante.
In quel momento appare la faccia di Puccio dietro la porta che con un ghigno la guarda compiaciuto e soddisfatto: Ce la siamo goduta vero? Anche se non vuoi ammetterlo e ti sei finta svenuta. Ma lo so che ti  piaciuto, tanto il tuo uomo  al Bargello e chi sa per quanto tempo lo tratterranno. Sanno essere molto espliciti quelli l e qualche giro di corda non glielo risparmeranno di certo. Ora sbrigati che c' da fare, stanno arrivando i clienti, ricomponiti in fretta.
Caterina non ricorda ma ricostruisce come sono andate le cose. Che sofferenza, che umiliazione. Appena rimasta senza protezione ne hanno subito approfittato e non pu nemmeno raccontarlo ad Hans, ammesso che lo facciano uscire da l. Per quanto sia un uomo gentile e l'abbia sempre rispettata, non lo sopporterebbe, la disprezzerebbe, come aveva fatto Francesco, si farebbe divorare dalla gelosia e dalla rabbia. Allo stesso modo non pu rivelargli del suo bambino a Sansepolcro, non capirebbe e soprattutto lo vedrebbe come un ostacolo, un impedimento alla realizzazione del sogno di andare via insieme. Per ora deve rimanere nascosta, sperando che l'uomo di Giovanni, quello che l'ha riconosciuta, non vada a cercarla proprio l e che tantomeno Giovanni arrivi alla Stufa, se non altro oggi che si celebrano ancora le nozze. Ma domani e i giorni seguenti?
Si lava nel catino, strofinandosi forte la pelle con il sapone.  ancora debole per l'attacco del suo male, ma deve levarsi via ogni odore, ogni residuo di quell'uomo. Ha voglia di vomitare, trattiene i conati, ma  peggio, e alla fine rigetta fuori quel poco di cibo che aveva nello stomaco. Nello stesso modo vorrebbe disfarsi di quella esperienza cos atroce e dolorosa, ma il senso di liberazione non viene a soccorrerla. Inoltre il pensiero di Hans al Bargello la terrorizza e la fa stare in pena, continua a ripetersi che Hans non ha fatto niente e lo rilasceranno presto, lei non racconter nulla e andranno via insieme al suo paese, come aveva promesso.
Tuttavia, per quanto si sforzi di trovare requie, non  convinta della favola che si sta raccontando. Ha paura e rimpiange per la prima volta di essere scappata dall'Ospedale della Scala. Con i suoi gettatelli era serena, una vita pacata al chiuso, lontana dai pericoli. Non lasciare quello che hai per quello che non hai, diceva Monna Vaggia. Poi ricorda la promessa a babushka. Era stato quello il motivo della sua partenza e, nel torpore della mente logorata e sfinita come uno straccio filamentoso, le riappare in un balzo il racconto del suo bambino all'Ospedale degli Innocenti e l'invito della pellegrina ad andare via con lei.
Beve una sorsata d'acqua fresca, si risciacqua la bocca ed esce da quella stanza orribile per raggiungere la donna. Entra piano piano, vede che sta dormendo, non vuole disturbarla. Mentre socchiude la porta si sente chiamare con una voce flebile ma decisa.
Mia cara, volevo ringraziarti ancora e salutarti, sto meglio e io e mio marito vorremmo approfittare di un carretto che domani va verso il nostro paese.
Non sarebbe meglio aspettare qualche giorno per rimettersi? Il viaggio sar faticoso ma intanto dentro di s avverte l'eccitazione di quella possibilit che si sta aprendo anche per lei.
Mi sento meglio, grazie alle tue cure e sar opportuno mettersi in viaggio prima che si concludano i festeggiamenti, per evitare intoppi e confusione. Mio marito  riuscito a trovare un passaggio proprio per Sansepolcro:
partiremo domani all'alba. Desidero tornare a casa mia per avere cura del bambino che nascer. Ho sentito che si muoveva e non possiamo pi rimanere qui. Non abbiamo denaro a sufficienza, dopo che Puccio ci ha chiesto di pagarlo anche per le tue prestazioni.  giusto, capisco, ma sono tanti soldi per noi.
Oh, mi dispiace, ma io non chiedo nulla e lui si sta approfittando di questa situazione. Terr il denaro per s e non posso impedirglielo.
Lo avevo immaginato cara, ma non possiamo discutere con lui.
Allora verr con voi, se mi vorrete... il mio uomo  al Bargello e qui non mi sento al sicuro affatto.
Capisco le tue pene. Certo, ne saremo felici, potrai restare quanto vorrai, e io sar pi serena perch mi aiuterai in attesa che finisca il tempo e magari mi sarai vicina quando partorir, se vorrai rimanere con noi.
Ekaterina annuisce e sorride, poi fa un gesto con il dito sul labbro a intendere che dovranno mantenere il silenzio e subito porta un uovo crudo affinch si rimetta, poi le riscalda il brodo. Senza far trascorrere troppo tempo ricomincia a occuparsi della Stufa, a scaldare acqua e portare legna, non vuole che Puccio abbia da ridire e che si insospettisca. Deve lavorare anche per Hans, non  pi abituata ai lavori cos pesanti, ma stringe i denti e va avanti con la prospettiva di fuggire dalle grinfie di Giovanni della Casa e recarsi a Sansepolcro. Questa possibilit le d vigore e le infonde coraggio. Laggi, alla fine del viaggio, probabilmente conoscer il suo bambino e potr riabbracciarlo e spiegare tutto. Poi penser anche ad Hans, lo faranno uscire e magari potr raggiungerla presto.
Mentre lavora e rimugina arrivano Chiara e Angelo,
presentandosi come una coppia che vuole utilizzare i servizi della Stufa. Puccio, vedendoli ben vestiti e con l'aria signorile, l accoglie con paroline dolci e i modi untuosi che gli vengono spontanei con i signori. Mostra loro la bella sala dei confetti per gli ospiti facoltosi.
Chiara si precipita dalla sua amica e le chiede se  pronta ad aiutarla, ma Caterina vorrebbe notizie di Hans.  in ansia, non sa se lo hanno rilasciato, probabilmente ancora no. Ma lo rilasceranno? chiede con la voce spezzata.
Angelo risponde di no, vuole aiutarlo e prover a rivolgersi a un amico influente. Ma fino all'indomani, con la festa in corso, nessuno uscir dal Bargello, nemmeno l'altro uomo  fuori, nonostante le pressioni del suo protettore, Giovanni della Casa. Caterina, ne sai qualcosa?
Lei risponde evasiva, poi Chiara la trascina fuori, vuole sapere se  pronta per quella cosa.
Non posso adesso, ma vorrei che tu ci ripensassi, forse puoi parlare con Angelo e fargli capire che deve trovare una soluzione e partire al pi presto per Napoli, non pu continuare a baloccarsi.
S, forse se ne sta rendendo conto, ma  stato di nuovo a giocare ai dadi e ha perso, cosa posso fare, questo bambino ci sar d'impiccio, non sono pronta e nemmeno lui, come ti ho spiegato.
Senti, Chiara, io non me la sento, non posso. Comunque tu devi rimanere con lui, da sola saresti perduta, non hai idea di cosa ti pu capitare, io ho paura per te, sei cos giovane e inesperta.
Ho capito, non vuoi soccorrermi, trover altre vie, comunque domani torner da te per farti cambiare idea.
Chiara, ricordati questo nome: Sansepolcro, ora non
posso spiegarti, ma se mi cercherai e non dovessi trovarmi qui, tieni a mente il luogo e soprattutto riferiscilo ad Hans, quando lo incontrerai.
Cosa sono questi misteri, perch non mi spieghi adesso? Sei proprio ostinata a tenere nascosti i tuoi intendimenti e io invece mi apro sempre con te. Ma non dovevi andare agli Innocenti?
Mentre discutono arriva Angelo per dirle che devono andare via. Puccio li ha cacciati perch non possono pagare i servizi della Stufa e lui non vuole litigare con quel gaglioffo, altrimenti si sporcherebbe le mani con uno che non  suo pari. Si salutano velocemente e Caterina dice ad Angelo, stringendogli entrambe le mani, di avere cura della sua donna, di non abbandonarla mai. Lo fa giurare sul suo onore.
...
.
...
CAPITOLO 42.
...
.
...
Verso Sansepolcro.
...
.
...
Al mattino, mentre la luce dell'alba si apre sfiorando i tetti e le torri, un velo rosato comincia a irradiarsi fra le colline. Sul barroccio siedono dietro le donne e davanti il carrettiere con il marito di Griselda che solo all'ultimo si era presentata con il suo nome. Senza domandare nulla e con tutta la generosit delle persone di campagna, l'aveva aiutata a uscire dalla Stufa passando da una finestra, senza farsi notare da Puccio. Intuendo che era meglio non chiedere l'aveva aspettata con il suo fagotto nel chiassetto contiguo all'edificio.
Il marito  seduto davanti con il vetturale che incita i cavalli. Loro due sono dietro, distese sotto una coperta per proteggere Griselda dall'aria fresca del mattino e per nascondersi alla vista di occhi curiosi. Sono tutti in silenzio, non si pronuncia verbo mentre Caterina accarezza la mano della donna, per infonderle serenit e forza. Ne ha bisogno anche lei, cerca di scacciare i brutti ricordi del giorno prima. Ogni tanto versa in un bicchiere del liquido caldo da un orcio di terracotta, dove ha messo un decotto di erbe per rilassare i nervi e farla addormentare, cos il viaggio sar meno faticoso per lei, ma soprattutto per il bambino che porta in grembo. Ripensa a Chiara, spera che riuscir a superare il rancore e si augura che Angelo sar pi responsabile per la nuova vita che verr al mondo.  avventato e arrogante, ma in fondo ha l'animo buono e lei vede nel loro futuro una grande gioia. Certo, ci saranno ancora molti dolori, ma le cose si aggiusteranno. Del resto ogni esistenza non  estranea ai dolori, quanti ne ha sperimentati lei stessa e anche il grande Lorenzo dovr soffrire molto! Ricorda la scena che le era apparsa tanti anni prima dentro la Chiesa di Santa Maria del Fiore.
Un prete inginocchiato di spalle si era materializzato sull'altare. All'elevazione qualcuno si era accasciato in terra, sembrava ferito. L'uomo vestito con eleganza stava riverso con lo sguardo vitreo in una pozza di sangue. Che orrore aveva provato, come era possibile morire cos in una chiesa consacrata? Nessuno si era accorto di nulla, solo lei sembrava aver visto. Alle nozze a palazzo Medici aveva riconosciuto in Lorenzo l'uomo che si barricava e in Giuliano il fratello ucciso. Non era un fantasma dalla sua mente, adesso ne era certa. Aveva avuto la visione di una tragedia che sarebbe accaduta in futuro, come le spiegava sua nonna. Il dono. Non ha mai raccontato questa storia, anzi, l'aveva dimenticata, ma al matrimonio ha riconosciuto in Giuliano la vittima di un sacrificio. Il dono, ricevuto insieme al suo male che ha saputo celare bene, le ha rivelato il futuro. Ma chi le crederebbe?  una schiava, e magari la prenderebbero per una strega, stregona.
Griselda si  addormentata con la mano stretta nella sua. Le dita allentano la presa, la pozione ha fatto effetto e Caterina si mette pi comoda. Solleva la testa e vede la via dei Serviti che unisce diritta diritta la grande cupola di mastro Brunelleschi alla Santissima Annunziata, la bella chiesa dove Lusanna aveva lasciato il voto di cera per ottenere la grazia di un figlio, ma la Vergine non l'aveva accontentata. Chi ha figli non li vuole come Chiara, chi
non pu averli fa di tutto per concepire, guarda Griselda, e poi ci sono le schiave a cui vengono tolti a forza.
L'Ospedale era pieno perch i padroni, che erano spesso i padri, non li riconoscevano e come alla Scala le schiave venivano vendute o affittate per fare da balie ai gettatelli. In quella chiesa della Santissima Annunziata Ekaterina aveva ascoltato la predica di Antonino, l'uomo morto nel 1459 lasciando solo duecento scudi ai nipoti e per di pi con l'obbligo di darne parte ai poveri, come le aveva detto la vecchia nutrice. La donna ricordava l'anno in cui il suo bambino era stato preso proprio durante i giorni del funerale, che il Papa e la Signoria vollero sontuosi e a spese pubbliche, per onorare un santo che amava davvero i poveri. Eppure le parole della sua predica sono ancora impresse nella sua testa, come chiodi di ferro. Per io dico che l dove se ne trova anche una sola che sia incantatrice o strega, fate che siano sterminate tutte, che se ne perda il seme, come dice il nostro San Bernardino, perch la schiavit  nelle Sacre Scritture e anche uno schiavo battezzato non  libero.
Solo dopo quelle parole lei aveva preso la ferma decisione di fuggire con Francesco, poi le cose si erano complicate alquanto, ma ce l'aveva fatta. Alla fine Siena le aveva aperto le braccia ed era vissuta serena con i bambini e i pellegrini, inaspettatamente era sbocciato un nuovo amore e poi anche un figlio da riabbracciare in fondo a questo viaggio. Spera davvero di ritrovarli entrambi, deve crederci. Dimenticare quanto  successo la sera prima e sperare che al Bargello toglieranno le catene ad Hans. Si concentra su quest'immagine.
Escono dalla porta senza difficolt, non sono gli unici fra i tanti accorsi a Firenze per guardare quelle nozze da
fiaba e poter dire ai loro figli: C'ero anch'io, ho portato doni in forma di cibo e ho partecipato al banchetto fuori dal palazzo. Gli altri, i ricchi, sono ancora nelle dimore di amici e parenti, partiranno con comodo per i loro possedimenti nel contado e verso altre citt, amiche dei Medici, future vassalle. Solo Siena si sarebbe opposta a lungo, Siena pronta a resistere agli assedi, Siena che non vorr cedere la sua indipendenza e mai vorrebbe sottomettersi ai Medici. A lungo resister, anche se poi finir col cadere, ma passeranno anni.
Imboccano la via Aretina che prosegue fra le casette lungo il borgo e poi si snoda fra campi coltivati e vigne. A quel punto un senso di spazio infinito e di cieli aperti la pervade. Sono fuori dalle mura, il sole  salito, ma non  ancora caldo. L'aria fresca aiuta a sentirsi leggeri e regala una lieve euforia: i brutti pensieri sono meno neri. Anche Griselda sorride nel sonno, mentre i due uomini continuano a tacere, fino a che non raggiungono l'Arno e commentano la potenza del fiume, ora basso, ma in certe stagioni insidioso e traditore, capace di sommergere con le sue acque campi coltivati e case, uccidere uomini e bestie e devastare la citt.
Gli uomini dovrebbero fare attenzione al fiume e costruire argini quando i tempi sono tranquilli, ma spesso i governanti non lo fanno e poi corrono ai rimedi quando  troppo tardi, commentano. Caterina si limita a osservare le curve verdi e rigogliose, a tratti gonfie come pasta lievitata, in altri punti in ombra, dense di riflessi di smeraldo nel piombo del fiume. L'acqua  una tela pesante e ampia che avvolge tutto pigramente e Caterina ne segue il tratto e si perde a guardare l'orizzonte. Contempla le nuvole che passano alte e assumono forme singolari. Prova a individuare sagome di animali: un cervo, un gatto e poi un cavallo, s, un cavallo alato come quello delle fiabe della sua infanzia. Quando ritrover il suo bambino, perch lo ritrover, gli racconter le sue fiabe, ma non le storie tristi, come quella del servo che cerca il tesoro sotto la felce e viene bastonato dai diavoli, ritrovandosi con due bernoccoli in testa, e nemmeno quella di Baba Jaga che rapisce i bambini. Forse il suo fanciullo non vorr ascoltarle, sar troppo grande per credere alle fiabe? Un attimo di paura all'idea dell'incontro, poi Ekaterina riprende a osservare il fiume e nel lento scorrere dell'acqua si addormenta, nonostante i sobbalzi delle ruote sul lastricato di ciottoli.
Nipote adorata. Fluida come l'acqua e come l'acqua inafferrabile. Emersa dalle contrade sperdute, dagli Ospedali dei gettatelli, in volo sopra i boschi, fuggevole ed evanescente creatura, al fine hai trovato una nuova vita, hai disegnato quell'esistenza che nessuno aveva tracciato, se non dolore e sofferenza. Ultima figlia fra gli ultimi della Terra. Da queste contrade lontane sei partita e adesso la strada ti  amica. Da quass veglio ancora su di te, ma non hai pi bisogno della tua babushka. Da sola hai percorso un lungo cammino e quanta polvere si  depositata sulle tue calzature, prima imbiancate di neve! Adesso stai per raggiungere una meta. Non temere l'incontro fatale. Comunque vadano le cose, avrai mantenuto la tua promessa, e le tue preghiere saranno esaudite.
Racconta le mie storie a chi vuole ascoltarle, allevia gli affanni e le pene con le parole cariche di presagi magici. Sei stata saggia. Hai imparato a riconoscere le erbe, sai di rimedi e medicine per curare e lenire i dolori. Non hai pi bisogno di ascoltare la mia voce, che io non sono fra
i mortali, ricordi quando ti dissi che il tempo  la migliore medicina? Baba Jaga che ha le chiavi del tempo  stata sconfitta di nuovo.
Vola nipote mia. Vola.
La tua babushka
Un cavallo nitrisce e il carretto si ferma di colpo. Caterina viene svegliata e nota che Griselda la guarda e sorride. Parlavi nel sonno, eri molto concentrata e non ti sei accorta quando ci siamo fermati ad abbeverare il cavallo, non ti ho svegliata per non disturbare i tuoi sogni. Abbiamo mangiato e bevuto, sto meglio, non sono ancora in forze, ma il viaggio non mi ha affaticato come temevi. Sono felice perch la meta non  lontana, la nostra casa  dietro quelle colline.
Ci fermeremo fra un po', non  opportuno viaggiare di notte dice il nostro carrettiere.
Certo, date le condizioni di mia moglie, meglio non affaticarla.
Non distante da qui c' un ricovero per i viaggiatori, un ospizio, piccolo ma accogliente, fuori dalle mura di Montevarchi.
Anche Ekaterina si sente sollevata all'idea. Il sole  calato e l'incontro nel sonno con babushka l'ha svuotata. Non ha pi alcuna forza.
...
.
...
CAPITOLO 43.
...
.
...
Montevarchi.
...
.
...
Una terra murata di forma insolita, a mandorla, si palesa davanti.  la cittadina di Montevarchi, precisa il vetturale, ma loro sono diretti sul colle della Ginestra dove si trova un ospizio per i pellegrini, l'ospedale di San Michele Arcangelo, fondato dai Benedettini. La strada si inerpica e affatica le due donne gi provate dal lungo viaggio. Ormai sono alla fine e il sollievo sar dormire in un letto vero.
Anche questa strada del Valdarno  molto trafficata di merci e pellegrini,  un'altra via per andare a Roma e un buon transito per il trasporto di cereali che crescono copiosamente in queste terre fertili e ben irrigate. L'ospizio  pieno di gente e con grande difficolt riescono a trovare un cantuccio sulla paglia per le due donne.
Poi una vecchia rinuncia al suo giaciglio in un lettino, presa a compassione dalle parole di Ekaterina che raccomanda l'amica affinch dorma comoda perch ha sofferto tanto, rischiando di perdere il figliuolo. Per il marito e il carrettiere non resta che dormire fuori sotto le stelle. Che Dio ve ne renda merito, zietta, avete fatto un'opera santa per la mia donna e le regala un bel pezzo di formaggio ancora unto che aveva con s per la cena. Ekaterina si spolvera la veste e porta dell'acqua fresca da bere e con una pezza pulisce la donna sul viso e sulle mani. Griselda si sente riavere e le fa cenno di mettersi accanto. Lei
preferirebbe dormire in terra per lasciare pi agio all'amica, ma l'altra insiste perch la sua presenza la rassicura e le infonde coraggio. Cos con le mani intrecciate le due donne si addormentano nel trambusto generale, sperando che nulla di male accada durante la notte.
Svegliata da un rumore sospetto, Caterina lancia un urlo. Qualcuno si era intrufolato sotto il letto per rubare, probabilmente. Vi  un gran trambusto fra i pellegrini, non si capisce chi sia stato e poi viene spenta di nuovo la candela e provano a riaddormentarsi. Dopo un po' Ekaterina sente il respiro regolare di Griselda, invece lei, a occhi aperti, scruta l'oscurit alla ricerca di segnali. Un po' di luce filtra attraverso la finestra.  la luna che illumina il piazzale esterno e riflette il suo pallore sui visi e le mani. Uno spicchio di luna a farle compagnia. Sar difficile riaddormentarsi, meglio vegliare, ma deve tenere a bada i pensieri che si affollano e ne oscurano i raggi. Hans  imprigionato al Bargello per colpa di lei, il suo tenero Hans che aveva ritrovato per caso a Castiglion che Dio sol sa, con cui avrebbe proseguito il viaggio. Avrebbe accettato il suo Kljenka? Ora l'unica cosa importante  che lui possa uscire vivo dal Bargello, poi tutto si aggiuster. Un'altra ombra, anzi un macigno,  la violenza subita da Puccio. Non era la prima volta, ma a certe cose non ci si abitua mai. Le viene voglia di vomitare, ma si trattiene. Nella penombra il suo sguardo  attratto da due giovanissimi che, protetti dall'oscurit, si abbracciano e si baciano con trasporto. In fondo l'amore fino, quello che ha sempre sognato, forse esiste davvero, e si intenerisce. Vita sempre mi meravigli, Luna fa che il loro sia un sogno felice, proteggi l'amore nuovo.
Poi volta la testa e ripete a mente il ritornello dei topolini dell'arcobaleno.
Al mattino, svegli prima dell'alba, il gruppo riprende il cammino insieme ai numerosi pellegrini e mercanti con cui ha condiviso la stanza. Niente di brutto  accaduto. Sono state fortunate, se ne sentono dire tante su questi ostelli, a ogni modo le due si sono sorrette a vicenda e, riposate dal viaggio, possono riprendere la strada verso Sansepolcro. I cavalli, ristorati dalla biada e dal sonno, sono piuttosto arzilli al mattino e vanno al trotto allegri nel trasportare i passeggeri a casa.
Nei dintorni di Arezzo ricomincia il movimento di uomini e bestie. Attraversano la citt e osservano i banchi in piazza pronti per il mercato settimanale. Si sente gridare e rumore di casse trascinate fra i cesti di frutta in bella vista. Nitriscono i cavalli e ragliano gli asini, qualcuno intona stornelli in allegria e una voce di donna risponde al canto. Suonano anche le campane del Duomo, annunciando la prima messa per i contadini che si accalcano.
Mentre attraversano la piazza, sui gradini del Duomo Ekaterina vede un uomo che la colpisce. Potrebbe essere il pittore Spinello, anzi con un sussulto al cuore, lo riconosce: invecchiato, con la barba bianca...  proprio lui! Aiutato da un giovane inserviente, trasporta dentro la chiesa i cartoni per un affresco. Allora ci sar anche Lusanna e con lei il bambino, il cuore si mette a battere come i tamburi delle giostre a cavallo.  troppo emozionata adesso, torner, lo rivedr di sicuro. Intanto deve prepararsi. Griselda nota il suo turbamento e le chiede se desidera fermarsi per mangiare qualcosa. Ma lei scuote la testa.
Andiamo, torner con calma per sbrigare le mie commissioni, oggi sono troppo stanca ed emozionata, vorrebbe aggiungere, ma tace, mentre si allontanano si gira a guardare.  lui, non ha alcun dubbio, all'epoca aveva parlato della sua bottega ad Arezzo dove voleva portare Lusanna. E il quadro? L'avr completato? Era cos orgogliosa la sua padrona di posare per un pittore che avrebbe immortalato la sua bellezza. Il suo bel volto a raffigurare la Vergine in una chiesa. E sarebbe rimasto anche dopo la sua morte, i posteri avrebbero vista l'effige e pregato davanti a lei. Qualcuno avrebbe sussurrato che il pittore ne era rimasto affascinato e aveva voluto a tutti i costi un ritratto. Ma lei amava ancora Giovanni e, a quell'epoca, non sapeva cosa il destino avesse in serbo.
Vedo lontano in una casa vicino al bosco un fanciullo biondo, avr dodici, tredici anni le aveva pronosticato Gabrina. Era giunta l'ora della verit, ma non subito, ancora qualche giorno d'attesa. Dolce  l'attesa, dolce il non sapere e cullarsi nell'illusione che i nostri sogni si avvereranno. Ha aspettato a lungo questo momento, perch squarciarlo in un attimo come un drappo troppo grande da cucire? Ch'io ne sia consolata in fondo a questa lunga strada, pensa.
Il viaggio procede senza interruzioni, sotto il sole velato del mattino con i cavalli arzilli che ogni tanto nitriscono spezzando il silenzio della campagna. Sono pochi i viaggiatori che si incrociano fuori dalla via che va a Roma, lontano dall'Arno e dal suo dolce fluire che accompagnava il giorno precedente il trotto dei cavalli. Ogni tanto le casse sobbalzano, una si apre svelando il suo contenuto, stoffe da portare ai mercati della zona, sono di lana grezza, adatte ai contadini per l'inverno; c' anche qualche suppellettile. Il carrettiere compie il suo lavoro e ogni due settimane ripete il percorso, trasportando verso Firenze
grano e ortaggi, nonch panetti di guado, una sostanza per tingere, e oggetti dell'artigianato fiorentino, al ritorno, verso Sansepolcro. Se ne ha occasione trasporta anche un paio di viaggiatori, come in questo caso, raggranellando qualcosa per i giorni bui, quando d'inverno si lavora poco e con le piene dell'Arno diventa poco agevole il tragitto, le strade sconnesse e i guadi malsicuri. In estate  tutto pi facile e poi con questa compagnia di persone ci si rallegra anche pensa il carrettiere mentre chiacchiera con il passeggero, e ogni tanto si volta a guardare le due donne. Si vede che la moglie incinta soffre la gravidanza e l'altra, una bella donna, in l con gli anni, ha un che di mistero che l'avvolge, ma non c' verso di tirarle fuori una parola. Accudisce la malata e ogni tanto sospira. Di sicuro c' un uomo che le strazia il cuore, come succede sempre alle donne che seguono fantasticherie e ghiribizzi dietro giovani che poi le abbandonano al loro destino. Quante ne ha viste in lacrime, con la pancia vuota a chiedere l'elemosina o a prostituirsi a Firenze nei chiassi del Frascheto.
Col sole alto i cavalli rallentano e, dopo averli rifocillati e abbeverati, i quattro mangiano accompagnando i bocconi a sorsi di vino schietto dell'ospizio alla Ginestra. Griselda non scende dal carro,  ancora debole, vuole risparmiare le forze in vista dell'ultima tappa. Non rinuncerebbe per nulla al mondo a fermarsi l dove ha deciso, ma non ne parla per paura di essere dissuasa o contraddetta. Viene sistemato un telo sul veicolo per proteggere le donne e la merce dal sole ormai alto, poi si riprende il viaggio. La meta non  lontana e il carrettiere intona una canzone, cercando di coinvolgere i passeggeri.  uno stornello che Caterina conosce per averlo ascoltato durante i balli sulle aie, quando era con Hans e aiutavano i contadini a mietere. Che bei ricordi, prova a intonare i versi e con un filo di voce accompagna le voci maschili.
Le vie le son sassose, i cavalli son sferra'
Suo padre alla finestra: Lasciatela pure andar!
I fiumi son correnti, la non potr passar!
Ancora una storia triste. La Mea viene cacciata dal padre e fugge, aiutata da un barcarolo che la trasporta senza voler nulla in cambio, forse. Caterina ora capisce perch il padre l'ha cacciata. Ora che ha vissuto l'ultima violenza pensa che anche Mea avr subito o  stata abbandonata dal suo uomo. Storie sempre uguali.
Ecco, voglio fermarmi!-esclama Griselda - Qui, proprio alla chiesetta di Santa Maria. Non ci vorr molto, devo ringraziare la Vergine.
Nessuno osa contraddire quella voce che sembra aver ritrovato il tono deciso, la voce di chi non ammette repliche. Il carrettiere tira le briglie.
Entrano, non ci sono visitatrici, cos Ekaterina ha modo di osservare con calma, in assoluto silenzio, il dipinto. Scruta l'espressione corrucciata della Vergine che l'aveva colpita cos profondamente la prima volta. La mano adagiata sul ventre forse a proteggere quel bambino, figlio di Dio, che sarebbe venuto al mondo per soffrire. Pensa a Klja e rivolge alla Vergine la preghiera che sia sano e non abbia a soffrire le pene del suo Ges e nemmeno quelle di lei schiava. In fondo questo le importa, vuole vederlo, certo, parlargli, ma la cosa pi importante  che lui sia vivo e implora quel volto dai lineamenti cos puri, con lo sguardo di una donna vera.
Anche Griselda prega e ringrazia la Madonna di aver
incontrato la sua guaritrice, la donna che  al suo fianco, sperando che l'accompagni fino al parto. Non ha paura di soffrire, nemmeno di morire purch suo figlio nasca sano.
Accendono due ceri e tenendosi per mano pregano insieme. Ave Maria, madre di Dio.
...
.
...
CAPITOLO 44.
...
.
...
Guarda lass quel monte.
...
.
...
Sono da qualche giorno a Sansepolcro, il carrettiere  riuscito ad arrivare appena prima della chiusura. Francesco avrebbe detto Alle porte coi sassi, ricord Caterina, con nostalgia. Ma loro non avevano avuto bisogno di annunciarsi tirando le pietre, perch i doganieri erano meno arroganti che a Firenze e tutti si conoscevano, cosicch li avevano aspettati prima di chiudere le pesanti porte. In giro c'erano ancora persone che si attardavano dopo il mercato settimanale che richiamava gente dai paesi vicini inorgogliendo gli abitanti.
Ekaterina ricordava bene la cittadina con le torri che si stagliavano all'orizzonte delineate dall'Alpe della Luna. Chiss qual era la cappella che Spinello aveva affrescato per la Madonna dell'Assunta, ritraendo la bella Lusanna. Non sapeva davvero come fossero andate le cose, ma presto lo avrebbe scoperto.
Stanche morte le donne avevano mangiato un boccone e si erano coricate subito. All'ospite il marito aveva assegnato una stanzina piccola ma pulita, con i giaggioli al davanzale, come quelli che aveva piantato Lusanna nei vasi al loro arrivo. Ma la casa dove avevano dimorato era in campagna, rammentava bene la strada percorsa per raggiungerla. Ricordava le passeggiate nei boschi e le allegre risate insieme alla sua padrona che per la prima volta le mostr affetto e riconoscenza. Si era persino scusata
delle maniere forti che aveva usato a Firenze, il dolore di aver perduto Giovanni aveva reso malvagio il suo cuore, disse. All'epoca sperava ancora nella vittoria al processo e nell'aiuto di Antonino.
In quell'intimit Ekaterina le raccont di come fosse stata rapita e portata via dal mercante a cavallo, poi consegnata a un vecchio in una trib di Tartari, quegli stessi che compivano razzie. Nel villaggio di tende era stata trattata bene, lavata e accudita bench non volesse mangiare. Le donne portavano alti copricapi con ricami dorati, non ne capiva la lingua, ma erano pacate e gentili. Poi era tornato il mercante e l'avevano riconsegnata, ricevendo in cambio doni e cibo.
La sua mente ritorna sempre l a quel giorno in cui suo padre l'aveva venduta. Non potr mai perdonarlo, mai.
La casa  costruita sulle mura cittadine e dalla finestra si gode il panorama dei campi circostanti coltivati a guado, un fiore giallo che serve per la preparazione dei colori, molto ricercato, specialmente a Firenze, nelle botteghe dei dipintori, ma anche a Roma. A Roma ci si pu andare seguendo il corso del Tevere, un altro fiume che corre poco distante dalla cittadina e porta diritto diritto dal Papa, dice Griselda, ma lei non c' mai stata. Le piacerebbe, magari quando il bambino sar grande... Caterina in cuor suo spera che tutto vada bene e che la gravidanza prosegua liscia, ma i segnali non sono buoni e poi sa quanto  difficile far sopravvivere un neonato, soprattutto nei primi anni di vita.
Sono creature cos fragili! Anche con le cure delle madri, quando ci sono, si ammalano e muoiono in pochi giorni. Per i vermi, il mal di pondi, le febbri alte. Qualche
volta ci sono rimedi, come quelli che ha imparato da Gabrina, spesso per non c' nulla da fare. Ne ha visti tanti alla Scala, gialli gialli e rinsecchiti e poi buttati al carnaio, fortunati se erano stati battezzati. E se sopravvivevano, quanti pericoli, quante insidie! Ce l'avr fatta il suo Klja? Ancora non ha la forza di indagare, qualche altro giorno di attesa e poi la verit.
Tutte le mattine il marito si reca alla bottega, dove prepara il guado, e quando Griselda si sar rimessa dal viaggio andranno insieme a trovarlo l. Il marito  un brav'uomo, onesto lavoratore e adesso che la sua donna sta bene e la pancia  cresciuta, se ne va in giro tutto contento a dire alla gente che diventer padre; spera che sar un maschio, ma anche una femmina non gli dispiacerebbe. Dopo diversi tentativi andati male, questa volta sono sicuri di realizzare il loro desiderio, entrambi convinti che la vicinanza di Caterina giover tanto, e sperano che si tratterr con loro fino al parto. Se sar una femmina hanno deciso che la chiameranno come lei; un maschio porter invece il nome del nonno: Domenico. Caterina  contenta di abitare l e cerca di rendersi utile in mille modi, dedicandosi alle faccende domestiche e lasciando riposare Griselda per scongiurare un eventuale aborto. Trasporta l'acqua dal pozzo, rassetta e cucina e si occupa anche dell'orticello dietro casa, dove raccoglie le primizie che prepara per la sua nuova amica.
Ogni tanto fanno una breve passeggiata e passano a salutare il marito alla bottega. Caterina si incuriosisce e osserva la preparazione della tinta. Le macine di pietra triturano le foglie, la pasta ottenuta si mette a seccare su graticci di legno, stando attenti che non si sviluppino vermi. Poi i pani vengono sbriciolati e lasciati a macerare per almeno quindici giorni in acqua, urina e aceto. Di solito i laboratori sono fuori dalle mura, dato il cattivo odore che emanano. Infine la pasta essiccata e polverizzata pu essere venduta ai tintori. Caterina  molto curiosa di queste operazioni e cerca di capire come possa applicare il procedimento anche per le sue pozioni. Ha imparato che il guado serve per sanare ulcere e infiammazioni e per fermare le emorragie, oltre che per tingere, ovviamente.
Sansepolcro  attraversata da una strada diritta che prosegue verso l'eremo, le persone a passeggio sono curiose di vedere la nuova amica di Griselda, che si dice sia una guaritora. Le donne cercano di avvicinarla per farsi dare consigli e ottenere qualche rimedio. Ma lei non d confidenza e cos la considerano sussiegosa e piena di albagia. Lei vorrebbe domandare di Lusanna, ma non osa, finora non l'ha mai incontrata, n in chiesa n al mercato. Ha cercato l'affresco dell'Assunta nelle chiese del paese, ma non c' traccia alcuna di una Madonna che assomigli anche lontanamente alla sua padrona.
Un giorno decide di porre fine all'attesa e prosegue lungo la strada fuori dal paese, quella che conduce alla casetta dove avevano vissuto e da cui era scappata con Francesco. Ricorda benissimo il luogo e, salutando Griselda, si allontana da sola senza dare spiegazioni, con passo svelto perch non  vicinissimo, un impulso irrefrenabile la spinge ad andare incontro alla verit.  arrivato il momento, tutto il suo corpo  teso nella previsione di ci che vedr, di colui che incontrer. Ogni muscolo, ogni fibra sono concentrati sull'immagine del suo bambino, il suo Klienka. Non regalare, dunque, alla fretta l'amore, ma adesso l'attesa  giunta al termine.
Cammina cammina, aspirando a pieni polmoni i profumi della campagna estiva e riempiendosi gli occhi del verde che la circonda, con la gola riarsa per l'emozione, arriva alla casetta. Aspira l'intenso aroma di iris e sente un canto provenire dall'interno,  una voce femminile. Bussa prima piano, poi, non ricevendo risposta, aggiunge tocchi pi forti, il cuore sembra scoppiarle dentro e teme che altri possano sentire i suoi battiti.
La porta si spalanca e nel buio si palesa un'ombra. Una figura femminile alta, dai contorni nitidi, con i capelli raccolti e il volto oscurato, si ferma sulla soglia. Poi si fa avanti nella luce.  proprio lei? Ne osserva i lineamenti, ma le parole non le escono dalla bocca. La donna corruccia la fronte e stringe gli occhi, poi dice: Chi cercate? Cosa volete?
Dall'altra parte silenzio. Vi sentite male? Sedetevi su quella panca, vi porto dell'acqua. Ekaterina si accascia, ha avuto appena il tempo di avvicinarsi e sedersi, altrimenti non ce l'avrebbe fatta. Certo, la riconosce.  la sua padrona, proprio lei, sempre bella, fiera, come se gli anni non fossero passati, solo un po' appesantita nel corpo e con un'andatura meno elastica.
Dopo aver bevuto dalla brocca fresche sorsate d'acqua, Ekaterina si bagna le mani e poi le tempie per asciugare il sudore. Finalmente le parole ritornate.
Lusanna, mi riconosci? Sono Ekaterina, la tua... - la voce si incrina - Ero la tua schiava.
Anche l'altra si accascia sulla panca e coprendosi la bocca esclama a voce bassa: In nome di Dio! Non posso crederci, sei davvero tu? Ora ti riconosco, quanti anni sono passati! Credevo fossi morta.
Sono viva, ne ho passate tante ma adesso che ti ho ritrovata sono felice di essere arrivata fin qui.
Si abbracciano e si stringono, Ekaterina piange e l'altra le asciuga le lacrime.
Che ti succede? Non piangevi mai! Neanche quando ti punivo o quando gli altri ti trattavano in modo ingiusto, non ti ho mai vista versare lacrime, dove hai imparato? Perch io piangevo sempre, ricordi come mi disperavo per Giovanni? Adesso non piango pi. Ma dimmi dove sei stata tutti questi anni, dimmi: sei libera adesso?
Per la Repubblica di Siena s, lo sono. Mi hanno accolto all'Ospedale della Scala e sono stata felice l dentro, accudivo i gettatelli e poi i pellegrini...
Vieni, entra, per l'emozione non ti ho fatto accomodare.
Lusanna, vive qualcuno con te? Hai un marito?
Ora sono sola, ma ho tanto da raccontarti e anche tu, credo, entra, dobbiamo parlare in tranquillit. Sono felice che tu mi abbia trovato! Ma sei proprio tu, sei viva! Non  una visione! e si pizzica il braccio per essere sicura di non sognare.
Certo, sono proprio io, la tua... amica.
...
.
...
CAPITOLO 45.
...
.
...
Ricordi ed emozioni.
...
.
...
La casa all'interno  rimasta come l'aveva lasciata anni prima, spoglia, ora per  in disordine e non proprio pulita come un tempo. Forse Lusanna non aveva una serva con s e, abituata all'ozio e pigra di natura, non se ne curava. Caterina si guarda intorno in cerca di indizi su presenze maschili, ma non ne trova, con suo disappunto. Vede per il libro delle novelle di messer Boccaccio che tanto le aveva unite con la lettura appassionata delle vicende d'amore. Lusanna nota che l'altra lo prende in mano e si avvicina dicendo: Ricordi la novella di Lisabetta da Messina?
Non era andata cos come mi avevi letto. Lisabetta muore dopo che i fratelli le hanno portato via il vaso in cui aveva seppellito la testa del suo innamorato, da loro stessi ucciso. L'amore non trionfa e vince la morte.
Eri triste Lusanna, non volevo turbarti.
Eh s, per l'ho letta, quando ho cercato di consolarmi. Lo sai che Giovanni  andato a Roma e ha vinto la causa?  stato tutto inutile, sono dovuta venir via di nuovo da Firenze, dove nacqui e dove Antonino si prese cura di me. Poi, dopo qualche anno,  morto pure lui, un santo.
S, so che hai perso la causa e ho saputo del Vescovo. Me lo hanno detto al... non riesce a concludere la frase che Lusanna riprende concitata.
Sono andata via di nuovo: quelli che mi avevano applaudita si sono dileguati e qualcuno ha preso a infamarmi. Non avevo pi nessuno al mio fianco e anche mio fratello premeva perch partissi. E tu? Anche tu mi avevi abbandonata, perch, Ekaterina, eravamo amiche noi, anzi di pi... e le invia una delle sue occhiate ammiccanti.
Caterina non sostiene il suo sguardo e risponde: Io ero la tua schiava, se non fossi fuggita Giovanni mi avrebbe ripresa con s. Ero sua, lui aveva pagato per avermi.
S, eri il suo regalo di nozze per me... Vieni, ti faccio vedere una cosa.
Vanno in camera, ai piedi del letto c' un bel cassone decorato secondo la tradizione fiorentina. Lo apre con delicatezza e ne estrae ben piegata una stoffa che poi stende sul letto con cura. Dispiegandola appare una veste di seta con le maniche a liuto allacciate da fiocchi. Lisciando le pieghe come se l'accarezzasse, le spunta qualche lacrima che asciuga svelta.
Che bello, lo ricordo:  l'abito che volevi indossare per la festa di San Giovanni, quando lui si adir e se ne and di casa.
S, me l'aveva regalato per le nozze che celebrammo con fra Felice e che lui poi rinneg. Guarda, mi sta ancora e comincia a spogliarsi per indossare il cimelio.
Non lo hai dimenticato, dopo tutti questi anni?
No, come vedi ancora mi turba e mi commuovo a pensare a quei giorni felici.
Lusanna, ma ti ha fatto soffrire, ti ha ripudiata, calunniata.
Lo so, non dire altro, ma mi amava e io lo amavo con tutta la mia persona. Da allora non l'ho pi rincontrato, ma se lo rivedessi, forse...
Ha preso in moglie la giovanissima Marietta Rucellai
e ti ha coperta di fango a Firenze!
Non dire questo a me, Ekaterina, so io come sono andate le cose, doveva sposarla per la sua famiglia e poi  stato il Papa a Roma a decidere e a ribaltare la sentenza di Antonino.
Ekaterina capisce che  inutile discutere, Lusanna non  cambiata, ma adesso deve chiedere. Deve sapere. Del resto lei non le ha domandato niente della sua vita, di s, delle tribolazioni patite.
A Firenze l'ho visto. Giovanni era alle nozze di Lorenzo.
Davvero? - si siede per l'emozione sul letto - E come era vestito, sempre bello? C'era con lui Marietta?
Non lo so, non ci ho fatto caso. Ho avuto paura e sono scappata via, il giorno dopo ha mandato un suo uomo a riprendermi. Sono riuscita a fuggire e sono partita per venire qui, da te, Lusanna.
Lusanna, agitata,continua a domandare di lui, forse anche Giovanni non l'ha dimenticata, forse Marietta  morta e allora lei potrebbe riconquistarlo, dopotutto  ancora bella. Forse figli non ne ha avuti e allora...
Ekaterina la guarda, le prende le mani e alzando il tono di voce esclama: Basta, calmati! Ma tu ce l'hai un figlio? Dimmelo, s o no? Devo saperlo subito. Non posso pi attendere.
Lusanna si ferma, le pianta gli occhi nei suoi e dice: Ma certo... la medaglietta che tu mi lasciasti proprio qui prima di andare via con Francesco apre un piccolo scrigno di legno e tira fuori una catenina con due parti di medaglia appesi che fa combaciare perfettamente e se li porta su cuore.
 tuo figlio? Vero?
Mi sembrava che lasciandoti quel cimelio fosse ovvio, un dono da parte mia che non avrei mai potuto riabbracciare. Invece adesso sono qui.
Sei venuta per lui, vuoi riprendertelo, vuoi portarmelo via?
Allora  qui, con te? Posso vederlo? Sta arrivando? Fammi sedere che il fiato non mi regge e le gambe mi tremano si accascia su una sedia e si mette una mano sul cuore aprendo la bocca per aspirare a pieni polmoni.
Puoi stare tranquilla, non  qui adesso e non arriver cos presto. Ma tu vuoi portarmelo via, lo so! E non te lo dar.  mio. Io l'ho preso agli Innocenti, l'ho cresciuto, ho vegliato su di lui quando aveva la febbre e ho asciugato le sue lacrime quando lo chiamavano bastardo, ho pregato la Madonna quando sembrava che non superasse la notte perch aveva il mal dei pondi e il suo corpo era disseccato e disfatto sul letto. E tu dov'eri? Perch non sei venuta prima, ora cosa vuoi da lui?
Sarei venuta se avessi potuto. Non sapevo nemmeno dove trovarti e se lui fosse vivo o morto in culla, come tutti i fanciulli che vedevo alla Scala. Quanti ne morivano anche i primi giorni! Ma io mi dicevo: il mio  forte ce la far! E pregavo anche io la Madonna e tutti i Santi. Lusanna non essere crudele, desidero solo vederlo, conoscerlo, incontrarlo.  per questo che sono qui. Ho seguito il filo che ci legava e sono andata agli Innocenti, dove una vecchia si ricordava di te, mi disse che avevi preso il bambino insieme a un uomo "bizzarro".
S, venimmo per i funerali di Antonino, l'uomo che mi aveva aiutata, non potevo mancare. Era un maggio fiorito, dell'anno 1459 e, dopo le esequie che furono grandiose, ci recammo agli Innocenti e io mostrai la medaglietta spezzata. Frugarono nei cassetti e tirarono fuori il pezzo mancante, mi dissero che ero stata fortunata perch il bambino era vivo e sano e una donna che si chiamava Titta me lo mostr.
Caterina ascolta rapita. Avrebbe voluto essere lei quella donna, ma non sarebbe stato possibile per una schiava. Comunque lui era libero perch il Comune di Firenze decreta che i bambini agli Innocenti sono come figli suoi, quindi non schiavi, ma cittadini fiorentini.
E com'era? Dimmelo, ti prego... a me che sono sua madre, a me che l'ho partorito e sono quasi morta nel travaglio.
Biondo e fiero, si nascondeva dietro la gonna di Titta, i primi giorni non disse nemmeno una parola quando lo portammo a casa, qui. Stava sempre alla porta, guardava il bosco, come se aspettasse qualcuno. Poi mi disse che gli mancavano i suoi compagni, i nocentini. Si sentiva solo, mangiava come un uccellino, ma non piangeva mai, nemmeno se lo battevo. Poi piano piano si affezion e cominci a chiamarmi madre, correva intorno alla casa e si divertiva a giocare con gli animali.
E poi, dimmi,  portato per imparare?
 intelligente e pronto e gli insegnai a leggere, come tu avevi fatto con me. Con le lettere intagliate nella mela, le riconosceva e poi le divorava. Ma per scrivere e far di conto lo mandammo a scuola da maestro Bartolomeo a Sansepolcro. E tutti i giorni andava e tornava a piedi, faceva chilometri d'estate e d'inverno, col freddo e con l'afa; voleva imparare, aveva fame di conoscenza. Leggeva il libro di messer Boccaccio e mi ripeteva le storie,  l che ho saputo la fine di Lisabetta. Quanto ho pianto quel giorno e lui non capiva. Perch piangi, madre?  solo una storia in un libro, una novella inventata.
Ma... parliamo di lui. Non mi hai detto la cosa pi importante. Qual  il suo nome? Come  stato battezzato?
Niccol, questo il nome che gli hanno dato all'Ospedale, Niccol Diotallevi, e questo gli lasciai per rispetto degli Innocenti.
Ekaterina si sente mancare di nuovo.  seduta e si aggrappa al tavolo, senza riuscire a emettere un suono articolato. Lusanna la guarda.
Che c', non ti piace? Alla fine un nome vale l'altro, mi ci sono abituata e quando lo chiamo risponde e mi guarda. Ah, che sorrisi e che baci mi manda!
Niccol, ripete, proprio il mio Klja, cos dentro di me mi riferivo a lui, non sapendo nemmeno se fosse vivo. Oggi mi hai dato una grande gioia, perch  vivo, e una piccola gioia per il suo nome.
Le due donne si osservano e poi avvicinando la sedia al letto, Caterina prende le mani di Lusanna e le stringe. Fissandola negli occhi inizia a parlare dicendo di un uomo, Hans che l'aspetta per portarla via, ora  forse alle Stinche, ma lei sa che lo rilasceranno. Non ha fatto niente di male, ha cercato di sottrarla alle grinfie di Giovanni e lei lo ama e anche lui ama lei, ma  arrivata fin l perch vuole vedere il suo bambino e Lusanna non pu negarle questo desiderio. Poi andr via. Prenderanno una nave insieme e non torner pi a Sansepolcro n a Firenze, ma ha aspettato tanto, troppo tempo... lo ha sognato cos tante volte! Lusanna deve aiutarla, in nome di Maria Madre Vergine Santissima, non pu impedirle di incontrarlo. Le prende le mani e le bacia bagnandole di lacrime.
E sia la volont di Dio, ti dir dove trovarlo, ma giura che non me lo porterai via, io ho solo lui al mondo e lui mi ama come sua madre.
...
.
...
CAPITOLO 46.
...
.
...
Confidenze.
...
.
...
Le due donne camminano l'una accanto all'altra, in silenzio. Il sole sta tramontando e un leggero venticello stempera l'aria che porta i profumi del bosco, dove si stanno inoltrando con cautela. Le stesse passeggiate che facevano tanti anni prima e che le avevano unite e fatte sorridere. Quante cose si erano raccontate, quante speranze nelle parole di Lusanna e nei bei canti intonati insieme!
Lusanna ha proposto di uscire, forse per guadagnare tempo e radunare le frasi una a una. Percepisce l'emozione di Caterina, avverte il suo respiro, ma lei non  ancora pronta, ha addosso tutta la tensione e un po' di dolcezza che non riesce a far uscire. Camminano e trovano un rovo di more, ne colgono alcune, ma sono ancora acerbe. Caterina riconosce alcune piantine che sono utili alle medicazioni e si ferma a raccoglierle, Lusanna continua a tacere. In quel silenzio si fa strada prepotentemente nei suoi pensieri il ricordo vivido di quella violenza subita alla Stufa, la rabbia, lo schifo provato e il senso di impotenza e allora comincia lei a parlare e racconta senza giri di parole quello che ha dovuto subire qualche giorno prima di partire da Firenze. Non sa perch ne parla, ma nel raccontare il dolore un po' si acquieta. L'amica la guarda con dolcezza e poi l'abbraccia.
Povera Ekaterina, quante ne hai dovute subire! Anche questa, mentre il tuo uomo era lontano, in cella. Mi duole assai e capisco la tua pena. Comunque taci, non dirlo a lui, se lo ritroverai un giorno, nessun uomo sopporta quell'onta e magari incolper te di averla cagionata. Quando ero qui e posai per il pittore, rammenti? Mand sua madre a prendermi. Ebbene s, anche lui mi prese con la forza allorch restammo soli nella bottega e ancora ricordo quanto dolore e quanta pena mi colse. E dire che ero cos felice, mi sembrava proprio una brava persona. Amavo Giovanni e lui non lo volevo proprio.
Sempre, quando gli uomini ci vedono sole e smarrite si approfittano di noi.
Sar il nostro destino, forse, come disse il prete, ero stata io a provocarlo o  Satanasso che si mette di mezzo in queste faccende e ispira la violenza nei cuori. Comunque ho dimenticato l'offesa e ora sono qui con te, sorella mia. Ci sono io a consolarti. Non dire al tuo uomo di Niccol, non capirebbe e magari nutrirebbe odio e gelosia.
Hai ragione, non dir nulla. Comunque non pu essere solo questo il destino di noi donne. Sono gli uomini crudeli che ci prendono con la forza e ci buttano via. Per questo ero entrata in convento a Siena. Per non mi sono fatta monaca perch babushka mi ha fatto promettere di andare via. Prepara le tue cose e seguimi dunque. Adesso  l'ora di rimettersi in cammino. E io ho seguito la sua voce. Poi sono finita con Chiara e Gabrina a Castiglion che Dio sol sa, un posto sperduto, nei pressi di Siena e l forse l'ho visto, il demonio, e ho volato sui campi arati e sulle selve e financo sulla torre del Mangia a Siena. Ma Hans dice che ho sognato perch ho bevuto una pozione con la segala cornuta che mi ha dato l'illusione di volare. Credo che abbia ragione lui, nessun umano pu volare,
nemmeno la mia cara babushka.
La foglia di quercia che volava alta e superava le montagne e i mari  arrivata l vicino, si  deposta su una zolla di terra e si  trasformata in un albero, con le forme di una donna dai capelli bianchi e i grandi occhi celesti, un po' appannati, pi grigi di come li ricordava, ma era proprio lei, la sua nonna, ripensa.
S, la tua babushka, ricordo, sai, ho trovato nella casa di Firenze delle lettere sotto un mattone della cucina, le ho lette e poi le ho conservate.
Non dirmi, Lusanna, che le hai con te?
S, le ho portate qui e le conservo, te le mostrer quando torneremo a casa, le leggevo spesso e mi consolavano un poco dei miei tormenti.
Ma dimmi di Niccol, dove si trova adesso?
Qui vicino.  stato con me fino a pochi mesi fa, e correva nei boschi con i suoi capelli biondi spettinati e mi chiamava, madre, madre! Sempre allegro e affettuoso, mi copriva di baci e di carezze e... tace.
Caterina prova un senso di invidia e ripensa alle parole di Gabrina che vedeva in una casa vicino a un bosco un fanciullo biondo che la chiamava, non era a lei che si rivolgeva. Ma  cos, non ci si pu fare pi niente ormai, almeno  vivo. E adesso come star? Perch Lusanna non dice chiaramente dove si trova? Ha paura di certo che lei lo possa portare via o che gli riveli la sua identit.
L'amica riprende il filo del discorso che aveva interrotto e racconta che il ritratto dell'Assunta era stato terminato dal pittore, ma lei non aveva voluto vederlo e comunque le avevano riferito che non le somigliava affatto. Tornata alla casetta aveva scoperto che Caterina non c'era pi; l'aveva odiata e maledetta perch non aveva pi nessuno con cui parlare. Nessuno che potesse consolarla e asciugarle le lacrime dell'affronto subito. Si sentiva tradita anche da lei, la medaglietta l'aveva riposta e non ci aveva pi pensato. Suo fratello era venuto a prenderla per riportarla a Firenze: la causa contro Giovanni era vinta e poteva tornare a riprendersi il suo posto di legittima sposa. Giovanni era stato dichiarato bigamo dal Vescovo e doveva pagare una multa salata: il suo matrimonio con Marietta era stato annullato. Era al culmine della felicit. Tante tribolazioni, accuse infamanti, persino quella d'aver avvelenato il suo primo marito, erano cancellate e lei era la moglie di un Della Casa. Lusanna la dalmata, figlia di un fornaio di Schiavonia, era riuscita a portare in tribunale un uomo ricco e potente, amico di Cosimo, e aveva vinto.
Mentre racconta le gote si infiammano e la voce si alza di tono, gesticola e gli occhi brillano, come osserva Caterina, diventa ancora pi bella. Poi di nuovo tace e si ferma a riflettere.
Per lui non mi volle a casa con s, non venne nemmeno a salutarmi e io restai da mio fratello per mesi in attesa di un suo cenno che non giunse mai. Giunse invece la sentenza del Papa. Il nostro matrimonio non era mai stato celebrato, io avevo mentito e per questo lui, essendo libero, si poteva considerare legittimo sposo di Marietta e qui la voce si fa flebile e arrochita. Quante lacrime e quanti sospiri, ormai non c'era nulla da fare.
Per la vergogna dovette tornare alla casetta nel bosco con la cognata che non voleva lasciarla sola ad avvilirsi e compiere magari un gesto insano. Lei da sola ci sarebbe anche rimasta, invece il fratello volle che si maritasse di nuovo. Il sensale le trov un marito vecchio, un artigiano
anche lui vedovo. Era un brav'uomo e le voleva bene, ma aveva gi figli suoi e non volle prenderne un altro agli Innocenti.
Caterina trema nell'udire questa storia e freme dalla voglia di sapere come sia finita, ma Lusanna aveva i suoi tempi e soprattutto un gran bisogno di raccontare per sfogarsi cos si tratteneva dal dire: E allora?
Cos trascorse del tempo e io mi ero abituata al mio vecchio. Cercavo di non pensare pi a niente, a ogni giorno la sua pena, mi dicevo. E un giorno accadde che mio marito mor di colpo e di nuovo mi ritrovai sola. Me ne dispiacqui, ma giurai che non avrei pi voluto nessuno. L'ultimo mi aveva lasciato una piccola rendita e poi la casa era gi mia, cos, quando ci furono i funerali di Antonino, decisi di tornare a Firenze per tutto il bene che avevo ricevuto da lui, ma dentro di me avevo anche un altro piano: andare agli Innocenti e prendere il bambino, sempre che fosse ancora l. C'era solo un ostacolo: doveva accompagnarmi un uomo che dichiarasse di essere mio marito. Cos chiesi... e qui la voce cambia di nuovo e il tono si fa sprezzante.
Lusanna, non dirmi che hai domandato a..? e pensa al tipo bizzarro di cui aveva parlato la vecchia agli Innocenti.
S, chiesi al pittore, colui che mi aveva offesa e violata, ma non c'era altra scelta, lui mi avrebbe accontentato, se non altro per quel debito che aveva nei miei confronti. E infatti cos fu. Andammo a Firenze, il resto lo sai.
Dunque cos erano andate le cose, pensa Caterina, ma non aveva ancora saputo dove fosse il ragazzo, dove lo avesse mandato, chiss se lo avrebbe rivelato... forse era meglio tacere e sperare che lo dicesse lei.
Infatti, dopo qualche minuto di silenzio, Lusanna esordisce tutto d'un fiato: Niccol  con lui a bottega ad Arezzo, s'impratichisce del dipingere perch ha mostrato di avere talento in quest'arte.  bravo, sono orgogliosa di lui.
Anche Caterina sente la fierezza salirle dal petto per quel figlio che non ha mai visto ed  felice della rivelazione che le avrebbe permesso di poterlo incontrare prima o poi. Arezzo non  lontana e sa anche dov' la bottega di mastro Spinello.
Ecco,  tutto, non ti ho taciuto nulla, ma tu adesso non portarmelo via, non dirgli nulla, ci renderesti entrambi infelici e forse lui ti odierebbe per averlo abbandonato e poi Hans non ne sarebbe contento e...
Non dubitare, lo promisi, ma ricorda: Amor pu troppo pi che n voi n io possiamo.
Si  fatto tardi e le due donne si incamminano verso casa, Caterina torner a Sansepolcro, dove i due coniugi attendono e forse saranno in pena per lei che  stata via a lungo. Sulla porta di casa prende il rametto di quella che era stata la verga di Gabrina, ne stacca un pezzetto. Questa volta non ne fuoriesce nulla.
 per te, per ricordare questa giornata, sar di buon auspicio e chiss forse potrebbe funzionare. Saluta l'amica promettendole che torner a trovarla e manterr il segreto con Niccol. Lusanna non deve dubitare, lei mantiene le promesse, e pensa alla sua babushka che ha vegliato su di lei.
Addio sorella, hai avuto tanto coraggio!
Che Iddio di male ti guardi, Ekaterina.
...
.
...
CAPITOLO 47.
...
.
...
Un arrivo inatteso.
...
.
...
A tarda notte, trafelata ed emozionata, Ekaterina arriva a Sansepolcro a casa dei due coniugi. Sulla strada c' il marito che scruta davanti a s con una torcia e quando la vede si precipita da lei. Sembra abbia una notizia urgente da comunicare. E cos'altro potrebbe essere successo quel giorno gi pieno di emozioni? si domanda in apprensione. Quando sono una di fronte all'altro lui dice: In casa ci sono delle persone che domandano di te. Andiamo, presto, ti aspettano da un pezzo e sono ansiosi di parlarti. Griselda li sta intrattenendo, ma non ha saputo dire dove fossi andata e cos sono tutti preoccupati per te, specialmente Hans.
Hans, come? Hans  qui e non me lo dici subito? Io, io non pensavo che arrivassero proprio oggi, anzi non pensavo nemmeno che lui sarebbe venuto a cercarmi, che gioia mi stai dando! Davvero oggi  una giornata speciale, Dio ti ringrazio.
Entrano in casa e, seduti intorno al tavolo, oltre ad Hans che si alza immediatamente, ci sono Chiara, Angelo e la padrona di casa. Hans si avvicina a Caterina per abbracciarla, ma lei rimane un attimo rigida. Non  pronta per quell'incontro e la felicit ritrovata per le sorti del suo amato si  temperata in un atteggiamento di sospensione. Poi un attimo dopo si lascia andare e abbraccia il suo uomo.
Perdonatemi se siete stati in pena per me, non sapevo che sareste giunti fin qui e mi sono attardata in casa di un'amica, una donna che avevo conosciuto quando ho trascorso qualche mese da queste parti, in una casetta ai margini del bosco. Abbiamo chiacchierato e ci siamo raccontate delle nostre vite, quando l'ho salutata non mi ero accorta che fosse cos tardi.
Mia dolce Katia, ero preoccupato, ma sapevo che saresti tornata qui e la nostra ospite mi ha detto che era sicura anche lei del tuo rientro. Solo che il tempo passava e noi ci domandavamo se non ti fosse accaduta qualche disgrazia, ma ora che ti vedo le nebbie si sono dissipate e sono felice.
Anch'io Hans sono davvero felice di vedere te e finanche Chiara e Angelo insieme e, credo, riconciliati.
Certo, mia cara amica, ho ascoltato le tue parole e Angelo ha dato retta a quelle di Hans e come vedi siamo qui pronti per la partenza e tu verrai con noi. Siamo arrivati con il vetturale, lo stesso con il quale viaggiasti insieme a Griselda, lei si  sperticata in lodi su di te.  sicura che grazie a te si il suo bambino  salvo perch ora sta bene e non ha pi avuto perdite n febbri. Ho detto loro che hai imparato l'arte da Gabrina, nostra amica e anche che ti avevano eletta regina a Castiglion che Dio sol sa, ma tu hai preferito venire fin qui.
Chiara, perch hai raccontato queste storie? Sono favole, quel che c' di vero  che ho imparato a usare le erbe e a medicare le ferite, ma tu Hans, come hai fatto a uscire dal Bargello? Temevo ti avessero condotto alle Stinche. Stai bene? Non ti avranno mica torturato? dice spalancando le braccia.
Solo qualche giro di corda, ma li ho sopportati, Katia
mia, non avevano niente contro di me, la parola di un ladro assassino protetto da una famiglia potente, s, ma per il giorno del suo matrimonio Lorenzo non voleva orrori e spargimenti di sangue, cos mi hanno dato il benservito e sono stato graziato. Hanno frugato alla Stufa fra le mie cose, non hanno trovato niente, se non qualche disegno e i miei panni sudici. Puccio non ha obiettato, anzi, molto solidale mi ha difeso dicendo che mi ero comportato sempre bene, lavorando con solerzia per guadagnarmi di che dormire e mangiare. Meno male che non ha fatto menzione a te, sono rimasto sorpreso dalla sua benevolenza nei nostri confronti. Direi proprio un brav'uomo.
Caterina sospira.  assai contenta dell'arrivo degli ospiti e soprattutto che Chiara abbia taciuto ad Hans del bambino agli Innocenti. Cerca di rendersi utile per preparare la cena e offrire ospitalit, per quanto gi il padrone di casa si era reso disponibile con mille moine e cibi genuini. Si avverte il suo disagio di fronte a questi signori che parlano forbito o con accento straniero e lui, nella sua umilt, cerca di metterli a proprio agio ricorrendo al cibo semplice e al vino che fa scorrere abbondantemente. Si brinda al pericolo scampato, al ricongiungimento dei quattro e al nascituro, che venga al mondo benedetto e cresca in salute. Se sar una femmina la chiameranno Caterina, in onore alla donna che ha aiutato la madre durante la gravidanza. Tutti esultano per lei e lei guarda Chiara con aria interrogativa, ma Chiara tace, limitandosi a brindare e stringendosi al suo Angelo. Sembra che sia tornata l'intesa fra i due e si vede che le cose si stanno mettendo bene ma, si domanda Caterina, perch non parla del bambino che portava in grembo? Avr modo di chiederlo pi tardi, quando rimarranno da sole.
Hans  contento, sicuro che porter con s la sua donna. Lei tuttavia non ha ancora deciso cosa fare. I due coniugi provano un senso di malinconia al pensiero che Caterina sicuramente li lascer. Del resto  giusto cos, Griselda non pu pretendere che l'amica resti accanto a lei. Le dispiace, ma non pu farci niente, al momento del parto chiamer la levatrice del paese, quella che ha fatto nascere anche lei.  una donna esperta e non dovr temere, anche se vede il marito in apprensione.
Hans si avvicina a Caterina, tira fuori dalle tasche qualcosa poi le prende la mano e infila all'anulare un anello d'argento con una pietra opalescente. Lei appare stupita e un po' disorientata, ma tutti esultano e Hans inginocchiandosi le dice: Caterina, questa  la mia promessa di matrimonio, io prendo te come moglie e in pegno del mio amore ti do questo anello. Questa pietra ha i riflessi della luna ed  come te, mia adorata, presto potremo celebrare le nozze davanti a un prete, ma non adesso, ora dobbiamo ripartire.
Ripartire? E per dove? Dio Onnipontentissimo!
Per Napoli, Angelo ha ricevuto notizie confortanti dal suo parente,  arrivata una lettera e cos si trasferiscono l e ci hanno chiesto di accompagnarli e stare un po' con loro per dividere le spese.
E come faremo a pagare per il viaggio?
C' una galea degli Antinori che parte da Pisa la settimana prossima, ci hanno offerto il viaggio per pochi fiorini.
Sai, Angelo ha vinto ai dadi e cos ha riscosso e possiamo permetterci le spese del viaggio risponde prontamente Chiara e guarda il suo uomo con soddisfazione.
Mi era rimasto ancora qualcosa e ho venduto il pugnale con il manico d'argento decorato con le pietre.
E come faremo una volta arrivati l?
Non preoccuparti, Napoli  una citt accogliente e piena di risorse. Il grande porto, uomini, merci, si parlano tante lingue. I nobili sono bramosi di decorare chiese e dimore e io far la mia arte di dipintore. Poi, quando saremo diventati pi ricchi, ti porter in Germania o a Bruges, prenderemo un'altra nave, ma per ora stiamo contenti di quello che il destino ci ha riservato.
Caterina guarda Griselda, ha un aspetto abbattuto, la carnagione spenta e macchie rosse sul viso che sembrano espandersi. Si sforza di sorridere facendo intendere a cenni che Ekaterina deve seguire la sua strada perch lei se la caver. Gli altri sono felici, desiderosi di rimettersi in viaggio il prima possibile per raggiungere Pisa. Il viaggio sar lungo e magari fra un giorno potrebbero approfittare del vetturale che li ricondurr a Firenze e di l altri carrettieri o barcaioli li porteranno fino alla foce dell'Arno.
Caterina  frastornata da tutti gli eventi della giornata, ora non pu decidere, ma nemmeno aspettare troppo. Non vorrebbe deludere Griselda, ma nemmeno Hans. Come sempre  combattuta fra due strade, non ha ancora imparato a fidarsi del suo istinto.  la sua vita, il destino. Una porta di nuovo aperta sul futuro. Un'altra possibilit offertale dalla vita, come rinunciare? Per, per...
Deve andare ad Arezzo, lo deve incontrare. Come potrebbe essere giunta fino a l e poi andarsene, sapendo che non capiter di nuovo in quelle contrade? Ha fatto tanto per raggiungere Sansepolcro, con quell'unico pensiero in testa: la promessa da mantenere. Il bambino, Niccol, oggi un ragazzo che ha intrapreso un'arte, e che arte, la pi bella che esista, la pi completa e raffinata. Ne  orgogliosa, vuole vedere il suo talento e soprattutto vuole vedere lui. Sar uguale all'immagine che le ha suggerito Gabrina? Certo, non pu deludere Lusanna per raccontare di lei, ha promesso. Quante promesse si fanno. E quante preghiere per realizzare i propri desideri, ma adesso  arrivata dove voleva. Ha trovato l'amore, quello fino, la libert, una vita nuova, e ha anche ritrovato il figlio perduto. Proprio l vicino, cosa fare per non perdere tutto e riuscire a mantenere ci per cui ha combattuto cos a lungo?
Che fai, sei rimasta senza parole, non era questo che desideravi? dice Chiara avvicinandosi, poi le fa segno di seguirla nell'altra stanza.
Quando restano da sole, Chiara le dice a bassa voce di aver perso il bambino e di essere felice per questo: Le cose saranno pi semplici adesso e a Napoli avremo tutti una nuova possibilit.
Caterina la guarda e non dice niente, chiss se  stato un aborto naturale o se Chiara  stata aiutata da qualcuna, come sperava, del resto. Non ha importanza:  felice adesso e avr tutta la vita per mettere al mondo un figlio o tanti figli, se vorr. Spera solo che Angelo si dimostri affidabile come marito e di questo non  del tutto sicura.
Quasi come se le avesse letto nel pensiero, Chiara si affretta ad aggiungere: Angelo  cambiato, sai,  tornato a essere un innamorato pieno di premure e mi ha giurato che non giocher pi, quello che ha vinto ci serve per il viaggio, e poi a Napoli si far aiutare come aveva detto all'inizio. Dunque, Caterina, Hans ti adora, si  avvilito non trovandoti alla Stufa, poi, quando gli ho spiegato dov'eri, ha voluto partire subito subito per incontrarti ed  stato in ansia vedendo che non eri in casa. Piuttosto, dove sei stata? Non vorrai avere segreti per me, che non ti
ho celato nulla? Hans entra festoso e interrompe la conversazione con dell'altro vino per brindare. Prende fra le braccia la sua donna e la bacia a lungo.
Caterina allora confessa che c' un ultima cosa che deve fare prima di partire e non pu rinunciarvi. Hans si adombra, ma non commenta e poi aggiunge: Adesso  l'ora di andare a dormire, di nuovo insieme, mia dorata, vieni, ci sono tavole imbandite...
Caterina sorride al ricordo della bylina che anche lui ormai conosce a memoria, se ne compiace e lo segue in camera da letto.
...
.
...
CAPITOLO 48.
...
.
...
La rivelazione.
...
.
...
All'alba, mentre gli altri dormono ancora, Ekaterina si veste in fretta ed esce dalla finestra del retro per evitare rumori alla porta e svegliare qualcuno. Prima di allontanarsi guarda il suo Hans, nudo fra le lenzuola stropicciate. Un leggero russare le conferma che dorme profondamente. Una stretta al cuore l'assale al ricordo, cos vivido, dei baci e delle carezze. La furia nel ritrovarsi dopo tanto tempo, il piacere dei sensi, i giochi d'amore. E le parole di lui, dolci, profonde: Ti amer per sempre, animella mia.
Zeluju tebja! Ti bacio... pronuncia prima di voltarsi,  la formula che sua nonna utilizzava con lei, non sa se lo rivedr, quindi contiene anche una benedizione, ma non pu trattenersi ancora, altrimenti non avr pi la forza di lasciarlo. Le dolcezze dell'amore avvinghiano e ottenebrano la vista e la mente. Ha ancora un po' di lucidit per lasciarlo, poi chiss... non vuole mettere vincoli alla provvidenza, ma ormai ha deciso cos. La promessa.
L'aria  fresca ma la strada  lunga. I contadini sono gi nei campi, chini sulla terra a raccogliere gli ortaggi o a strappare le erbacce che infestano. La campagna  fertile e rigogliosa: a destra e a sinistra arbusti di guado che brillano nel giallo dei loro fiorellini a grappolo. Un tesoro che si trasformer nel blu di drappi e vesti preziose o anche negli affreschi delle chiese e dei palazzi. Cerca di
distrarsi contando le chiese che ha visitato nella sua vita, le enumera, a cominciare dalla piccola cappella annerita dove conobbe il mercante di schiavi. Cancella l'immagine e procede. Non deve pensare, non deve permettere alla mente di adagiarsi sui ricordi pi belli, come la notte con Hans, ma anche evitare quelli brutti. Cos si limita a enunciarle ad alta voce: Santa Trinit, Santa Croce, Santa Maria Novella, Santissima Annunziata, Santa Maria Assunta, Santa Maria in Silvis... Quasi tutte sono intestate alla Vergine. Dopo un'ora di cammino, incrocia un carretto con due persone a bordo che le offrono un passaggio. Stanno andando al mercato di Arezzo a vendere la frutta. Un'occasione unica, sono un uomo e una donna, due contadini con le facce cotte dal sole. Senza pensarci due volte accetta e prosegue il viaggio con loro.
I due sono incuriositi da lei, sola con un aspetto esotico e insolito da quelle parti. La donna chiede perch vada ad Arezzo, se ha una commissione urgente o dei parenti da trovare. Caterina risponde di avere entrambe le cose, un parente da incontrare per una commissione urgente. La donna insiste con le domande, ma lei rimane sul vago e poi sposta il discorso sulla famiglia che la ospita a Sansepolcro, forse loro conoscono Griselda e suo marito. Certo! - rispondono all'unisono - Allora  lei la donna che le ha salvato il bambino, la donna che conosce erbe e pozioni magiche! Ormai la sua fama si  diffusa e la contadina spalanca gli occhi per l'emozione di averla proprio l sul carretto. Comincia a chiedere se  possibile aiutare un fanciullo con il mal di pondi, se si possono scacciare i vermi e poi l'acqua di San Giovanni, ne ha ancora con s? Abbassando la voce per non farsi udire dal marito, chiede di una mistura per trattenere l'amato affinch non
vada con altre donne, ma desideri soltanto lei.
Ekaterina risponde che tante cose si possono, altre no, lei non ha il potere di guarire ogni male, conosce le erbe e sa come usarle, poi per il resto deve ancora imparare. L'altra la guarda un po' delusa, poi aggiunge: Imparer presto, qui abbiamo bisogno di una come lei, anche per far partorire le femmine, perch la levatrice  vecchia, presto morir senza aver insegnato la sua arte a nessuna.
Caterina sorride e annuisce, poi chiude gli occhi a lasciar intendere che  stanca e non desidera parlare. Si assopisce al traballio del carretto e sogna. Vede Niccol venirle incontro, ma ha la faccia oscurata e non parla, poi vede la nave che potrebbe portarla a Napoli, il mare, una distesa di azzurro su cui scivolano piano e il vento spinge le vele scompigliando i capelli, al suo fianco Hans.
Quando si sveglia sono alle porte di Arezzo. Ha un tuffo al cuore per l'imminenza dell'incontro, passano davanti alla chiesa dove aveva visto il pittore e si fermano per farla scendere. Caterina ringrazia mentre la donna le prende le mani aggiungendo che la aspettano a Sansepolcro. Hanno bisogno di lei, sapranno esserle riconoscenti, e le regala un cestino di frutta fresca e matura. Aggiunge anche un cacio marzolino, insiste perch lo prenda e poi le bacia le mani. Quanta dedizione, non avrebbe mai immaginato che lei, la schiava di ser Giovanni, potesse essere trattata come una venerabile santa. Il suo orgoglio si esprime in un grande sorriso.
Il sole  alto, il viaggio  stato lungo e sfiancante. Il Duomo si erge sugli scalini nella sua semplice facciata di arenaria che non incute soggezione, ma induce a entrare. Troppo emozionata per osservare i particolari, procede
lungo la navata verso l'abside dove, su un'impalcatura, vede un uomo intento a dipingere un affresco. Lo affianca un frate che d istruzioni agli inservienti affinch sistemino i cartoni come vuole l'artista, cambiando posizione e inclinazione. Il pittore  irritato dal tempo che impiegano e si rivolge con durezza al frate, domandando di Niccol, solo lui sa operare per far s che tutto proceda come ha ordinato. Un tuffo al cuore per Ekaterina che sulla panca nasconde il volto con la stoffa verde e abbassa la testa per non farsi riconoscere. Ascolta, sperando di vedere spuntare il ragazzo da dietro la porta della sagrestia. Non vede nessuno e il pittore continua a imprecare, nonostante sia in chiesa. Dove si  cacciato quel fannullone? Perch tarda ad arrivare? Dobbiamo completare l'opera entro l'estate e non siamo ancora a met. Andate a cercarlo!
Arriva arriva, non dubitate maestro,  andato appena qua vicino, al bosco. Va sempre al bosco. Ora, bosco! Quel gruppetto di alberi alti fuori dalla porta, al colle San Donato, ha giurato che sarebbe tornato in tempo per i vostri lavori!
Va bene, vediamo se mantiene il giuramento, altrimenti questa volta lo caccio per davvero, cos se ne torna da sua madre a Sansepolcro, a pascolare le pecore o a coltivare il guado, dannazione!
Non adiratevi maestro, non vale la pena, sciuper il suo talento se non ha cervello aggiunge l'inserviente.
Tu datti la mala Pasqua e lavora, non immischiarti.
Caterina nell'udire quelle parole coglie la palla al balzo e si appresta a uscire per recarsi l dove hanno precisato. Una volta fuori dalla chiesa domanda del colle San Donato e si avvia veloce, temendo fortemente di non raggiungerlo in tempo. Sale, sale e arriva alla Porta indicata, esce e fuori dalle mura trova il luogo che chiamano il bosco. In realt  un intrico di vegetazione con qualche pianta da fusto e diversi alberi raggruppati. Prende il sentierino che vi si inoltra e dopo pochi passi, lo vede.
 lui, non ci sono dubbi, proprio come gli  apparso in sogno e come lo aveva descritto Gabrina. Biondo, flessuoso, quasi femmineo. Si alza dal terreno che circonda una grande quercia e prende il sentiero verso di lei. Scrolla i capelli quasi a liberarli dai pensieri, come faceva anche lei da fanciulla.
Un tuffo al cuore cos forte che Ekaterina deve fermarsi per respirare, abbassa istintivamente la testa e osserva di sottecchi il giovane che le si fa incontro con disinvoltura. Probabilmente non l'ha vista, potrebbe ancora deviare o tornare indietro di corsa, ma il suo corpo  inchiodato a terra. Ferma, comincia a pregare la Vergine, non sa nemmeno lei perch, ma sa che le parole ripetute a bassa voce la calmano e presto torna padrona di s. Quando i loro corpi si sfiorano nell'incrocio, alza istintivamente la testa e lo guarda.  come se si vedesse allo specchio, o meglio rivedesse se stessa da fanciulla. Il taglio e il colore degli occhi sono gli stessi, gli zigomi alti, solo le labbra, circondate da una peluria leggera, non sono le sue. La barba, rada e bionda, che copre le guance si nota appena. Com' bello pensa, pi bello di quanto avesse immaginato.
Lui incrocia il suo sguardo e si ferma in attesa di un segno da parte sua, sollevando le sopracciglia in gesto interrogativo. Ekaterina apre la bocca e cerca le parole, ma quelle non escono e la saliva si  azzerata, avverte il colore che sale alle guance e si sente scoperta e vulnerabile.
Chi siete, donna, perch mi guardate, vi ricordo qualcuno, forse?
S, s, somigli a mio figlio Klja, Kljenka, come lo chiamavo da piccolo.
Che nome strano. Straniero? Io mi chiamo Niccol.
Ekaterina annuisce.
Da dove venite ? Avete un aspetto diverso dalle donne di qui.
Vengo da Sansepolcro e prima ancora da Siena e ...
Da Sansepolcro? Io vengo da l. Sono figlio di Lusanna la dalmata che vive in paese. La conoscete, avete nuove da darmi, non le  successo qualcosa, nevvero? dice con voce incrinata.
Non crucciarti, lei sta bene, vengo da casa sua per dirti che ti pensa e vorrebbe avere tue notizie. Come ti trovi a bottega dal pittore, ti maltratta? Sei bravo, mi ha riferito, comunque ti stanno aspettando in chiesa, vai vai, lui  adirato con te, perch sei andato via senza avvertirlo e ha bisogno del tuo aiuto.
S, vengo qui al bosco ogni tanto perch mi sento bene fra gli alberi, specialmente sotto la quercia, perch...
La guarda e si ferma. Impallidisce e continua a fissarla.
Io non so chi voi siete, ma mi paiono mill'anni che vi aspetto. Chi siete? dice con voce alterata.
Sono, sono... un'amica di tua madre, la conosco dai tempi di Firenze.
Le lettere, quei fogli che Lusanna teneva nascosti, insieme alla mezza medaglietta degli Innocenti, io, io le ho trovate e le ho lette e rilette, indirizzate a babushka, dove si parlava della Terra di Rus', boschi di betulle e poi una quercia grande... Voi non siete un'amica e basta, siete forse la schiava Ekaterina? S, lo vedo dai tratti del volto, dunque  vero! Mi ha parlato di voi.
Dovete tornare dal maestro o vi punir grida Caterina con le lacrime agli occhi e una mano sul cuore.
Ma chi siete? Non andr via finch non lo sentir dalle vostre labbra e le sbarra il passo.
S, Kljenka, anima mia, sono tua madre, Ekaterina della terra di Rus', portata schiava a Firenze all'et che hai tu adesso.
...
.
...
Epilogo.
...
.
...
Ekaterina  tornata a Sansepolcro dai suoi ospiti, Griselda  stata felicissima di rivederla, ma non ha osato chiedere il motivo della sua aria afflitta. Capisce che non  il caso di parlarne, sar lei se vorr sfogarsi a spiegarle cosa  successo ad Arezzo, perch solo questo le ha detto. Qualcuna l'ha anche vista in Duomo davanti agli affreschi, poi  uscita di corsa e si  avviata fuori dalla Porta di San Donato. La donna del carretto  tornata a chiedere se pu aiutarla a risolvere certe faccende e allontanare malori femminili, ma Ekaterina non ha voluto incontrarla. Altre si sono avvicinate all'orto, ma lei  sempre sostenuta e non parla con nessuno.
Hans  andato via amareggiato, ma ha lasciato detto che la aspetter a Firenze ancora qualche giorno. La fuga mattutina ha destato pi di un sospetto, soprattutto gli ha fatto capire che non  cos sicuro che lei lo raggiunger. Forse  andata via per sempre, forse fuggita di nuovo o ha trovato qualcuno che le stava molto a cuore. Non riesce a capacitarsi, ma  dovuto partire prima che lei tornasse per seguire i suoi amici. Non se l'aspettava di essere lasciato l, da solo, il giorno dopo il loro ricongiungimento, soprattutto dopo l'amore che li aveva uniti cos intensamente. Le lacrime di Ekaterina l'avevano sorpreso, ma non pi di tanto, spesso le donne piangono per la gioia. Dopo la sorpresa e l'incredulit era sopraggiunta anche
l'umiliazione. Andare via senza salutare, senza spiegazioni nonostante la sua promessa di matrimonio! Dopo brevi ricerche l attorno, l'orgoglio aveva prevalso e fatto s che decidesse di partire con i suoi amici per approfittare del passaggio. Chiara non aveva detto nulla di quel poco che sapeva sul bambino. Avevano entrambe un segreto da custodire.
Ekaterina dal canto suo, nei giorni successivi ad Arezzo aveva continuato a vagare. Si sentiva spossata, stranita. La promessa era stata mantenuta, ma da babushka non erano arrivati segnali. L'incontro con Niccol le aveva tolto ogni forza, come se tutto fosse diventato sbiadito, senza contorni.
Tornata a Sansepolcro, cerca comunque di rendersi utile in casa, anche se l'unica cosa che desidera  stare a letto al buio e coprirsi la faccia con il lenzuolo. Invece deve aiutare Griselda che ha avuto di nuovo perdite di sangue. Si  ripresa e il bambino  vivo, si  mosso, scalcia e da sotto la pancia  spuntato un bitorzolo, forse un ginocchio o un piedino. Ormai non manca molto al giorno fatidico e lei sente gli occhi dell'amica puntati addosso, come a dire: Non abbandonarmi proprio ora, ma non osa dirlo perch capisce che l'amore non si pu celare, come la tosse.  amore di sicuro, ma non per Hans, altrimenti sarebbe gi partita, anzi sarebbero andati via insieme. Sono
i segreti di questa donna misteriosa, che Griselda rispetta ma non pu comprendere. Non chiede nulla.
Intanto continuano le richieste d'aiuto da parte delle donne del paese: qualche pozione, piccoli intrugli, cose facili che ha imparato da Gabrina, altre invece le ricordava da sua nonna, per cerca di tenersi a distanza, non vuole essere coinvolta se poi dovr ripartire. Le paiono
passati mill'anni da quando  fuggita da Siena lasciando lo Spedale della Scala e i suoi gettatelli. Eppure non sono trascorsi che pochi mesi, il ciclo della luna si  ripetuto pi volte e ogni volta che l'ha vista piena e tonda, alta nel cielo, ha pregato di ritrovare il suo Klja. Ha sentito la presenza di babushka che la spingeva ad andare avanti. Ha atteso per paura, poi tutto si  compiuto secondo i piani. La luna l'ha guidata, infatti il fanciullo  vivo, in salute, sta imparando un'arte e le  sembrato felice della sua vita, quando pu si reca nel bosco e cammina, cammina. Cosa pu desiderare di pi una madre? Lusanna lo aspetta: quando vuole tornare a casa lo ricopre di baci e carezze, prepara mille prelibatezze, ma a Caterina, che gli ha dato la vita, non  permesso. Non pu. Deve restare in disparte. Allora perch non partire e andare via con Hans, perch tutta questa indecisione? Ancora qualche giorno e poi lui lascer definitivamente Firenze. Si sente triste, paralizzata da un blocco di ghiaccio che la copre e non si scioglie. Proprio non ce la fa a prendere una strada. Il ricordo di Niccol  ancora cos vivo, sebbene doloroso, molto doloroso.
Un giorno Ekaterina apre la porta e sulla soglia compare Lusanna, elegante e decisa come sempre. Senza chiedere permesso entra e si accomoda nella cucina. Guardandosi intorno domanda se sono sole.  venuta per parlare. L'altra annuisce e le siede di fronte abbassando gli occhi.  in apprensione per quello che avr da dirle, deve per forza ascoltare, non pu lasciarla l e cambiare stanza.
Trascorrono minuti di silenzio che appaiono infiniti, poi Lusanna comincia il discorso: Ieri Niccol  venuto da me. Appariva sconvolto, mi ha detto di averti incontrata fuori dalla porta San Donato ad Arezzo. Gli  sembrata un'apparizione; hai detto che sei un'amica, ma lui non ci ha creduto e hai confessato che sei sua madre. Non hai mantenuto la promessa, dunque! dice con voce adirata.
No, Lusanna. Lui lo sapeva, gi. Aveva letto le lettere a babushka che avevo lasciato e che hai conservato insieme alla medaglietta, me lo dicesti tu stessa. Come facevo a mentire a mio figlio? Ha capito subito e mi ha riconosciuta.
S, me lo ha detto. Ma tu perch sei andata a curiosare nella sua vita, perch volevi vederlo? Se gli avessi davvero voluto bene, ti saresti fatta da parte. Avresti rinunciato, per il bene suo e mio. Lo hai sconvolto, era bianco. Magro che parea el volto santo. Non volle nulla da mangiare delle prelibatezze che tenevo in serbo per il suo ritorno. Ora non vuole vedere nemmeno me, perch gli ho mentito, sai cosa mi ha detto? Donne e oche tienine poche e se n' andato sbattendo la porta. L'ho implorato, ho pianto, ma lui non ha voluto sentire ragioni e mi ha lasciata cos, in un lago di lacrime.
Io non ho pianto, quando mi ha detto che sua madre  morta per lui, e io sono colei che lo abbandon agli Innocenti e dunque non ho niente da reclamare. Sua madre  Lusanna che l'ha preso allo Spedale, allevato e cresciuto. Io non c'entro niente con voi, donna di malaffare, schiava. Aggiunge una nota dolorosa alle ultime parole e china di nuovo la testa.
S, anche a me lo ha ripetuto. Figlio di una schiava, ecco cosa sono. Nulla.
Non rimasi a spiegare delle tribolazioni della mia vita, che non era stata mia la colpa, che non potevo tenerlo con me... Sono andata via trafitta dal dolore e con
una pena che non cessa nemmeno di notte. Mi sveglio di soprassalto e lo vedo che mi rimprovera col dito puntato contro di me, mentre io fuggo fra gli alberi.
Cosa sei venuta a fare qui? Potevi andartene via col tuo Hans, prendere la nave per Napoli. La Fortuna ti ha arriso e tu le hai voltato le spalle, per cosa? Per sentirti dire queste parole da un ragazzo che non conosce la vita e ti odia, perch adesso lui ti odia sul serio.
Caterina ripensa alle parole di Francesco che si era sentito abbandonato dalla madre e odiava le donne per questo. Aveva provato a spiegargli che forse non era stata colpa della donna, qualcuno magari l'aveva costretta era povera, era malata. Ma non era riuscita a convincerlo. Odiato a sua volta dai fratelli che lo consideravano un bastardo e non capivano perch il padre avesse voluto riconoscerlo. Ogni cosa  di Dio fuorch le donne, ripeteva. E invece Gabrina dava un altro significato a quella frase e solo dopo aveva capito il vero senso di quelle parole. Gabrina, quanto aveva imparato da lei. Doveva esserle riconoscente eppure era andata via da Castiglion che Dio sol sa, rinunciando a diventare regina di Diana, per lui, per Hans, ma soprattutto per Klja. Ritrovarlo era la promessa che doveva mantenere. E adesso che l'ha ritrovato, lui non la vuole, la odia.
Puoi andartene subito, non restare qui, forse riuscir a riportarlo a me. Tu hai anche Hans, io ho solo lui e il ricordo doloroso di un uomo che mi ha ripudiata, schiaffeggiandomi davanti a tutti e che io continuo tuttavia ad amare e a sperare, un giorno, di riabbracciare. Usa un tono in cui si avverte la sincerit della sua preghiera
Ekaterina aveva invece trasformato quegli schiaffi in una forza che le aveva permesso di intraprendere nuove
strade, di fuggire, di lasciarsi il dolore alle spalle. Paura e Speranza, destini gemelli che tessono nell'ombra l'arazzo della vita in eterno. Aveva camminato sopra l'abisso in punta di piedi ed era arrivata in fondo davanti a quel fanciullo. E cosa aveva trovato dietro l'abisso? Prima tutto era confuso, come un drappo davanti al dipinto non ancora pronto. Ora il dipinto si era rivelato e a lei aveva procurato dolore e sofferenza. Come riuscire ad andare avanti, ripartire, tornare da Hans? Una nuova vita senza suo figlio e dimenticare di averlo incontrato, adesso, sarebbe troppo difficile. Come seppellire nel suo cuore quel volto amato?
Le due si osservano, una di fronte all'altra, attendono entrambe, come se qualcosa dovesse materializzarsi l a indicare la strada, ad aprire un varco nella rete, uno strappo nel velo. Minuti eterni, la clessidra fa scendere la sabbia nel vetro e nessuna osa parlare. Si sono dette tutto, adesso occorre agire, ma entrambe aspettano che sia l'altra.
Si apre la porta ed entra Griselda con l'aria di chi ha interrotto qualcosa di importante, ma non poteva farne a meno. Imbarazzata, si muove con lentezza e poi esordisce cos: Perdonatemi, non ho potuto fare a meno di ascoltarvi, le voci erano forti e sono rimasta fuori, aspettando che finiste di parlare. Poi il silenzio mi ha dato la forza di entrare e intromettermi, nessuna di voi sa esattamente cosa fare e allora io, che ho ascoltato tutto, forse posso aiutarvi. Sono una donna semplice, non so n leggere n scrivere, ma capisco l'animo delle persone e se mi permettete vi dir cosa penso. Poi deciderete, ma ascoltate quello che ho da dirvi.
Entrambe annuiscono e sembrano sollevate dall'arrivo di Griselda, soprattutto Ekaterina che cerca disperatamente un appiglio. Tutto  affastellato nella sua mente, Griselda le sta porgendo il filo che dovrebbe seguire per sbrogliare la matassa.
Sar madre, ho desiderato tanto un figliuolo e alla fine ci sono riuscita anche grazie a te. Certo, vorrei che restassi qui con me per il parto e alleviassi le sofferenze anche ad altre donne. So pure che Hans ti aspetta e tu vorresti andartene da qui perch Niccol t'ha scacciata e soffri per il rifiuto, io credo che il tempo sia la migliore medicina, e se la madre sapr attendere, il figlio si avviciner, come quegli animalini selvatici che hanno bisogno di assuefarsi per dare fiducia agli uomini. Non ho esperienza di figli, ma credo che le cose siano uguali per tutti, abbiamo bisogno di capire, di abituarci e accettare. Poi arriva anche il perdono, ma tu Caterina non ne hai bisogno. Lui per deve credere di perdonarti. Mi darebbe cuore se non fosse cos.
E Hans, che ne sar del suo amore, se rester qui? dice Lusanna, perentoria.
Hans aspetter a Napoli o torner da lei dopo, perch se l'amore  grande vince gli ostacoli e se  piccolo cede a ogni inciampo. Lusanna, non temere, ci sar amore abbastanza anche per te da parte di Niccol, dopo, non subito, per, anche tu attenderai.
Ekaterina pensa ad Hans. Sono rimasta ancora un po' con lui lasciando passare il tempo, quello che scorre lentamente. Babushka mi aveva detto tante volte che il tempo viene piano piano dalle steppe lontane con le sue carovane di cavalli mongoli e che non ha furia perch trasporta l'eternit. Ma  ancora pi bello quando ti viene raccontato, quando lo guardi sulla faccia di una vecchia come babushka. Le sembra di sentire le sue parole: Adesso posso andare contenta, ora non hai pi bisogno di me, sei stata brava a cavartela in questo lungo viaggio, abbi cura delle persone che ti amano. Resta l dove sei e aspetta che le cose si metteranno in bene fra un po'. Non crucciarti. Il tempo  la migliore medicina e Baba Jaga che custodisce le chiavi del tempo  stata sconfitta. Ma questa volta le parole sono nella sua testa e non vede n la grande quercia n la faccia solcata dalle rughe. Nel catino sulla tavola osserva un volto, lo avvicina alla luce e quel volto  il suo, una donna che ha lottato e deve solo aspettare. Ogni inciampo un passo pi lungo, ogni cosa a suo tempo.
Ho deciso. Rester.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Nota dell'autrice.
...
.
...
Questo romanzo, come  ovvio,  frutto di fantasia. La protagonista Ekaterina  una schiava e per questo motivo non ne troviamo traccia nelle fonti storiche e poche sono le annotazioni su altre donne che, con le loro esistenze determinate da altri e mai riconosciute, sono rimaste invisibili. Il tessuto  quello storico di Firenze e Siena negli anni precedenti al 1469 quando si celebr il matrimonio di Lorenzo il Magnifico. Sullo sfondo si muovono personaggi storici: a Siena il vescovo Bernardino degli Albizzeschi, proclamato santo gi nel 1450; e appunto Lorenzo dei Medici a Firenze, oltre ad altri personaggi poco noti come Gabrina degli Albeti. Su quest'ultima si  concentrato il mio sguardo e da l  partita l'idea del viaggio notturno in luoghi incantati fuori Siena.
Nel 1375 a Reggio Emilia una donna di nome Gabrina era stata portata in tribunale davanti al Vicario del Podest. Siamo ancora in anni lontani dalla pubblicazione del Malleus Maleficarum, opera che d inizio alla cosiddetta caccia alle streghe, ma Gabrina fu comunque accusata perch raccoglieva erbe e creava pozioni per alleviare le sofferenze umane e curare qualche malanno. Fu processata come fattucchiera perch secondo i giudici le erbe non potevano servire a nulla n tantomeno curare. Dunque le erbaiole venivano considerate streghe in quanto veri e propri medici del diavolo che dan da credere che quello che Dio non vuol fare, esse possono farlo con l'aiuto del Demonio, come scrisse Fra Filippo da Siena negli Assempri.
Negli anni di cui parlo la stregoneria non  ancora considerata un male da estirpare con tutti mezzi, ma a Siena Bernardino nelle sue prediche ha gi tuonato contro
incantatori e incantatrici, maliarde e streghe ( il primo a usare questo termine) che secondo lui allignano numerose nella sua citt provocando l'ira di Dio. Donne anziane, sole, straniere, prostitute, ribelli, malinconiche e guaritrici. Molte streghe erano semplicemente donne che avevano o mostravano indipendenza, donne coraggiose e di carattere, capaci di replicare e di difendersi, che dovevano essere presenti nel tessuto sociale, radicate e conosciute perch spesso fornivano gli unici rimedi alla sofferenza e aiutavano con le parole, le famose "formule magiche", a sopportare il dolore. Abituate da sempre a prendersi cura del prossimo e dei familiari, le donne praticavano una "magia positiva", frutto dell'esperienza e di conoscenze empiriche, che poteva per all'occorrenza tramutarsi in un'arte ritenuta diabolica. Tra le varie streghe italiane vorrei ricordare Matteuccia da Todi, una donna che procurava aborti e che per questo fu arsa viva il 20 marzo del 1428.
Purtroppo gli archivi dell'Inquisizione di Siena sono in parte andati distrutti, quindi non si trova molto materiale relativo ai processi per stregoneria, e altri documenti sono in fase di riordino o sono sparsi negli archivi romani.
Ho immaginato che Ekaterina, in quanto schiava fuggitiva, fosse entrata in contatto con il mondo segreto di quante erano ritenute streghe o fattucchiere e se ne fosse lasciata sedurre, continuando in quell'ambiente un percorso di crescita e consapevolezza di s e delle sue capacit o "doni", come amava chiamarli. Negli anni precedenti aveva fatto scelte importanti e vissuto esperienze forti di cui aveva fatto tesoro, diventando in questa seconda parte della vita custode consapevole di una sapienza antica e oscura, tramandata da donna a donna, da maestra a discipula. Ho fatto riferimento al mito della Grande Madre, di cui la Natura interpreta la forza creativa, detta anche la Signora delle Piante. Il suo simbolo  l'albero, essere vivente che come la donna muta forma, dal seme alla pianta, dal fiore al frutto, e anche il legno, la sostanza inanimata ma non morta che accompagna l'umanit nei momenti decisivi.
Dove  stato possibile mi sono attenuta ai dati storici, laddove mancavano informazioni ho usato l'immaginazione, cercando sempre di rimanere nell'ambito del verosimile. Ho spostato qualche data di pochi mesi tanto per far coincidere gli avvenimenti successivi alla notte di San Giovanni, quando si accendevano i fuochi e la Strega era pronta a danzare con le nuove figlie di Satana per farle volare sopra Siena, secondo una leggenda molto diffusa. Si parlava di un bambino, Nanni Ciancadiddio, che nel 1420 avrebbe visto un raduno di vecchie intente a ungersi di pomate e trasformarsi in barbagianni per volare alla volta di Benevento. Nel 1460 un giurista riferisce che il bambino avrebbe imitato le streghe e, dopo avere fatto uso di unguenti, avrebbe compiuto un volo sopra le crete senesi e la stessa piazza del Campo.
Siena, cos legata a Roma da interessi economici e politici,  patria di santi, ma rivela anche una tendenza all'eterodossia religiosa, alla ribellione politica e al dissenso culturale. Il connubio Diana - luna - fertilit - acqua  una presenza costante nella cultura senese. Recenti scavi hanno portato al ritrovamento di un pozzo sotto il Duomo dal quale veniva presa dell'acqua considerata utile per la maternit. La Diana non  del resto il fantomatico fiume sotterraneo della citt? Legami forti si osservano pertanto fra il culto di Diana e il culto della Madonna. Diana  associata alla figura di Iside da Sigismondo Tizio, storico erudito cinquecentesco che chiama le streghe La
compagnia di Diana, in epoca medievale le donne di Diana si riunivano intorno a una quercia alla quale veniva attaccato il ramo d'oro, identificato con il vischio. Soltanto uno schiavo fuggitivo, ricorda James Frazer nel suo Il ramo d'oro. Studio sulla magia e la religione, poteva spezzare un ramo della quercia sacra e prendere il posto del re sacerdote dopo averlo sconfitto in combattimento.
A Siena il tribunale dell'Inquisizione aveva sede nel convento di San Francesco e l'inquisizione era affidata ai frati Minori francescani che esercitavano il loro ufficio con l'aiuto dei civili. Le multe venivano divise fra il Comune di Siena, l'inquisitore e gli ufficiali che coadiuvavano il tribunale.
Tra i libri che ho consultato per la stesura del romanzo voglio citare: Siena Segreta. Ricerche antropologiche intorno ad antiche culture di Vinicio Serino; Siena e i figli del segreto incantesimo. Diavoli, streghe e inquisitori all'ombra del Mangia e Maghi, streghe e alchimisti a Siena e nel suo territorio (1458-1571) di Maria Assunta Ceppare e Ambrogio Lorenzetti e Siena nel suo tempo di Mario Ascheri. Non ne indico altri, che pure mi hanno guidata, ma voglio ricordare che le regole e consuetudini dell'Ospedale di Santa Maria della Scala a cui mi sono ispirata si trovano nello Statuto del 1305, riproposto ne La comunit ospedaliera di Santa Maria della Scala e il suo pi antico Statuto di Michele Pellegrini. Infine, il Tacuinum sanitatis di Bevagna, un prontuario medico del 14esimo secolo, tradotto in volgare dall'arabo, e Siena di pietra e d'anima di Luigi Oliveta si sono rivelati particolarmente utili per il mio lavoro.
...
.
...
FINE.